FIAT - STORIE DAL SUD, VITA DA OPERAI A TERMINI E POMIGLIANO

"Fiat prima voleva dire stabilita′ e sicurezza occupazionale e nel nostro territorio rappresentava il futuro. L′illusione della mia generazione era quella di lavorare in Fiat per assicurare un futuro a noi e ai nostri figli, cosi′ com′era stato per mio padre, operaio Fiat fino al ′92. Oggi lavorare in Fiat vuol dire accettare che l′unica certezza del proprio futuro sia quella di non avere certezze". Francesco Cirlincione, 38 anni, dal ′97 dipendente della Lear Corporation e nell′indotto Fiat dal ′94, e′ uno dei volti operai dello stabilimento di Termini Imerese intervenuti nel pomeriggio alla tavola rotonda che si e′ svolta all′Istituto Arrupe di Palermo su "Termini e Pomigliano: storie del sud che si incontrano. Costruire sapere a partire dal sapere di ciascuno". Nel corso del laboratorio, organizzato dall′Istituto Arrupe, dal "Centro Studi - Opera don Calabria", dall′Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, dalla Caritas diocesana e dalla Federazione Internazionale Citta′ Sociale di Napoli, le tute blu di Pomigliano e di Termini Imerese hanno narrato la "loro Fiat", cosi′ come la vivono da dentro, parlando di un sogno tutto italiano che si e′ infranto. Storie di cassintegrati come Cirlincione, padre di due figli, di 14 e 9 anni, e come i 162 operai della ditta che produce rivestimenti per sedili per la fabbrica del Lingotto. La famiglia di Cirlincione vive, da generazioni, del lavoro che le ha garantito la Fiat, prima il padre, poi anche il fratello, attualmente tra i 1500 operai di Ternini. "Dal 2002 - ha proseguito Cirlincione - non riusciamo a fare un mese intero di lavoro: alterniamo 2 settimane di lavoro a 2 di cassa integrazione, esattamente come gli operai Fiat. Cio′ si traduce in 400 euro in meno al mese: vado avanti in media con 600 euro con cui bisogna pagare le 400 euro d′affitto, le bollette e mantenere i figli. Per il nostro stabilimento, poi, e′ ancora piu′ pesante perche′ l′eta′ media e′ di 38 - 40 anni: siamo tutti giovani che si stavano creando un futuro mettendo su casa". La Fiat lascera′ il sito siciliano a fine anno e tra i lavoratori serpeggia "molta preoccupazione", nonostante l′accordo di programma per la riconversione del polo industriale firmato da Stato, Regione e sindacati. "Ho partecipato ad alcune riunioni - ha detto l′operaio - e sulla carta sembrano proposte valide (si parla di un investimento di circa un miliardo di euro, di cui 450 milioni di euro pubblici, e di un aumento dell′occupazione da 1500 a circa 3300 unita′) ma nei fatti lasciano a desiderare perche′ non forniscono garanzie occupazionali concrete. Siamo molto preoccupati anche perche′ vediamo che i Governi regionale e nazionale sono del tutto assenti. Per avere un incontro dobbiamo inscenare manifestazioni o bloccare l′autostrada creando disagi. Alle istituzioni chiediamo che si impegnino di piu′ perche′ queste proposte presentate dai privati vengano realizzate con delle garanzie per il futuro degli operai".

Termini Imerese come Pomigliano. A dar voce alle tute blu della fabbrica campana, Antonio Di Luca, nella catena di montaggio dall′89, responsabile del Dipartimento Lavoro della Federazione Internazionale Citta′ Sociale Napoli e autore del libro "Da Pomigliano a Mirafiori. Fiat: una storia italiana". "Il libro - ha spiegato - nasce come risposta ad una sorta di indignazione scaturita da un battage mediatico vergognoso e senza precedenti, fatto sistematicamente su Pomigliano, e prima su Termini, e basato su quella retorica che lo stabilimento era meno produttivo rispetto agli altri. Si e′ trattato di una tecnica fondamentale per cambiare il paradigma delle relazioni industriali di questo Paese per i prossimi 40 anni e per abbandonare il contratto nazionale di lavoro a favore di quello individuale. Marchionne viene prospettato come l′eroe dei due mondi, sotto il profilo finanziario forse, ma sotto quello manifatturiero e produttivo e′ solo un uomo che ha messo sul mercato solo una o due vetture contro i 71 modelli che annunciati dalla Volskwagen per i prossimi 5 anni e contro i 41 miliardi reali. Io mi sento ancora (e 9 decreti mi hanno dato ragione) un dipendente Fiat dello stabilimento Giovan Battista Vico perche′ io rispondo al Cnl del 2008, e rimane quello l′unico contratto vero di lavoro perche′ e′ anche l′unico firmato da tutti i lavoratori, da Federmeccanica, da Cgil, Cisl e Uil". Di Luca, che e′ anche nel direttivo provinciale della Fiom Cgil, e′ stato tra quanti hanno votato "no" al referendum per l′applicazione, con l′avvio del piano Fabbrica Italia, del nuovo contratto aziendale, anziche′ quello nazionale. "All′interno della Cgil c′e′ stato un grande dibattito com′e′ giusto che ci sia, fermo restando che ci siamo espressi in maniera netta. Per noi era un ricatto e davanti ai ricatti, non possiamo firmare". Per Di Luca a Pomigliano non si tratta di un trasferimento d′impresa: "e′ sempre lo stesso stabilimento, lo stesso parcheggio, la stessa produzione - ha concluso - quindi perche′ dire che e′ un′altra azienda?". (agi)