TERMINI IMERESE, OVVERO LE RAGIONI STORICHE DI UN FALLIMENTO ECONOMICO

Da anni siamo ormai abituati a sentire parlare dell′imminente chiusura dell′impianto  di Termini Imerese che produce la Lancia Y, salvo dietrofront del management della FIAT e  ritorno alla normalità con il rischio chiusura ormai alle spalle. Ma perché l′impianto di Termini costa cosi tanto da fare sì che l′impresa torinese tenti di chiuderlo ogni volta che c′è sentore di crisi? Le risposte possono essere trovate analizzando la regioni storiche ed  economiche che hanno portato alla creazione dello stabilimento di Termini Imerese negli anni 70. Negli anni precedenti l′Italia aveva conosciuto un grande boom economico che aveva portato il paese a trasformarsi da stato agricolo a potenza mondiale. Questa grande crescita non era stata omogenea e la disparità tra Nord e Sud era cresciuta ulteriormente. Lo stato decise di aiutare economicamente le grandi imprese italiane ad aprire stabilimenti ed impianti nel Meridione, concedendo prestiti ed agevolazione per spingere verso una sorta di "industrializzazione forzata"del Mezzogiorno. Furono in quegli anni che vennero creati i principali poli industriali nelle regioni del Sud Italia. La FIAT decise di aprire un grande stabilimento nella zona del palermitano. Termini Imerese si dimostrò subito un impianto difficile sia per i costi esorbitanti di mantenimento, sia per la scarsa resa e produttività. Economicamente lo stabilimento non aveva una grande importanza anche per il modesto contributo che versava nella produzione totale dell′azienda di Torino. Il vero motivo che ha permesso alla casa automobilistica di mantenere Termini sono stati gli aiuti finanziari inviati da Stato e Regione per evitare che l′impianto chiudesse con la conseguente perdita di posti di lavoro. In sostanza solo grazie a fondi esterni Termini è riuscita a tenersi a galla. L′Unione Europea considera gli aiuti statali come una forma di favoritismo di un azienda rispetto ad un′altra. Per questo da quando Stato e Regione non hanno potuto più dare grossi contributi finanziari all′impianto, il rischio chiusura è diventato sempre più vicino. Lo stabilimento di Termini Imerese è figlio di una politica economica antiquata basata sulla costruzione di enormi impianti finanziati con l′uso dei soldi dei contribuenti. Non possiede le forze necessarie per sopravvivere autonomamente nel nuovo panorama economico mondiale e i costi per mantenerlo sono tali da spingere a decisioni drastiche l′azienda torinese. Vittime di questa complicata vicenda sono l′ultimo anello della catena, gli operai, stanchi di vivere senza la sicurezza di un lavoro stabile e con la minaccia che un giorno la FIAT decida di chiudere definitivamente lo stabilimento. Una soluzione sarebbe rivoluzionare l′impianto e varare un vero piano industriale che modifichi la struttura produttiva e punti sull′innovazione e la ricerca, spingendo lo stabilimento verso campi maggiormente redditizi e con costi minori. Si potrebbe convertire la struttura verso un settore strategico come quello dell′energia dove FIAT è presente attraverso Italenergia, ipotesi di cui si parla già da diversi anni. Se invece l′unica soluzione rimane quella di mantenerlo così come si trova, il risultato sarà una chiusura inevitabile e definitiva. Fonte: [lnx.cataniapolitica.it]