Verbuncaudo, ′soli con un fiammifero acceso in mano′
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Niente è peggio della malaburocrazia nella gestione dei beni confiscati, soprattutto quando essa coincide con gli interessi della mafia. L'affermazione si trova in un atto ispettivo, il 3-01424, pubblicato il 15 luglio dell'anno scorso, della seduta numero 406 del Senato della Repubblica. I firmatari, Giuseppe Lumia e Costantino Garraffa, parlavano di un feudo, "Verbuncaudo", sito in Sicilia, a Polizzi Generosa. Una storia conrtorta, che è lungi dall'essere conclusa con esito positivo.
"Alla luce di quanto si è verificato in questi giorni - dichiara a BlogSicilia Vincenzo Liarda - per Verbuncaudo ancora maggiore determinazione dello Stato e, soprattutto, una risposta importante del territorio".
"Una piccola cittadina delle Madonie, dove, nel lontano 1987, grazie all'operato di Giovanni Falcone è stato sequestrato il feudo del boss mafioso Michele Greco (detto "il papa"), che è riuscito ad ottenerne la proprietà dopo un controverso processo di spoliazione dei beni a danno del conte Salvatore Tagliavia".
Un appezzamento di terreno, esteso 150 ettari, dedito ad uliveto e seminativo, su cui insistono diversi antichi caseggiati. Un bene il cui valore veniva stimato, all'atto del sequestro, in 2,5 miliardi di lire. Il feudo passerà dapprima all'Arma dei carabinieri "per finalità addestrative"; poi il comune di Polizzi ne fa richiesta per la realizzazione di attività sociali e produttive e l'Arma rinuncia al bene.
E' il 21 dicembre del 2007, quando, alla fine di un lunghissimo e complesso iter, il feudo viene assegnato al Comune, che decide di affidarlo alla cooperativa Placido Rizzotto, dell'associazione Libera. Sul feudo, però, grava un'ipoteca a suo tempo sottoscritta dallo stesso Michele Greco che sfocia in un altro procedimento giudiziario in sede civile, dopo che quello in sede penale si era concluso in seguito ad un lunghissimo iter.
Il magistrato dell'esecuzione del Tribunale di Termini Imerese blocca di fatto l'assegnazione alla cooperativa Placido Rizzotto, avviando un percorso che porta alla vendita del feudo tramite un'asta pubblica. Nel frattempo, decide di assegnarne la gestione, a titolo gratuito, ai proprietari dei terreni confinanti, i fratelli Battaglia, i quali da sempre hanno condotto, di fatto, il feudo. Comincia così un iter burocratico complicatissimo in cui sono coinvolti Comune, creditori (Banco di Sicilia e società a cui viene ceduto il credito), Tribunale, Prefettura, curatore giudiziario eccetera.
Il 26 marzo 2009, nel Comune di Polizzi Generosa si istituisce una Commissione consiliare di indagine per l'esame delle problematiche del feudo "Verbuncaudo". Recita la relazione: "I lavori giungono all'approvazione di un'obiettiva e circostanziata relazione finale in cui si denunciano le rigidità di un sistema burocratico che nei fatti ostacola lo spirito della legge sul riuso sociale e produttivo dei beni confiscati e si pone in alternativa alla vendita del bene e al suo utilizzo favorevole agli interessi delle organizzazioni mafiose".
E' a questo punto, però, che la mafia lancia pesanti avvertimenti. Nel mirino c'è Vincenzo Liarda, un sindacalista della Cgil che si impegna in un territorio con scarsi livelli occupazionali per l'assegnazione sociale e la destinazione produttiva del bene. La prima intimidazione è del 26 aprile 2010. E' una lettera minatoria e la foto di due proiettili. Qualche giorno dopo, il 7 maggio 2010, l'amministrazione convoca un Consiglio comunale straordinario in seduta aperta al quale partecipano diversi rappresentanti istituzionali regionali e nazionali.
