IL PROCURATORE TERESI: ′LA MAFIA ABUSA ANCORA DI QUESTO TERRITORIO′
- Madonie,
- Speciali,
- Giuseppe Spallino
Il 27 maggio, nella sala delle capriate di Castelbuono, si è tenuta una conferenza dal titolo "La Sicilia tra legalità e sviluppo", curata dal dott. Vittorio Teresi,
procuratore aggiunto della Dda di Palermo con delega alle indagini sulla mafia del comprensorio Termini Cefalù Madonie. Lo abbiamo intervistato. VEDI FILMATO
Dott. Vittorio Teresi, procuratore aggiunto della Dda di Palermo, lei ha iniziato la sua carriera in magistratura alla Procura di Termini Imerese, conosce bene il
nostro territorio, tra le indagini che ha fatto si ricorda il racket dei neonati nel 1984 nell'ospedale di Termini. Recentemente ha condotto l'operazione "Camaleonte
2", che ha troncato i vertici mafiosi di Trabia, Caccamo e Termini Imerese. La situazione dagli anni '80 ad oggi come è cambiata? La presenza mafiosa nel nostro
territorio è ancora densa?
Assolutamente sì. In questo territorio non c'è mai stata una presenza rumorosa perché era necessario mantenere basso il profilo, perché questa è stata sempre terra
di investimenti e di latitanti. Non a caso lo stesso Falcone ricordava che Caccamo era un territorio particolarmente interessante, lo definiva "la Svizzera di Cosa
Nostra". Ed è così! Un territorio che serve da investimento economico, che serve da rifugio di latitanti, non può essere un territorio dove succedono fatti
eclatanti. Uno dei primi beni confiscati alla mafia, non dimentichiamocelo, è il fondo Verbumcaudo, che si estende tutto sulle Madonie, dove tra l'altro c'è una
storia molto interessante che si è chiusa da poco e per fortuna ha registrato la nostra vittoria. La presenza della mafia non si è mai interrotta. L'operazione
"Camaleonte 2", recentemente effettuata dalla Dda di Palermo, dimostra che quando cade uno dei vertici della "famiglia" o del "mandamento", viene immediatamente
rimpiazzato, e con lui tutto l'ordine dell'organizzazione, che si adegua e si mette in fila. Le pressioni estortive sul territorio, sulle principali, poche debbo
dire, asfittiche attività economiche, sono sempre presenti, e quindi questo contribuisce a impoverire un territorio che dovrebbe invece conoscere una grande
floridezza economica.
Per quanto riguarda le Madonie, il vecchio capomafia Peppino Farinella riteneva disonorevole far pagare il "pizzo" ai commercianti. Ora che questa attività illecita
è quasi obbligatoria per le cosche mafiose, secondo lei c'è qualcuno che paga la cosiddetta "messa a posto" ai mafiosi?
Sì, credo che sia molto diffuso. Io non ho mai creduto a questa leggenda di Farinella uomo tenero che non vuole far pagare il "pizzo" ai commercianti. Il problema è
che lui aveva talmente altre tante fonti da cui ricavare i soldi del racket, che non aveva bisogno di rivolgersi ai commercianti. Io detesto le raffigurazioni della
mafia o dei mafiosi buoni e compresivi. Ripeto, Farinella non faceva pagare il "pizzo" ai commercianti perché aveva tanti altri imprenditori più floridi
economicamente che gli potevano dare quel contributo, che non aveva bisogno quindi di chiedere alla povera gente.
Ultima domanda. L'ultimo omicidio "eccellente" risale a qualche anno fa: l'assassinio del sindacalista di Caccamo Mico Geraci. Il collaboratore di giustizia Giuffrè
ha detto che era l'unico consigliere comunale "non avvicinabile". A che punto sono le indagini? Rimane ancora un mistero?
L'unica cosa che posso dire è confermare quanto ha indicato già il collaboratore Giuffrè. Mico Geraci è una vera vittima della mafia. Certamente non è una vittima di
quella condizione di compresenza tra mafia e antimafia. Geraci era veramente un convinto antimafioso. Probabilmente per questo è morto.