Neonata, pesca ancora vietata. Quelle sardine da tutelare

Per la prima volta a decidere sull'ok alla pesca del novellame in Sicilia sarà un piano di gestione nazionale. La Comunità europea si dovrebbe pronunciare in merito non prima del 15 febbraio. "Un cambiamento - spiega Franco Andaloro, dirigente di ricerca all′istituto superiore per la Protezione e ricerca sull′ambiente - dovuto alla nuova politica comune della pesca di Bruxelles".
Tutto fermo dunque. Il calendario per la pesca del novellame solitamente era fissato dal 31 gennaio ai primi giorni di marzo. "Si tratta di una questione molto delicata - prosegue Andaloro - che vede coinvolti ambientalisti e pescatori su posizioni opposte e con pareri controversi da parte del mondo della scienza". Sono in gran parte sardine quelle che vanno a ‘costituire' il novellame. Ma nelle reti finiscono anche specie giovanili non consentite dalla legge. "C'è poi da chiarire - dice Andaloro - che quella che è popolarmente nota come ‘neonata di luvaro' altro non è che una specie adulta di piccole dimensioni, ovvero Aphya minuta; lo stesso vale per Crystallogobius linearis, volgarmente chiamato in Sicilia mazzonara". Resta comunque il fatto che la quantità di sardine nel nostro mare è molto diminuita negli ultimi anni. Al punto da equiparare il suo valore di mercato a quello delle acciughe. Ma il novellame sulle tavole dei siciliani costituisce un piatto della tradizione culinaria. Così Andaloro consiglia: "Non mangiare mai bianchetto al di là dei periodi autorizzati. Così come stare attenti alla grande quantità di pesce ghiaccio presente nei mercati, un pesce di acque dolci proveniente dalla Cina ma che viene spacciato spesso per novellame nostrano".

Mentre l'ok da Bruxelles tarda ad arrivare, tutta la marineria regionale è in subbuglio. Proprio martedì 25 gennaio c'è stato un incontro tra l′assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari, Elio D'Antrassi, il dirigente generale Salvatore Barbagallo ed una delegazione delle organizzazioni dei pescatori. Oltre trecento le barche ferme, "una situazione che si ripercuote economicamente - dice Salvino Roccapalumba, dirigente del Dipartimento Pesca della Regione siciliana -. La pesca del novellame costituisce infatti una fonte di guadagno anche rispettando le limitazioni imposte dalla legge secondo i criteri scientifici".
Il pronunciamento da parte della Commissione europea previsto per il 15 febbraio risulta tardiva. Da qui la richiesta dei pescatori siciliani di avviare l'attività. "La questione - dichiara l'assessore D'Antrassi - è molto seria sul piano sociale, in considerazione del fatto che i pescatori siciliani hanno subito molte limitazioni a causa delle nuove regolamentazioni europee ma anche a causa di sopraggiunte calamità naturali. Il governo della Regione è ben consapevole dello stato di grave disagio delle categorie e si rende interprete delle richieste di oggi". D'Antrassi si è così impegnato ad incontrare gli organi ministeriali ed il Commissario europeo della pesca al fine di consentire l'attività in applicazione del decreto del ministero.

Fonte: cronachedigusto.it