Interrogazione sul depuratore del Comune di Cefalù

Al Sindaco
p.c. Al Presidente del Consiglio
Comune di Cefalù
Oggetto: interrogazione urgente con risposta scritta ed orale

Il sottoscritto Rosario Lapunzina n.q. di capogruppo del Partito Democratico,

premesso che

nell'anno 2007, l'allora Responsabile del Servizio Idrico Integrato, con una propria nota del 30 luglio prot. n. 343/UT, evidenziava la "grave situazione sotto il profilo del corretto funzionamento dell'impianto di depurazione amplificato dall'aumento delle portate che si riscontrano, come evidenziate anche dal Responsabile dell'Ufficio Comunale Depurazione, anche da portate anomale sotto il profilo della qualità dei reflui"; ponendo l'accento sul fatto che " le attuali criticità e funzionamento ai limiti dell'impianto hanno evidentemente delle refluenze e delle implicazioni nello sviluppo edilizio ed urbanistico della città per cui è opportuno attenzionare severamente le problematiche di cui sopra".
il Sindaco di Cefalù, con propria Direttiva N° 410/Gab del 14/07/2008",viste le precedenti note inoltrate dal S.I.I. ll'Amministrazione comunale riferenti le problematiche connesse con un evidente sottodimensionamento dell'impianto di depurazione di contrada S.Antonio - Presidiana per i maggiori carichi idraulici riscontrati in entrata, che comportano disfunzionalità dello stesso con conseguente superamento dei limiti ammessi allo scarico dalla normativa vigente", dava atto di indirizzo al Responsabile del Servizio Urbanistica affinché valutasse "opportunamente tale nuova situazione in relazione alle autorizzazioni edilizie in itinere;
in data 29/07/2010 ha avuto luogo, presso il depuratore comunale di Cefalù un accertamento, nell'interesse della sanità pubblica e a tutela dell'ambiente, effettuato congiuntamente dal Nucleo Mobile della Guardia di Finanza afferente alla Tenenza di Cefalù, dall'Ufficio Locale Marittimo di Cefalù e dal Dipartimento di Prevenzione Medico - Area igiene pubblica dell'A.S.P n.6 di Palemo. Che dette operazioni di controllo hanno consentito di accertare (come risulta dal verbale, del 05/08/2010) che " l'impianto risultava by - passato (cioè scaricava direttamente a mare senza alcun trattamento depurativo) e nella stessa occasione veniva accertata la presenza di numerosi fanghi sedimentati ispessiti nella parte del depuratore non funzionante e che quindi poteva trattarsi di probabile smaltimento a mare di detti fanghi ivi stoccati".
in data 05/08/2010 il Nucleo Mobile della Guardia di Finanza afferente alla Tenenza di Cefalù, l'Ufficio Locale Marittimo di Cefalù e il Dipartimento di Prevenzione Medico - Area igiene pubblica dell'A.S.P n.6 di Palemo hanno provveduto ad effettuare, presso il depuratore comunale di Cefalù, una nuova ispezione che (come risulta dalla nota che l'A.S.P. n.6 ha inviato al Sindaco di Cefalù in data 13/08/2010, prot. n.1586, ha fornito i seguenti risultati:

All'interno dell'impianto era presente un unico operatore non qualificato, di nazionalità egiziana;
Il gestore dell'impianto (la società A.P.S. s.p.a) aveva provveduto all'invio delle acque di scarico grezze, provenienti dalla rete fognaria comunale, alla parte dell'impianto trovata non funzionante al momento del precedente sopralluogo, senza effettuare le operazioni di sedimentazione nonché di smaltimento dei fanghi in eccesso trovati nelle varie sezioni operative, quali vasche di digestione e di clorazione. Infatti si notava che i fanghi in eccesso venivano trascinati dalle acque reflue immesse in dette sezioni fino alla vasca di accumulo posta a valle dell'impianto di trattamento e, da questa, scaricate direttamente a mare;
Una pattuglia della Locomare di Cefalù effettuava rilievi fotografici della zona circostante il punto di scarico del collettore sottomarino, situato in una zona antistante il porto di Presidiana. Dalle foto scattate è risultata evidente la presenza di schiume e fanghi in sospensione presenti sul pelo d'acqua trasportati dalle correnti sia all'imbocco del porto di Cefalù, sia nelle zone circostanti.

