La Sicilia nel Paleolitico

Con il termine Preistoria si indica quel lungo periodo vissuto dall'Uomo, privo d'ogni testimonianza scritta sulla propria condizione di vita. Le uniche prove documentabili di questi esseri umani, vissuti in un ambiente, contrassegnato da una notevole variabilità climatica, ci pervengono solamente attraverso i notevoli reperti, paleontologici e paletnologici rinvenuti. I geologi sono d'accordo nell'affermare che la Terra sia passata per cinque grandi Ere e nell'ultima, la Quaternaria, abbia avuto inizio la comparsa dell'Uomo. La preistoria si divide in: Paleolitico, Mesolitico, Neolitico, Eneolitico e in Età dei Metalli, quest'ultima, suddivisa a sua volta in età del Rame, del Bronzo e del Ferro Le prime tracce d'uomo primitivo in Sicilia risalgono al Paleolitico superiore, questa datazione tramandataci dagli archeologi già dal secolo scorso sembra essere superata da quando alcuni studiosi, negli ultimi decenni, hanno identificato e classificato, restando nell'attesa di una conferma definitiva da parte della comunità scientifica, diversi reperti paletnologici riconducibili al Paleolitico medio ed inferiore. Nel secolo scorso a richiamare l'attenzione degli studiosi furono in un primo momento i numerosi antri del litorale messinese, palermitano e trapanese, i notevoli rinvenimenti di sepolture, i resti scheletrici e i consistenti reperti litici. Le indagini archeologiche furono iniziate nel 1859 dal naturalista inglese Henry Falconer. Seguirono le esplorazioni del barone Francesco Anca nel 1860, le ricerche del naturalista Gaetano Giorgio Gemmellaro nel 1866, gli studi dei termitani: il sacerdote Carmelo Palumbo nel 1871, il prof. Saverio Ciofalo nel 1876 e del paletnologo Giuseppe Patiri nel 1902. Agli studi di altri esimi ricercatori si congiunse il merito di acquisire un primo rapporto unitario sui rinvenimenti preistorici, attraverso le analisi del barone Von Adrian nel 1878. Ma è con Paolo Orsi, inviato a Siracusa nel 1888 come collaboratore dell'ingegner Cavallari, che vi sovrintendeva il museo, che s'iniziano le esplorazioni archeologiche sistematiche nei principali siti antropologici e paleontologici: lavori di scavo che termineranno nel 1934. In quest'arco di tempo furono riesaminate le prime stazioni scoperte lungo la costa fra Termini Imerese, Trapani e Favignana, proprio a Termini Imerese furono individuate: il Riparo del Castello, la Grotta Di Novo e la Grotta Geraci. Successivamente fu identificato un altro gruppo di stazioni; sempre risalenti al Paleolitico superiore, distribuite nella Sicilia Sud-Orientale, tra Siracusa e Marina di Ragusa. Le scoperte e gli studi preistorici proseguirono ancora, arricchendo e perfezionando i lavori precedenti dell'Orsi. Il merito principale di questa compiutezza fu assegnato al Soprintendente Luigi Bernabò Brea che consentì attraverso i suoi approfondimenti archeologici svoltisi a Lipari nel 1950, di poter stabilire una prima cronologia rigorosa delle varie età della preistoria siciliana, in parte ancor oggi valida. Il 1952 è un anno molto importante per l'archeologia preistorica siciliana; la ricercatrice Jole Marconi Bovio rinvenne sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino a Palermo, la grotta dell'Addaura, con i suoi splendidi graffiti. Le incisioni, raffiguranti animali e figure antropomorfe: verosimilmente delle scene di iniziazione e di danza rituale, costituiscono un unicum di quanto fino ad oggi conosciamo sull'arte dell'antica età della pietra. A questa scoperta se ne aggiungeranno altre: la grotta Niscemi, posta sull'altro versante del monte Pellegrino e gli interessanti graffiti rinvenuti nella grotta dei Genovesi, nelle Isole Egadi nonché nelle Grotte dei Puntali e della Za' Minica, nel territorio di Carini; anche in questi antri, i disegni rinvenuti, raffiguranti animali e figure umane contribuiscono ancora una volta ad includere nel grande panorama dell'arte rupestre un'altra interessante espressione di naturalezza e valore artistico, mostrando così l'ingegno e l'incredibile capacità creativa dell'uomo primordiale.