Lombardo vuole abolire le province

Nel dibattito sull'utilità delle Provincie, che sarebbe stato in pieno corso se la politica non si fosse impantanata in personali miserrime questioni, entra di prepotenza il governatore regionale siciliano Raffaele Lombardo che, nonostante sia stato presidente della Provincia di Catania e dell'Unione delle Provincie Italiane, ha intenzione di varare una legge regionale che abolisca questo ente intermedio.

La ratio della legge che si vuole varare è chiara: posto che nello statuto regionale originario del 1946 non erano contemplate le Provincie, poi reintrodotte nel 1986; considerando il loro alto costo (57 milioni in media all'anno per ognuna con picchi di 194 e 170 per le maggiori di Palermo e Catania) e le loro ristrette competenze (viabilità e istruzione); si vuole sostituire l'Ente Locale Intermedio con le Città Metropolitane e i "Liberi Consorzi di Comuni".

La novità siciliana risiede nella creazione di questi consorzi intercomunali, che andrebbero a svolgere il ruolo e le funzioni delle Città Metropolitane ove non presenti e, nei fatti, consentirebbero di non far necessariamente coincidere il territorio provinciale con l'area metropolitana (cosa che l'impianto della legge nazionale sulle autonomie locali, per come è stata impostata, fa intendere).

Se si riuscirà a superare lo scoglio dell'art. 114 della costituzione italiana che espressamente prevede la presenza dell'Ente Locale intermedio tra Regione e Comune, e se verranno superate le opposizioni e gli stravolgimenti degli eventuali emendamenti, la Sicilia si presenterà in maniera diversa da come è ora.

Qualche esempio: la città metropolitana di Palermo sarà costituita solo dalla fascia costiera della sua provincia, da Termini Imerese a Partinico; i comuni interni delle Madonie e dei Nebrodi si uniranno in un unico Libero Consorzio Comunale; nell'Agrigentino sorgerà un Consorzio intorno a Sciacca e, nel Calatino, un altro con fulcro a Caltagirone; Catania e Messina, città metropolitane, potrebbero perdere parti delle loro Provincie (ad esempio, un Consorzio libero potrebbe far perno su Taormina).

Questo tipo di suddivisione territoriale, insomma, discende non solo dai limiti territoriali provinciali già esistenti ma tiene conto anche di quell'identità dei luoghi che va oltre il dato meramente geografico.


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