Ritardi e caos dei Comuni siciliani nella gestione dell'urbanizzazione
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In 21 Comuni ci sono ancora i vecchissimi Piani urbanistici comprensoriali e Programmi di fabbricazione. Solo nel 20% dei casi si trova una pianificazione valida. Poi, strumenti obsoleti
La stato dell'arte della pianificazione urbanistica in Sicilia è facilmente identificabile date le condizioni in cui versano la maggior parte dei Comuni senza strumenti con vincoli vigenti pari all'81,28% del totale.
In alcuni Comuni i Piani regolatori si perdono nella notte dei tempi, ma anche quelli che hanno approvato recentemente i loro strumenti urbanistici si trovano già in mano un documento vecchio, perché i tempi medi per la redazione di un Prg in Sicilia si aggirano intorno ai dieci anni.
Il capoluogo siciliano - celebre per il "sacco di Palermo" che sconvolse la città tra gli anni ‘50 e ‘70, una delle più grandi devastazioni urbanistiche dell'età contemporanea in Italia - non fa eccezione, avendo un Piano che risale al 2002 e una situazione provinciale perfettamente in media col ritardo isolano nella pianificazione urbanistica.
L'allarme arriva direttamente dal documento regionale sulla pianificazione urbanistica nei Comuni dove si legge testualmente di una realtà abbastanza generalizzata in cui "l'approvazione di un procedimento urbanistico" può anche aver "preso le mosse in taluni casi anche parecchi anni prima". Secondo i dati diffusi nel report "Attuazione delle Pianificazioni urbanistiche comunali", a cura dell'U.O. 2.2, responsabile G. Mantisi, redatto con la collaborazione di A. Tumminello, ci sono appena 17 Comuni, pari al 20,73% del totale, che possono vantare strumenti con vincoli vigenti (18,72% la media regionale), mentre esistono ancora 16 comuni (19,51%) che hanno un piano addirittura antecedente della L.R. 27 dicembre 1978, che attualmente, sebbene da diversi anni si parli di una nuova legge quadro dell'urbanistica in Sicilia, rappresenta l'ultima legge di riferimento del settore nell'Isola.
Cefalù, un Piano che risale al 1977 finora approvato solo lo schema di massima
Di certo lo stupore non è di casa in una provincia che può "vantare" due piani che risalgono addirittura al 1969.
Nonostante questa sorta di abitudine al ritardo e al disservizio stupisce ugualmente che un Comune rilevante e strategicamente essenziale come Cefalù abbia un piano che risale addirittura al 1977.
Nel marzo scorso l'arrivo del commissario ad acta Giuseppe Traina, incaricato di sostituirsi ai poteri del Consiglio comunale perché la maggioranza dei componenti si era dichiarata incompatibile, ha poi permesso la prosecuzione di un iter che solo nell'estate scorsa ha approvato lo schema di massima della variante generale del Piano Regolatore.
Le cronache locali riportano una storia travagliata che è cominciata nel 2007 e che verosimilmente non si concluderà ancora prima di altri mesi di lavoro. Un'altra testimonianza dei tempi lunghi che stanno dietro la redazione di uno strumento urbanistico che dovrebbe invece costituire il punto di forza della gestione sociale di una città.
Fonte: qds.it