Il cattivo funzionamento dell'impianto di depurazione veniva a creare "esalazioni mefitiche appestanti l'aria ed avvertibili ad un centinaio di metri dall'impianto, creando, di fatto, nocumento alla salubrità degli ambienti di vita, tenuto conto che la zona è urbanisticamente a discreta intensità abitativa e che il luogo è il punto di arrivo di molti pulman turistici".

in data, 17 settembre 2010, l'Agenzia Regionale per La Protezione dell'Ambiente (A.R.P.A) ha provveduto ad effettuare alcuni campionamenti presso il depuratore di S. Ambrogio che hanno avuto un esito classificato come tossico. In tale circostanza è stato accertato, altresì, che " dai parametri esaminati si deduce che il campione analizzato NON rispetta i limiti di cui alla Tab. 3 dell'All.5 del D.L.vo 152/06 per: ODORE, BOD5, AZOTO AMMONIACALE e ESCHERIA COLI (3500000 UFC/100ml)

constatato che

l'accertata immissione, nel mare antistante al porto di Cefalù e alla frazione di S. Ambrogio, di sostanze inquinanti, a causa della mancata effettuazione dei procedimenti di depurazione delle acque reflue, può comportare fenomeni di eutrofizzazione e/o la contaminazione chimica e biologica;
l'eutrofizzazione consiste in una crescita eccessiva di alghe che si ha quando, specialmente nella stagione estiva, si verifica una proliferazione algale, la cui successiva marcescenza determina un consumo totale dell'ossigeno disciolto nell'acqua, facendo prevalere forme microbiche capaci di produrre (come è stato accertato nel caso del depuratore di S. Ambrogio) sostanze, come l'ammoniaca, che hanno un odore sgradevole e sono tossiche per tutto l'ecosistema acquatico;
la contaminazione chimica è causata da scarichi civili e produttivi non depurati in modo adeguato, mentre la contaminazione microbiologica consiste nella presenza di cariche microbiologiche che possono contenere anche specie patogene per l'uomo, determinando una grave fonte di inquinamento che può determinare l'insorgenza di seri rischi per la salute;

atteso che

come si legge nella nota, prot. n.21819 del 27/09/2010, a firma del Sindaco e del Responsabile del S.I.I. inviata alla società Acque Potabili Siciliane s.p.a "non si può fare a meno di notare che, dopo un anno e mezzo di gestione, improvvisamente, Codesta Società ha iniziato ad inviare a pioggia, con cadenza quasi quotidiana, comunicazioni analoghe per contenuti, inerenti picchi di carichi idraulici, riscontri di materiali anomali etc., e, comunque, tutte la cui conseguenza finale scaturisce, probabilmente, nello scadimento di qualità del refluo licenziato. Sorprende, inoltre, che tale diligenza E costanza avvenga soltanto dopo i recenti plurimi sopralluoghi interforze cui è stato oggetto il depuratore di S. Antonio,con i ben noti esiti".

la società A.P.S., oltretutto, non ha ottemperato all'obbligo, previsto dalla Convenzione di Gestione agli artt. 4 - 6, di effettuare il monitoraggio ed il tracciamento delle reti e effettuare, preliminarmente, l'inventario definitivo della consistenza da approvare, in sede di Contraddittorio con il Comune di Cefalù;

