DOMENICA DELLE PALME, L'ANTICO RITO DI ′IRI A PIGGHIARI A PACI′

Tra le tante feste e antiche tradizioni religiose, che caratterizzano ed animano il Popolo di Geraci Siculo, particolare interesse riveste, per le suggestioni, il fascino e la commozione che riescono a creare in chi vi assiste, il plurisecolare rito penitenziale "di pietà popolare" "di iri a pigghiari a paci" (la presa della pace alla Croce di Cristo) a inizio di Settimana Santa, celebrato nel primo pomeriggio della domenica delle Palme, di cui sino a oggi nulla si è scritto.
Questo rito di pietà popolare, vissuto intensamente dalle sette confraternite, è da annoverare, senza ombra di dubbio, tra le tradizioni della Settimana Santa gerecese non ancora documentate; si tratta di un'antica tradizione nella quale il Popolo di Geraci riscopre e rivive intensamente la sua identità spirituale e culturale.
La celebrazione non liturgica del rito della "presa della pace" (pigghiari a paci) inizia nel primo pomeriggio della Domenica delle Palme con le processioni delle confraternite che si snodano dalle loro chiese di appartenenza per andare verso la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore: i cortei dei confrati mostrano, nel loro incedere solenne al canto mesto del "Miserere", i loro pregevoli stendardi, le loro artistiche Croci e le loro particolari insegne rappresentative del Santo cui appartengono - (Confraternite della Parrocchia di Geraci Siculo attive nel 2011: San Francesco d' Assisi, la più antica di fondazione cinquecentesca; San Bartolomeo Apostolo, patrono della Città; San Giacomo Apostolo, protettore della Città; SS. Sacramento - Oratorio; Santa Maria La Porta o della Madonna; Santo Stefano protomartire; Maria SS. Annunziata, di nuova istituzione) - .
In tal modo, le sette confraternite geracesi nelle prime ore del pomeriggio della domenica delle Palme si riuniscono nelle loro chiese e, in corteo, dopo un breve percorso processionale e fortemente penitenziale, fanno il loro ingresso in Chiesa Madre, già ricolma di fedeli, ed occupano, secondo un ordine prestabilito, i banchi della navata centrale. E' importante al riguardo sottolineare che i confrati, in tutti i tempi di questo rito, portano una corona di spine sul capo, oltre l'abitino tradizionale del colore della confraternita di appartenenza.
Al loro solenne ingresso, un sacro silenzio pervade tutto l'edificio sacro del Duomo di Santa Maria Maggiore, interrotto ad un tratto dallo squillo della campanella, che introduce l'Arciprete con i ministranti, recanti un Crocefisso in processione silenziosa dalla navata laterale sinistra, propria della sagrestia, all'altare maggiore. Il Crocefisso viene, così, deposto su dei cuscini nella gradinata dell'altare e dopo una preghiera iniziale, l'incensazione del Crocefisso e la lettura della Parola, il Parroco Arciprete presenta al popolo, assiepato in chiesa, un pensiero spirituale sulla Passione di Gesù.
Conclusa questa prima parte della particolare celebrazione, al canto dello "Stabat Mater dolorosa" e di altri canti di passione ha inizio, così, l' antico rito di pietà popolare di "iri a pigghiari a paci" (andare a prendere la pace).
E' questo il momento solenne in cui tutti i confrati col capo coronato di spine, per ordine di confraternita, uno ad uno, si recano, camminando in ginocchio sul corridoio della navata centrale della Chiesa e battendosi le spalle con un cilicio o cordicella, fino ad arrivare al Crocefisso, che, proni, baciano con profonda devozione ed adorazione.

In realtà, siamo di fronte a una particolare "adorazione della Croce", non liturgica, ma squisitamente di pietà popolare; per altro, il significato profondo di questa gestualità penitenziale paraliturgica popolare è rintracciabile nel gesto di sottoporsi a una penitenza corporale, i cui segni visibili sono, appunto, l'aver il capo coronato di spine, il camminamento in ginocchio e il battersi le spalle col cilicio.
Questi segni particolari di questo rito popolare penitenziale della "presa della pace" dei confrati geracesi, in ultima istanza, sono mirati a chiedere a Gesù crocefisso "la pace"; "pace" che meglio si configura come doloroso gesto di contrizione e, al tempo stesso, di richiesta del perdono dei propri peccati. Siamo, quindi, in presenza di un rito di tipica pietà popolare, vissuto con pathos religioso, secondo i canoni della "propiziazione divina", per ottenere il condono delle colpe, attraverso un esercizio di vera e propria penitenza corporale, rappresentata con eloquenti segni e gesti simbolici, collegati alla Passione di Cristo.
Questa sacra gestualità penitenziale, vissuta intensamente e in prima persona dalle confraternite di Geraci, oltre a destare grande commozione e apprezzabile spirito di pietà in tutto il Popolo devoto, riveste la preziosità di un "unicum" in Sicilia e forse anche nel mondo delle tradizioni popolari cattoliche, in quanto da altri luoghi, sino a oggi, non ci è ancora pervenuta nota di altre simili celebrazioni di pietà popolare nel giorno della domenica delle Palme.

Conserviamo, allora, gelosamente queste magnifiche tradizioni di genuina pietà popolare dei geracesi, nella viva consapevolezza che costituiscono la memoria di fede, di cultura e di civiltà di un Popolo "assai spirituale", custode geloso della propria identità.

Vincenzo Piccione d'Avola - geracinews