CENTO IDEE PER IL FUTURO DI TERMINI

Pomodorini, fanalini, e può darsi che ci finiscano anche i bagnini, a Termini Imerese. Fioccano le idee più innovative per la riconversione della fabbrica che Fiat dismetterà alla fine del 2011. E le proposte, che il ministro Scajola aveva quantificato parlando in Senato nel numero di 14, dovendo poi aggiornare a un centinaio, sono dei tipi più svariati. L′unica cosa al momento certa è che all′opera c′è il fax di Invitalia, l′agenzia controllata dal Tesoro che da due settimane è consulente istituzionale del governo nella questione, avendo tra le proprie competenze proprio lo sviluppo territoriale e l′attrazione degli investimenti esteri. Sulle proposte c′è il più assoluto riserbo per non turbare il tavolone di trattativa, dal governo ai sindacati, da Invitalia alla Fiat a tutti gli enti locali, già convocato per il 5 marzo. E che il fax lavori a pieno regime lo prova il fatto che arrivano anche curriculum individuali, di professionisti che si propongono per un brain storming "ideativo". E siamo appena agli inizi, alla "fase uno", quella nella quale occorre scremare tra le proposte, e questo è il compito dell′agenzia guidata dall′ex Deloitte Domenico Arcuri. Ma intanto, ci sono alcuni punti fermi, emersi anche da un sopralluogo che il team di Invitalia ha compiuto nei giorni scorsi a Termini Imerese. L′idea, per quanto scontata, è che restare nel campo dell′automotive sarebbe per Termini Imerese la scelta più naturale. È quel che vogliono i sindacati (ancora ieri per la Fiom nazionale lo ricordava Giorgio Cremaschi), e quel che chiedono i rappresentanti degli enti locali a cominciare dalla regione Sicilia, ed è anche soluzione prioritaria per il governo. E c′è la disponibilità della Fiat a lasciare gli impianti fermi di una fabbrica nella quale si è sempre assemblato, verniciato, montato pezzi di autovetture. Giocano a sfavore, come è noto, le mancanze di infrastrutture: il governo ha annunciato la messa a disposizione di 450milioni di euro. Si potrebbero investire nel porto di Palermo, adeguandolo. Sul tavolo c′è il progetto di produzione di auto elettriche avanzata dal finanziere italiano Simone Cimino del fondo Cape Natixis, nel quale concorre anche la regione Sicilia, e socio del gruppo indiano Reva, che ieri però ha ricevuto il significativo «no, grazie, non ha le caratteristiche per subentrare alla Fiat» da Fiom e Uilm. Come dire: non ci danno garanzie. Molte le proposte nel settore agroalimentare, italiane ed estere. Ma prima di votare Termini ai «pomodorini» Invitalia si muoverà rivolgendosi ai mercati internazionali. A via Calabria sono consapevoli che il vero punto prioritario è la riconversione di tutta l′area, occupata solo per un terzo dagli stabilimenti produttivi. E, scremate le prime proposte, ci si rivolgerà ai mercati internazionali, con le modalità abituali in questi casi: sarà il governo a decidere se con road show e/o manifestazioni di pubblico interesse. Solo alla fine di questo percorso si arriverà davvero alla short list. Nella quale potrebbero esserci soluzioni anche piuttosto innovative. Compresa la completa riconversione di Termini Imerese, permessa proprio dalla vastità dell′area. Si vocifera di un progetto di cittadella del cinema, con i capannoni ridisegnati da Massimiliano Fuksas. Ma non si esclude una riconversione turistica, magari affidata a Calatrava che s′è appena occupato del porto di Salerno. Fonte: [lastampa.it]