Sculture con chiodi di rabbia e di passione

A Palermo le singolari opere di Enzo Rinaldi che ′trafiggono′

Chiodi come ossessione, forza, rabbia, dolore e poesia. Chiodi e legni come fatalità, memoria e presente. Ma sopratutto come materia prima che diventa opera d′arte. Così Enzo Rinaldi, una singolare figura di artigiano-scultore alla sua prima vera mostra, esplode a Palermo alla galleria Corimbo con le sue opere unite dal titolo ′Comechiodipiantati′ esposte fino al 9 aprile.

Una ventina di creazioni di outsiderart dedicate ad una donna che lo ha abbandonato ed impaginate con i titoli suggestivi di un noir dalle mille piste. Una mostra che "trafigge", imponendo Rinaldi all′attenzione di pubblico e critica come uno degli artisti "emergenti" in grado di trovare nuove forme di espressione. "Ero bambino ed ero molto povero - racconta Rinaldi -, alla chiusura dei mercati tra le stradine di Petralia Soprana raccattavo di tutto, scatole, cartoncini, legni, ferri e lì inventavo il mio mondo. Disegni, creazioni, oggetti per dare vita alla mia vita".

Rinaldi non può frequentare una scuola d′arte, deve lavorare ed arrangiarsi. I suoi quattro fratelli, figli non riconosciuti di un barbiere del paese, sono tutti emigrati, lui e la sua mamma devono campare. E sulle Madonie è dura, o sai fare o te l′inventi o te ne vai. Ed eccolo cameriere, muratore, carpentiere. Con la testa a creare per raccontare e raccontarsi. Autodidatta, si dedica alla fotografia e le sue immagini sono così trascinanti da andare in mostra a Bologna grazie all′amico attore Antonio Albanese, madonita di origini. Ma anche nel design di oggetti ed interni c′é una vena unica e passionale che incanta chi lo conosce e lo ricerca. Come è stato per alcune scenografie per le Orestiadi di Gibellina.

Da qualche anno Rinaldi si è costruito un suo covo-laboratorio tra le montagne del Parco delle Madonie. Non esce quasi mai, lì convive con i suoi materiali, i suoi fantasmi e la sua creatività. ′Comechiodipiantati′ nasce tra quelle vecchie mura, come una scommessa. Un lungo grido di rabbia, d′amore e di gelosia per la sua donna che va via con un altro, un carpentiere, anch′egli un uomo di chiodi. "Dovevo riuscire a fare una cosa che nessuno aveva mai pensato, dare vita e forme a tutti i chiodi del mio dolore". Ed ecco, trascinato da Adriana Di Mariano e sostenuto da Domenico Amoroso, direttore dei Musei civici di Caltagirone, la magnetica galleria della sua sofferenza che si espone agli altri, sospesa tra i volumi della materia e del sogno. E intervallata anche da un Cristo in croce rivolto al muro. Perché? "Il calvario da dietro non l′aveva mai fatto nessuno. Nulla di blasfemo". (ansa)

Mostra visitabile da martedì al sabato h 9-13; 16-20 / lunedì h 16-20 presso lo spazio d'arte Corimbo (v. P.pe di Belmonte, 12) - Palermo. Ingresso libero