Il mare intorno alla Sicilia rischia di diventare un enorme e mostruoso campo di trivellazioni
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Ambiente: "Il mare intorno alla Sicilia rischia di diventare un enorme e mostruoso campo di trivellazioni". Interrogazione dei Parlamentari Vinciullo, Pogliese, Buzzanca, Caputo e Falcone (PdL).
"Il mare intorno alla Sicilia rischia di diventare un enorme e mostruoso campo di trivellazioni".
L'hanno denunciato in un'interrogazione, al Presidente della Regione e all'Assessore del Territorio e Ambiente, i Parlamentari regionali del Popolo della Libertà, Onorevoli Vinciullo (primo firmatario), Pogliese, Buzzanca, Caputo e Falcone.
"Dopo il disastro ecologico della Piattaforma Deepwater, che nell'aprile del 2010 versò milioni di barili di petrolio nelle acque del Golfo del Messico,- si legge nell'interrogazione - numerose furono le iniziative portate avanti da Organizzazioni, Associazioni e singoli cittadini per salvaguardare le coste siciliane da catastrofi simili. Anche il Ministero dello Sviluppo Economico si era mosso in questa direzione respingendo una richiesta di una Società petrolifera per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane e il Governo regionale, con propria nota inviata al Governo nazionale, aveva dichiarato ‘la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi nel Mare Mediterraneo nelle vicinanze della Sicilia'.
Nonostante queste nette prese di posizione, la Società ‘Transunion Italia' ha già iniziato i sondaggi dei fondali nelle acque antistanti al Comune di Pozzallo, mentre la Società ‘Audax', la prossima estate, comincerà le trivellazioni a tredici miglia da Pantelleria e la ‘Shell', addirittura, ha già previsto di potere estrarre oltre 150 mila barili di petrolio al giorno grazie alle sue piattaforme che dovrebbero iniziare a perforare di fronte le nostre spiagge.
A queste Società estrattive occorre aggiungerne almeno altre 100, tante quanti sono i permessi di ricerca di idrocarburi richiesti o vigenti nel Mediterraneo".
"A prescindere dall'insormontabile problema ecologico, - hanno spiegato i Parlamentari - le stesse royalty chieste dall'Italia alle società estrattive sono fonti di vergognose speculazioni. Il 4% richiesto dal nostro Paese è una percentuale ridicola, da teatro comico, rispetto a quanto le società petrolifere sono costrette a versare ad altri Paesi che "ospitano" le loro piattaforme: l'85% alla Libia e all'Indonesia, l'80% alla Russia e Norvegia, il 60% all'Alaska e il 50 % al Canada e, come se tutto ciò non fosse sufficiente, a dimostrare l'antieconomicità, per il nostro Paese, delle concessioni alle trivellazioni, occorre aggiungere che siamo l'unico Stato al mondo a concedere una franchigia di 150.000 barili all'anno alle società estrattive".
"Poiché - hanno concluso i Parlamentari - è diritto-dovere della politica tutelare il territorio che si governa, è diritto-dovere della politica impedire, che interessi economici prendano il sopravvento sulla logica e sul buonsenso, occorre disporre una verifica sulle concessioni rilasciate, o in itinere, a tutte le Società petrolifere che intendono operare nel "Mare Nostrum" e intervenire, presso il Governo nazionale, per impedire, con apposita legge, le trivellazioni nelle acque siciliane senza limiti di miglia".