TAVOLO CON LA FIAT RICONVOCATO IL 5 MARZO, PRONTI AL PREPENSIONAMENTO META' OPERAI FIAT

Si è svolto il tavolo tecnico presso il ministero dello sviluppo economico per Termini Imerese. Tra i partecipanti i vertici Fiat, il presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo, i vertici del ministero dello Sviluppo Economico, l′amministratore delegato di Invitalia, il sindaco di Termini Imerese e i sindacati.
La riunione si è conclusa con la nomina di Invitalia che per conto del governo farà l′advisor che valuterà le proposte di investimento e reindustrializzazione dell′area ed elaborerà poi un complessivo piano per la riconversione del sito.
La Fiat ha confermato che smetterà la produzione alla fine del 2011 ma si è nel contempo dichiarata disponibile a collaborare nella ricerca di soluzioni industriali alternative escludendo la sola cessione di tecnologie.
Secondo fonti sindacali, i rappresentanti della Fiat avrebbero annunciato che circa la metà dei lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese (806 su un totale di 1.658) ha i requisiti dei 31 anni di contribuzione per accedere alla mobilità finalizzata al prepensionamento. Considerando anche l′indotto i lavoratori che gravitano attorno allo stabilimento di Termini sono 3.100.
La riunione fra governo, azienda e sindacati sul futuro dello stabilimento siciliano è stata riconvocata per il 5 marzo prossimo.
′′Siamo pronti a mettere a disposizione risorse e investimenti per circa 350 milioni di euro - ha detto ai cronisti il governatore Lombardo - E′ una cifra ragionevole che servirà ad incentivare la produzione di vetture. Speriamo che la Fiat riveda il suo benedetto piano′′. ′′Ora - spiega - spetterà al governo insieme ad Invitalia valutare i progetti′′.
Di ′′incontro interlocutorio′′ parla Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil, sottolineando che ′′la presenza della Fiom a questo tavolo è unicamente finalizzata a verificare la possibilità che un nuovo soggetto industriale attivo nel campo della fabbricazione di autovetture si impegni a Termini Imerese ad aumentare la produzione e, conseguentemente, l′occupazione′′.
Fiat non può defilarsi "come se nulla fosse" commenta Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia. Per questo "non molleremo fino a quando non sarà messo a punto un progetto industriale solido e fattibile, che dia certezze di sviluppo della produzione e dell′occupazione, nel polo di Termini Imerese". Mentre Eros Panicali, segretario nazionale responsabile del settore auto della Uilm, rimarca che "al tavolo di confronto non è stato analizzato l′insieme dei problemi che hanno portato l′azienda torinese a dismettere la produzione di auto a fine 2011′′.
Intanto di fronte al ministero dello Sviluppo economico oggi hanno manifestato una trentina di lavoratori dello stabilimento campano di Pomigliano d′Arco. Mentre una ventina di sindaci del circondario di Termini Imerese con in prima fila l′arciprete don Francesco Anfuso hanno organizzato un sit-in davanti ai cancelli dell′azienda per manifestare la propria vicinanza ai lavoratori, che si sono uniti all′iniziativa con uno sciopero immediato. "Quando si fanno stabilimenti che non hanno una ragione economica non c′è incentivo che tenga - ha dichiarato la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia - Il tema vero, ora, a Termini Imerese, infatti, è fare tutto il possibile per reimpiegare le persone e mantenere la forza lavoro attraverso la formazione. E su questo la disponibilità Fiat è un giusto atteggiamento".
"Termini è uno stabilimento che non da oggi ha problemi di produzione, scarsa efficienza e problemi logistici. I conti dicono che un′auto costa mille euro in più di quanto costerebbe in altri stabilimenti. Il problema, dunque, non è di obbligare l′imprenditore a mantenere lì lo stabilimento, perché la soluzione durerebbe solo qualche mese, ma di reimpiegare i posti di lavoro persi. E su questo si sta ragionando′′ ha concluso Marcegaglia.
Da parte sua il ministro per le Infrastrutture e i trasporti, Altero Matteoli, si è detto "molto fiducioso′′ ed ha assicurato che "il governo difenderà fino in fondo i 2.000 posti di lavoro dello stabilimento di Termini Imerese", anche se ha ammesso di essere "molto preoccupato per le dichiarazioni di Marchionne, quando dice di poter fare a meno degli incentivi, evidentemente era implicita la volontà di chiusura dello stabilimento del Palermitano′′. Fonte: [adnkronos]