Un accordo poco chiaro e senza sindacato

Sette investitori, due soli si occupano di auto. Nessuna informazione sui piani industriali e la ricollocazione dei lavoratori.

Firmato l′accordo di programma sullo stabilimento Fiat di Termini Imerese, ma rimangono molte incognite. Il sindacato escluso dall′intesa raggiunta tra governo e i sette privati intenzionati ad investire, conferma tutte le sue perplessità. Il punto centrale è la mancanza di garanzie sugli aspetti sul teritorio siciliano. I sette investitori, a parte De Tommaso e Cimino, si occupano di produzioni che poco hanno a che fare con il mondo dell′auto. La ricollocazione degli operai diventa una questione centrale.

«La cosa su cui abbiamo perplessità e che noi abbiamo chiesto al ministro di conoscere le proposte e i piani industriali prima che venisse firmato l′accordo di programma. Questo non è avvenuto. Pensiamo che gli aspetti più importanti di questa vicenda siano tutti da scoprire».

Un accordo poco chiaro
Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil di Termini Imerese non nasconde le sue perplessità o meglio, la sua critica, per come si è sviluppato il percorso verso l′accordo di programma firmato dal ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani, e privati circa lo stabilimento Fiat di Termini Imerese.

L′unica certezza
La Fiat lascerà il sito produttivo il 31 dicembre del 2011, le riunioni del tavolo con sindacati e ministero delle Attività produttive sono state molte fin dallo scorso anno, da quando cioè è stato certificato l′addio dell′azienda ora guidata da Sergio Marchionne.

Sindacato escluso
Ora però nulla si sa sui piani industriali dei sette investitori che doverebbero rilevare la produzione di Termini. Una situazione dovuta a due fattori. Innanzitutto l′ormai modello Pomigliano che praticamente esclude trattative a largo spettro con le rappresentanze sindacali, e poi la variegata composizione dei privati che investiranno sulla fabbrica siciliana.

Le sette aziende
Nel dettaglio si tratta di aziende che spaziano dalle attività degli studi cinematografici (Med Studio), alla vivaistica per la produzione di energia da fotovoltaico (Fratelli Ciccolella) passando per elettromedicali (Lima), biomasse per la produzione di energia elettrica (Biogen), logistica (Newcoop). Solo due sono le aziende che si occuopano propiamente di automobili. Si tratta della Rossignolo-De Tommaso (vetture di lusso) e di Cimino (auto elettriche).

Le previsioni del governo
L′accordo, almeno nelle intenzioni, dovrebbe aumentare l′occupazione, la diversificazione delle produzioni infatti avrebbe una ricaduta sul territorio tale da elevare il numero dei lavoratori di Termini Imerese (attualmente 1.500) fino a 3.300. L'investimento complessivo è stato calcolato in un miliardo di euro. Il tutto da compiersi entro 36 mesi.

Una ricollocazione difficile
Naturalmente gli operai andranno ricollocati, ed è questo che opreoccupa di più la Fiom. Perchè non si sa come «gente che ha una certa età, 55-60anni, e che ha fatto sempre un certo lavoro - spiega Mastrosimone - possa essere riconvertita. Questo mi sembra difficile, per questo noi vogliamo constatare e capire direttamente cosa c′è dietro l′operazione Rossignolo-De Tommaso o Cimino che fa auto elettriche. Lì vogliamo capire i dettagli e le garanzie per il futuro. Non ci vorremmo trovare che il 31 dicembre la Fiat va via e dopo qualche anno ci ritroviamo da capo nuovamente».

Richiesta di un tavolo
Per oggi è previsto un incontro tra i sindacati e il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, che è anche uno dei firmatari dell′accordo. Si attende quindi di capire cosa verrà detto ma rimane in piedi la richiesta per la convocazione di un tavolo tecnico, sia per conoscere le aziende sia per sapere finalmente quali siano i piani industriali ancora tutti da scoprire.

Fonte: agenziami.it