"Volevo fare l′insegnante in Sicilia..." Ma qui solo l′attesa è a tempo indeterminato

La storia di Dario Librizzi dovrebbe destare almeno un certo sgomento, ma vicende come la sua sono ormai all′ordine del giorno e rischiano di diventare normali, di non fare più notizia.... Per questo la raccontiamo.

Anni 32, sceso a Palermo dalle Madonie (Polizzi Generosa, 3700 abitanti a quasi mille metri dal mare), laurea in Filosofia, due anni di scuola per l′abilitazione all′insegnamento "a numero chiuso - siamo passati in 25 su 400 - e a pagamento", precisa Dario, più un terzo anno di specializzazione per la cattedra di sostegno.

«Quest′anno, la scuola a Palermo inizierà senza professori» esordisce Dario. E ci spiega «La scuola comincia il 16 settembre, ma le nomine degli insegnanti che non sono di ruolo, ovvero la maggior parte, avverranno solo dopo il 17». «Io ho cominciato a lavorare nella scuola superiore quattro anni fa, con incarichi annuali conferiti dal Provveditorato. Negli anni successivi ho dovuto accontentarmi di svolgere supplenze in scuole diverse, rispondendo alla chiamata dei presidi. Sommando le due cattedre riuscivo a mettere insieme 14 ore di insegnamento per meno di mille euro al mese, alle quali vanno sottratti circa duecento/duecentocinquanta euro mensili per la benzina: se devi raggiungere con una certa puntualità due paesi nella provincia di Palermo, non puoi affidarti al trasporto pubblico. Quest′anno non so ancora cosa mi riserverà il destino, ma rischio anch′io, come molti altri miei colleghi, di rimanere col sedere per terra».

La sua situazione, Librizzi ne è consapevole, è tutto sommato meno peggio di quella di molti altri suoi colleghi, che alle spalle hanno anni di precariato a due cifre e famiglia da mantenere.
«Prima i precari facevano gran comodo - prosegue il giovane prof. - perché permettevano allo Stato di risparmiare sulle mancate assunzioni, senza avere classi scoperte. Adesso migliaia di persone che avevano investito tempo e denaro in una professione si ritrovano in mezzo a una strada, senza alternative. Siamo di fronte al più grande licenziamento della storia della Repubblica italiana. E ciò che è peggio è che avviene da parte dello Stato. E non c′è solo il problema dei precari: in Sicilia è normale avere classi con 35 alunni, mancano le aule e vi sono scuole con i doppi turni, l′edilizia scolastica è disastrata... E quei pochi fondi che ci sono finiscono alle scuole private!».

Progetti per il futuro? «Non saprei, ho pensato di emigrare in Nord Italia o in Spagna (dove ho studiato un anno). Ma finché sono iscritto alla graduatoria di Palermo non posso muovermi e poi qui c′è parecchio da fare. Con la mobilitazione di Messina ("Invadiamo lo Stretto: un ponte per la scuola", ndr) abbiamo dimostrato che una lotta per la scuola pubblica partecipata e forte è possibile, mentre il prossimo appuntamento è allo Zen di Palermo, perché non va dimenticato che la scuola non ha solo il compito di istruire, ma anche quello di educare i giovani alla cittadinanza. E qui, forse più che altrove, se ne sente il bisogno».


Fonte: virgilio.it