Il Mesolitico siciliano

Il Mesolitico o età "della pietra di mezzo" fiorisce sul finire della glaciazione di Würm e l'inizio dell'Olocene. L'uomo Mesolitico è cacciatore, pescatore e unisce alla sua sussistenza anche la raccolta di vegetali; esso lascia le prime tracce di industria litica con un considerevole carattere microlitico. L'uomo della "pietra di mezzo" è anche un artista, la sua arte ci viene testimoniata attraverso i graffiti rupestri nella Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo, nella Grotta dell'Addaura sul Monte Pellegrino a Palermo e nella Grotta di San Teodoro a San Fratello (Messina). A Termini Imerese il Riparo del Castello nella strada panoramica della Serpentina Paolo Balsamo e la Grotta Geraci nella Montagnola Rocca ebbero anche nel Mesolitico una continuità di frequentazione. I gruppi mesolitici siciliani parteciparono attivamente al grande processo di trasformazione che interessò a partire dalla fine del VII millennio, tutto il meridione d'Italia. Si assimilarono i nuovi modi di vita e il progressivo processo di sviluppo, permise loro di trasformare completamente il rapporto con l'ambiente abitativo dalla quale erano stati strettamente condizionati per migliaia di anni. La conseguenza di questa lenta evoluzione ha portato gli studiosi a dedurre che in Sicilia non vi sia stata una divisione netta tra Paleolitico e Mesolitico. Gli ultimi studi condotti hanno stabilito che nella nostra Isola si presentano presumibilmente due soli insediamenti tipicamente mesolitici: la grotta Corrugi di Pachino e il riparo sotto roccia della Sperlinga di San Basilio, in prossimità di Novara di Sicilia. La ceramica, rinvenuta in queste stazioni, fu di tipo stentinelliano, ossia il modello che contraddistinse il Neolitico in Sicilia.