È in quella occasione che Giuseppe Lumia prende la parola e sfida, con nomi e cognomi, i boss dicendo loro che "lo Stato vincerà la battaglia per la gestione del feudo". In particolare, sottolinea il ruolo della mafia. Riferisce che "il bene cade nella zona di Valledolmo, dove domina la famiglia mafiosa dei Privitera legata alla potentissima consorteria mafiosa dei Madonia di Vallelunga". Il 10 maggio 2010, sempre a Vincenzo Liarda, viene recapitata un'altra missiva, ancora più pesante, che contiene polvere da sparo e il seguente messaggio: "Allora non capisce. Ultimo avvertimento. Dato che della sua bella famiglia non ci interessa il contenuto lo divide con il suo amico Lumia. Bravi". Si susseguono altre iniziative e un altro pesante avvertimento sempre nei confronti di Liarda in cui si torna a fare riferimento anche al senatore Lumia. In particolare, spicca la manifestazione sindacale della Cgil, organizzata direttamente nel feudo con rappresentanti della politica, delle istituzioni e di una folta rappresentanza di lavoratori siciliani e di dirigenti nazionali. Il 29 agosto a Vincenzo Liarda vengono tagliati nove alberi presso la sua proprietà, a pochi chilometri da Polizzi. Dopo pochi giorni, è il 3 settembre, a Liarda viene assegnata la scorta. Il 16 novembre un'altra lettera minatoria viene recapitata alla Flai Cgil: vi si citano, come al solito Liarda e Lumia. Nove giorni dopo un'altra busta, col medesimo contenuto, viene recapitata a casa del sindacalista.
Fatti che portano la vicenda del feudo Verbuncaudo al centro del dibattito sulla necessità di rivedere i provvedimenti e le leggi che regolamentano i beni confiscati e la loro assegnazione. Non c'è infatti solo Verbumcaudo. Nei 22 comuni delle Alte e Basse Madonie sono 66 i beni confiscati alla mafia.
La battaglia per Verbuncaudo ha vissuto un altro momento cruciale il 6 dicembre, quando, con un provvedimento, l'Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie ha revocato il provvedimento di assegnazione numero 49046 del 21 dicembre di tre anni prima al comune di Polizzi Generosa da parte dell'agenzia del Demanio. Il 3 marzo, il prefetto Mario Morcone, direttore dell'agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, dopo una lunga trattativa ha chiuso la transazione con la banca Unicredit con la somma di 440.000 euro sulla famigerata ipoteca accesa nei primi anni Ottanta da Michele Greco per 373.000,00 euro circa (un'ipoteca lievitata a circa 2.400.000 euro), liberando il bene.
Già il 22 maggio scorso, a seguito delle reiterate minacce a Liarda e a Lumia, 22 comuni delle alte e basse Madonie ivi compresa la Provincia Regionale di Palermo, i sindaci hanno siglato un protocollo d'intesa per la costituzione di un consorzio denominato "Consorzio Madonita per la legalità e lo sviluppo". Fra l'altro, condiviso e voluto anche dalla Prefettura di Palermo. Ad oggi, però, risulta che l'adesione al consorzio è avvenuta solo da parte del Comune di Polizzi Generosa.
Una interessante ipotesi di business plan sul fondo Verbuncaudo è emersa il 4 marzo nell'ambito di un convegno a Palermo sui beni confiscati: il prefetto Morcone, in quell'occasione, ha proposto che sia l'Università di Palermo a gestire il bene.
"Ma fino ad oggi Verbumcaudo non è stato affidato, quindi per il feudo non c'è ancora il riutilizzo sociale da noi auspicato. Non sottovalutiamo, poi, che il Prefetto Mario Morcone si è candidato a sindaco di Napoli: speriamo che il suo successore avrà la sua stessa determinazione. Per non parlare, poi, della revoca della mia scorta. Tutti fatti che mi fanno pensare di essere rimasto solo con il fiammifero acceso in mano in un territorio piccolo e molto difficile".
Fonte: palermo.blogsicilia.it