EPIFANI, PER TERMINI IMERESE TEMPI LUNGHI. ANTICIPARE TAVOLO

Tempi eccessivamente lunghi nell′affrontare la situazione dello stabilimento FIAT di Termini Imerese. Per questo la CGIL chiede di anticipare il tavolo sul destino dello stabilimento siciliano previsto per il 5 marzo dal ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. E′ il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani, ad avanzare la necessità di accorciare i tempi del confronto su Termini Imerese.
"Il 5 marzo è troppo in là, è troppo tardi. Le cose si muovono e le bocce non sono ferme. Bisogna dunque riprendere la questione un pò per i capelli - ha spiegato il leader sindacale oggi a margine di un assemblea congressuale dei lavoratori della BNL, come riporta il sito del sindacato -, ma non solo bisogna tagliare i tempi", per Epifani "il confronto deve assumere una caratura politica e tornare quindi a Palazzo Chigi dalla sede tecnica del ministero di Via Veneto".
Per la CGIL bisogna infatti "lavorare per salvare la produzione di auto perché è l′unica attività che puo′ assicurare il mantenimento di quei livelli occupazionali", ha aggiunto Epifani. Ogni soluzione diversa, infatti, ridurrebbe, per il segretario generale della CGIL, "la vocazione industriale oltre a non essere in grado di mantenere l′occupazione diretta e indiretta".
E comparando la vertenza Alcoa, che giovedi′ sara′ affrontata in un vertice a Palazzo Chigi con la situazione che vive FIAT, ha spiegato: "ALCOA usa la crisi per ristrutturare e delocalizzare. In senso stretto si puo′ dire che anche FIAT sia cosi′; il giorno prima fa dividendi e il giorno dopo chiude Termini".
Ma se FIAT e in questo momento la vicenda simbolo degli effetti della crisi, quest′ultima necessità di una maggiore e più incisiva strategia di contrasto. "Ci vuole un salto di qualità - ha detto Epifani -. Non bastano grida, petizioni o richiami etici: ci vuole una politica industriale per uscire dalla crisi. Le misure tampone non servono. Se invece si continua cosi′ si perdera′ un pezzo importante della base produttiva".
Secondo la CGIL manca un intervento strutturale da parte del governo per affrontare la crisi economica mentre "c′è un fronte della crisi che si sta allargando e una tendenza delle multinazionali ad utilizzare la crisi per chiudere gli stabilimenti in Italia", come i casi Alca, FIAT, ALCOA, FIAT, Lucchini e Fincantieri ma anche per Glaxo, Eutelia, Merloni passando per i porti. "Il Sud paga il prezzo più alto - secondo Epifani - e il governo affronta questi problemi tavolo per tavolo, mettendo cerotti. Bisogna rovesciare l′ordine: il governo deve avere come obiettivo una politica industriale, come fatto in Francia, e scegliere i settori da difendere e valorizzare". Fonte: [asca]