Nel laboratorio di Petralia
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Le zone interne della Sicilia, dove l′industria non attecchisce e la gente vive solo di pensioni e fondi statali, rischiano un′inesorabile decadenza. Ma lo storico Francesco Figlia, alla veneranda età di 88 anni, non è rassegnato al declino. In un suo libro su Petralia Sottana (Dalla dittatura alla democrazia in un paese delle Madonie), appena pubblicato, scrive che il modo per «far rinascere il desiderio e la volontà di tornare a vivere in questi paesi» è di riscoprirne e valorizzarne le tradizioni culturali. La modernità ha travolto la struttura socio-economica di questi luoghi e le attività terziarie sono «insufficienti e inadeguate... a promuovere uno sviluppo serio e duraturo». Bisogna quindi investire sugli itinerari storico-culturali di questi paesi.
Figlia ripercorre con quest′intento le vicende di Petralia Sottana, suo paese natale, di cui è stato sindaco, incrociando documenti, testimonianze, articoli, ricordi personali. Il racconto comincia nel ′43 con il passaggio delle truppe alleate dirette a Palermo, con i tedeschi che fanno saltare il ponte sull′Imera Meridionale ritirandosi da Bompietro, con i manifestanti che rovesciano in strada i mobili della casa del Fascio, con la ricostituzione dei partiti soppressi durante il fascismo.
La storia di Petralia Sottana del dopoguerra è quella delle lotte per l′occupazione delle terre, dei gabelloti armati a difesa degli interessi dei latifondisti contro i braccianti e i contadini. Nel ′47 il paese festeggia la vittoria del Blocco del popolo alle regionali e nell′imminenza delle politiche del ′48 assiste sgomento all′assassinio del sindacalista Epifanio Li Puma, uno dei capi del movimento. La legge di riforma agraria con l′esproprio dei feudi arriva nel ′50, ma quando è attuata pienamente le campagne stanno già spopolandosi, la gente emigra al Nord.
Petralia Sottana appartiene a quel grande laboratorio politico che è la Sicilia. Nel ′57 la sinistra unita conquista il comune. Ma nel ′62 nessun partito riesce ad avere la maggioranza e Dc e Psi si accordano per una giunta di centro-sinistra che anticipa la svolta a livello nazionale.
I decenni Settanta e Ottanta fanno piazza pulita degli antichi mestieri. I giovani partono e non ritornano, il paese invecchia e la curva demografica crolla, in 60 anni il numero degli abitanti si dimezza. Oggi sono solo poco più di 3mila. Restano i segni di una storia vetusta rinvenibile nella Grotta del Vecchiuzzo, del Paleolitico superiore, mentre non v′è più traccia della moschea araba di "Petra inferior", perché il normanno gran conte Ruggero, che espugnò il paese dai musulmani nel 1062, pensò bene di demolirla per costruirvi la chiesa di Santa Maria della Fontana.
È l′inizio di quel percorso ideale che lo storico petralese sembra indicare alle generazioni future come antidoto contro la decadenza. Non si può rinunciare a intervenire, sono le ultime parole del libro, bisogna «trovare le soluzioni» per «ridare prospettiva e fiducia ad una parte consistente del nostro territorio». Altrimenti quello che Manlio Rossi Doria definiva l′«osso» del Mezzogiorno non potrà mai diventare «polpa».
Fonte: [ilsole24ore.com]