Salvatore, a piedi da Milano a Cefalù con la croce in spalla sulla superstrada

IN LOMBARDIA MULTATO PERCHE′ AVEVA MESSO LE RUOTE AL SUO STRUMENTO DI CALVARIO
Fermato sull′Aurelia muratore 50enne siciliano: «Hofatto un voto per rivedere i miei figli dopo il divorzio» «Nomen omen», direbbero i romani antichi. E mai locuzione latina sarebbe più centrata perchè Salvatore, che di cognome fa Glorioso, muratore siciliano emigrato a Milano, è stato fermato ieri con una gigantesca croce di legno sulle spalle - alta 4 metri, larga 2, pesa 25 chili - mentre camminava sulla superstrada Aurelia, nei pressi di Torrimpietra-Aranova, a nordest della Capitale. Gli agenti della polizia stradale, sorpresi e incuriositi, gli hanno offerto acqua e panini in una vicina stazione di servizio, poi lo hanno lasciato ripartire. PELLEGRINAGGIO - Salvatore sta percorrendo - in una sorta di pellegrinaggio penitenziale - gli oltre mille chilometri da Milano a Cefalù.
Tutti a piedi, trascinando la sua grossa croce in legno: per non rischiare di cadere a terra sfinito dalla fatica, ha pensato bene di applicare al suo personale strumento di passione un paio di rotelle: una trovata che non è piaciuta ai vigili urbani di un paese prima del Po.
Lo hanno fermato e multato perché non indossava il giubbetto catarifrangente e gli hanno sequestrato la croce, considerata «mezzo mobile» per via delle ruotine sull′asse più lungo. Pagato il dissequestro, il pellegrino (partito da Milano, dove emigrò trent′anni fa) si è rimesso in strada, con l′Urbe come meta intermedia prima di arrivare a Cefalù, dove è nato. RIVEDERE I FIGLI - La durissima penitenza di Salvatore — che in media copre ogni giorno circa 25 chilometri, scarpinando — è nata quando il cinquantunenne muratore ha deciso di fare un voto: «Un voto — ha spiegato sabato agli agenti della Polstrada sull′Aurelia — per incontrare i miei figli che non vedo più dal giorno del divorzio».
Glorioso è ripartito trascinando la croce e camminando al contrario del senso di marcia, esattamente come prevede il codice della strada. Semmai ora è la stanchezza a farsi sentire: «Ho il ginocchio infiammato. E dormo all′addiaccio». Fonte: [roma.corriere.it]