Ieri anniversario omicidio Mico Geraci

L'8 ottobre del 1998 un sicario di Cosa Nostra assassinò Mico Geraci a Caccamo. Nel 2002 grazie al collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè il caso è stato riaperto.
I pm Lia Sava, Gaetano Paci e Michele Prestipino coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Lari e le forze dell'ordine hanno cercato i necessari riscontri alle dichiarazioni del'ex boss del mandamento di Caccamo. Secondo Giuffrè la decisione del sindacalista di abbandonare la Dc per avvicinarsi al centro sinistra ha decretato la sua morte. "Manuzza" ha raccontato di aver ricevuto due richieste di autorizzazione per l'esecuzione del delitto e di averle respinte. E' stato Provenzano a decretare la morte di Geraci. Il boss Benedetto Spera avrebbe messo a disposizione un killer della sua famiglia di Belmonte Mezzagno. Il sicario avrebbe agito a volto scoperto. Giuffrè ha raccontato agli inquirenti che due mafiosi della zona di Belmonte gli chiesero dove potevano far modificare la canna del fucile calibro 12, lo stesso tipo di arma che venne utilizzata per uccidere Mico Geraci. L'agguato eseguito vicino l'abitazione della famiglia di Giuffrè senza consenso di "Manuzza" sarebbe stato un "segnale" che Provenzano avrebbe voluto inviare al capo mandamento di Caccamo.

"Mico Geraci ha pagato con la vita la speranza di cambiamento e l′impegno per la libertà dal condizionamento mafioso". Così il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia, ricorda il sindacalista ucciso da Cosa nostra l′8 ottobre del 1998 a Caccamo.
"Con lui ho condiviso un percorso politico per l′affermazione della legalità in uno dei maggiori feudi del potere mafioso. - aggiunge .- Il suo sacrificio è una testimonianza preziosa per quanti si spendono nel sindacato e nella politica per affermare i diritti di cittadinanza e la democrazia".


Fonte: antimafiaduemila.com-ansa