COSIMO CRISTINA, UNA PASSIONE FUORI DAL COMUNE
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Nel giornalismo esiste lo stereotipo del cronista vecchio stampo, del giornalista d′assalto. Quello che, in barba a tutti, cerca e trova sempre lo scoop. Tale stereotipo appare oggi come una figura forse caricaturale del giornalista, ormai sempre più avvezzo a "cucinare" comunicati stampa che a cercare la notizia. Uno che non aveva a che fare con nessun addetto stampa e che aveva la passione, quella vera, per questo mestiere era Cosimo Cristina.
Cristina, nato nel 1935 a Termini Imerese, era un ragazzo che amava i bei vestiti. A volte era anche un po′ eccentrico, aveva un pizzetto ben curato e indossava papillon appariscenti. A tutto questo però univa un talento impetuoso e precoce: iniziò a collaborare con il Corriere della Sera, con l′Ora e aveva anche fondato un periodo, chiamato Prospettive Siciliane.
Niente male per un ragazzo di soli 25 anni. Un ragazzo che era sempre a caccia dello scoop, sempre in giro (grazie ai biglietti omaggio che gli passava il padre ferroviere) per le corrispondenze che gli commissionavano i vari giornali con cui collaborava.
Era uno che sapeva scrivere e anche bene. Per questo decise di affrontare anche i temi di attualità più scottanti: i tanti delitti, di stampo mafioso, avvenuti a Termini Imerese. Per fare capire la linea editoriale che Cosimo Cristina diede al suo periodico basta citare il suo primo articolo: "Con spirito di assoluta obiettività, in piena indipendenza da partiti o da uomini politici, ci proponiamo di trattare e discutere tutti i problemi interessanti la nostra Isola, avendo come motto: ′Senza peli sulla lingua′".
Uno dei tanti articoli di Cristina che fece scalpore fu quello sull′omicidio Tripi, un malavitoso locale rimasto ucciso da ignoti, durante una escalation di violenza nel palermitano.
Omicidio che il giornalista ricostruì, grazie anche alla testimonianza della madre di Tripi, in maniera impeccabile alludendo anche ai nomi dei probabili esecutori, pur senza mai citarli. Fra i boss locali ci fu il panico più totale. Quel giornalista sapeva e parlava troppo.
Iniziarono ben presto i problemi per Cosimo Cristina: le prime denunce per diffamazione, le querele, le minacce telefoniche. A ciò si aggiungevano i magri proventi dell′attività giornalistica e il licenziamento da parte della ditta per cui lavorava. Una situazione non certo facile per un ragazzo appena venticinquenne, ma Cosimo aveva sempre un sorriso da regalare. Nessuno lo ricorda mai rabbuiato o pensieroso. La fidanzata che viveva a Roma quando lo venne a trovare, pochi giorni prima che sparisse lo ricorda sereno.
La serenità di tutti venne meno quando Cosimo Cristina sparì misteriosamente. Dopo due giorni, precisamente il 5 maggio 1960, venne ritrovato il suo corpo in una galleria ferroviaria, dopo che era stato travolto da un treno. Suicidio oppure omicidio?
La mafia è esperta nel far passare un omicidio per un suicidio, non dimentichiamoci del caso di Peppino Impastato. Nessuno, conoscendo Cristina, si sarebbe potuto immaginare un epilogo del genere. Dietro la morte di Cristina permangono molti interrogativi: perché l′autopsia non è stata eseguita? Perché nessun prete si è degnato di celebrare un funerale, seppur a un suicida? Perché il corpo del giornalista presentava delle macchie di olio?
Solo alcuni anni più tardi venne eseguita una autopsia approfondita sul corpo di Cristina. Le macchie di olio provenivano probabilmente da un frantoio, di proprietà di uno dei malavitosi locali, in cui il giornalista era stato trattenuto nei due giorni precedenti la sua morte. Altra strana coincidenza: il proprietario di quel frantoio, Agostino Longo, fu trovato morto nella stessa galleria ove fu ritrovato Cristina.
Strane coincidenze di un caso che, a distanza cinquant′anni, non smette di stupire. A noi piace ricordare Cosimo con quel pizzetto, con quel papillon buffo e con quella voglia matta di scrivere. Di scrivere sempre e comunque.
Fonte: [siciliatoday.net]