ritenuto

Grave il comportamento omissivo dell'Amministrazione comunale e l'operato del Responsabile del Servizio Urbanistica che ha continuato a rilasciare nuovi permessi a costruire in una situazione che già da diversi anni appariva fortemente critica (come dimostra la sopra citata nota n. 343/UT del 30/07/2007 e la Direttiva sindacale 410/Gab del 14/07/2008 ), a causa del sottodimensionamento del depuratore di S.Antonio e del notevole sviluppo edilizio del territorio di Cefalù; autorizzando, in tal modo, la costruzione di edifici reali sulla base della promessa di realizzazione di un secondo depuratore che, ad oggi, è rimasto soltanto un ‘fantasma';
Scandaloso, quanto è stato appurato dai sopralluoghi interforze effettuati presso il depuratore di S.Antonio e l'impianto di S. Ambrogio; Gravemente lesivo dell'ambiente e delle attività legate al turismo, alla balneazione e alla pesca, il comportamento posto in essere dalla società Acque Potabili Siciliane";
Offensiva per l'immagine internazionale di Cefalù, nonché altamente pericoloso per la salute dei cittadini, l'accertata immissione in mare di liquami non trattati dagli impianti di depurazione nonché la presenza di "esalazioni mefitiche appestanti l'aria ed avvertibili ad un centinaio di metri dall'impianto, creando, di fatto, nocumento alla salubrità degli ambienti di vita, tenuto conto che la zona è urbanisticamente a discreta intensità abitativa e che il luogo è il punto di arrivo di molti pulman turistici";
Non rispettosa del proclamato principio del "Comportamento etico",cui la società A.P.S. dice di ispirarsi, la gestione della rete fognaria e dell'attività di depurazione dei liquami, posta in essere nel Comune di Cefalù;
Indebito il pagamento delle ingenti quote tariffarie, pretese in pagamento dai cittadini di Cefalù, per il servizio di depurazione dei liquami, a fronte del fatto che è stato accertato, dalle forze dell'ordine, che l'impianto destinato a tale scopo è stato, per lunghi periodi, mal funzionante, inattivo o del tutto "by - passato";

visto

Il pronunciamento della Corte Costituzionale che, con sentenza n. 335 dello 08/10/2008, ha sancito che la quota di depurazione, in quanto corrispettivo di prestazione contrattuale e non tributo, non e′ dovuta in caso di assenza del servizio;
Il Decreto Legge 208/2008, convertito nella Legge 13/2009, all′articolo 8 sexies reso attuativo dal Decreto del Ministero dell′Ambiente del 30/9/2009 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell′8/2/2010), il quale prevede che debbano essere rimborsate le quote pagate per la depurazione nei casi in cui non vi sia un impianto attivo o se esso sia temporaneamente inattivo; decurtati, rispettivamente, gli oneri derivanti dalla eventuale progettazione/realizzazione/ completamento di un impianto nuovo o quelli connessi alla temporanea inattività di quello esistente;

valutato

insostenibile il protrarsi dei metodi di gestione del servizio posti in essere, attualmente, dalla Società Acque Potabili Siciliane

interroga la S.V. per conoscere:

1) Per Quale motivo il Comune di Cefalù ha continuato a rilasciare, nel tempo, permessi a costruire nonostante fossero già note le gravi refluenze che il sottodimensionamento dell'impianto di S.Antonio crea nello sviluppo edilizio ed urbanistico della città;

2) Se prima della cessione della rete idrica e fognaria il Comune ha preteso l'inserimento nel piano di investimenti, da effettuare a spese della società Acque Potabili Siciliane, un impegno vincolante e con scadenze precise per la realizzazione di un nuovo impianto di depurazione e per la manutenzione e l'implementazione di quello attualmente esistente;

3) Quali iniziative intende adottare nei confronti della Società Acque Potabili Siciliane s.p.a. al fine di ottenere la risoluzione del contratto di gestione per palese inadempienza degli obblighi contrattuali e tutelare la salute dei cittadini e dei visitatori e il buon nome e il prestigio di cui, nonostante tutto, Cefalù continua a godere nel mondo;

4) Quali azioni intende porre in essere, anche di carattere legale, per ottenere la sospensione del pagamento, da parte degli utenti, degli oneri di depurazione e il rimborso delle quote già pagate nei casi di inattività dell'impianto esistente;

5) Per quale ragione Ella non ha ritenuto opportuno informare l'opinione Pubblica circa i gravi comportamenti posti in essere, nella gestione del servizio, dalla società Acque Potabili Siciliane s.p.a.


Il Capogruppo
(Rosario Lapunzina)