Presente e futuro delle aree protette siciliane

Giovedì 12 maggio prossimo, alle ore 9.00, nell'Aula Magna "G.P. Ballatore" della Facoltà di Agraria è in programma un seminario sulle aree protette della Sicilia. Nell'isola sono adesso presenti cinque Parchi regionali, (Etna, Madonie, Nebrodi, Alcantara e Monti Sicani) in cui sono messi a tutela 185.824 ettari, pari al 7,2% del territorio della regione, a queste si aggiungono 78 riserve naturali per una superficie poco superiore agli 85.000 ettari pari al 3,3% del territorio siciliano.
L'iniziativa, realizzata nell'ambito del programma dell'Università degli Studi di Palermo per la promozione delle attività culturali e sociali degli studenti (Legge 429/85), ha lo scopo di analizzare quanto fino ad oggi è stato fatto nelle aree protette dell'isola, dopo la loro istituzione con la legge regionale n. 98 del 1981, e studiare le proposte per il futuro esaminando, possibilmente, le future implicazioni delle nuove leggi di riforma che sembrano intravedersi all'orizzonte.
Al congresso interverranno il prof G. Barbera che analizzerà le peculiarità dei paesaggi siciliani e delle aree naturali protette; il Prof. B. Massa invece parlerà del ruolo delle aree protette nella conservazione della fauna in Sicilia, mentre il Dott. T. La Mantia illustrerà le peculiarità degli Ecosistemi forestali e delle aree protette. Il Prof. A. Hoffmann affronterà il tema delle politiche forestali e argomenterà sulla protezione ambientale in Sicilia, infine il Dott. Roberto Cibella, del Corpo Forestale Regionale informerà i presenti sulle nuove tecnologie a servizio del patrimonio forestale Siciliano: il SIF.
L'auspicio, soprattutto per chi vive nelle aree protette, è che insieme alle politiche di tutela del territorio per la difesa d'inestimabili patrimoni naturali, siano affrontate anche le questioni che si riferiscono alle emergenze economiche dei territori sottoposti a tutela. È importante che siano discusse le problematiche della popolazione che vi risiede e le politiche di rilancio dei territori sottoposti a tutela, altrimenti, ai prossimi meeting si dovrà parlare di abbandono delle aree protette e delle politiche di ripopolamento dell'uomo, di cui c'è già l'esigenza! Ma probabilmente non sarà questa la sede migliore per affrontare tale tema, però è certamente il luogo opportuno per discutere sull'abnorme diffusione dei suidi in molte aree di Parco, come ad esempio sulle Madonie, dove questa specie onnivora sta devastando ecosistemi fragili che rischiano di alterarsi in maniera irreversibile. Per non parlare dei danni arrecati alle piccole attività agricole che, seppure prevalentemente hobbistiche, rischiano di scomparire determinando una grossa perdita, anche come presidio e custodia di un'area protetta che, altrimenti, si troverebbe in maggior misura esposta ai rischi incendio.
Avendo ben chiaro il presente, e tra le tante cose anche i suddetti concetti, con l'attuale stato delle emergenze, si può affrontare con un occhio più critico il percorso da intraprendere per il futuro delle aree protette siciliane.
Alessandro Macaluso