STOP INCENTIVI A FIAT

E′ questa l′unica risposta che il governo ed il parlamento dovrebbero dare alla casa torinese per la scellerata decisione di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, cosa che metterebbe sul lastrico migliaia di lavoratori del comprensorio con le rispettive famiglie.
L′azienda automobilistica simbolo del miracolo economico italiano, che si è da sempre identificata con lo Stato medesimo, da cui ha ricevuto e riceve tuttora finanziamenti diretti o indiretti sotto forma di sconti per i consumatori che acquistino prodotti Fiat, non può tutto d′un tratto abbracciare il libero mercato con le sue logiche di profitto rinnegando il proprio passato; non può andare all′estero ad acquistare altre case automobilistiche, impegnandosi a mantenere i livelli di occupazione di quegli stabilimenti; non può pensare a de localizzare tutto o parte della sua produzione in paesi dove il costo del lavoro è la metà o 1/3 di quello italiano, grazie all′assenza di tassazione o a ritenute previdenziali irrisorie.
Troppo facile essere capitalisti con i soldi pubblici, che consentono una ripartizione del rischio d′impresa sulla collettività mentre i dividendi vengono ripartiti solo ai soci, e l′Italia purtroppo è piena di questi esempi di capitalisti che non scuciono quattrini propri e che scalano società in mano pubblica con l′avallo politico (vedi Telecom). La Fiat ha incassato per tutti questi anni contributi pubblici dietro apertura di nuovi stabilimenti e assunzione di lavoratori italiani, soprattutto in zone del sud dove il tasso di disoccupazione è sempre stato e lo è ancora oggi più del doppio della media nazionale, attualmente giunta al 8,5% (dati Istat di ieri).
Lo stabilimento di Termini Imerese non è solo una fabbrica che produce auto, è un presidio occupazionale nato per invertire la triste storia della Sicilia che da sempre ha fornito forza lavoro alle industrie del nord, aveva l′ambizione di divenire un polo industriale ancora più esteso con l′apertura di tanti stabilimenti dell′indotto automobilistico ma che riuscisse ad andare oltre l′auto, attirando altri tipi di produzioni in un area che appunto prese il nome di ASI (area di sviluppo industriale) ma che negli anni vide miseramente fallire tali tentativi, tra essi i più noti quelli della Chimica del Mediterraneo e dell′ acciaieria Afem della limitrofa Campofelice di Roccella.
Questa velleità industriale di Termini Imerese, diversamente da quanto avvenuto in quel di Catania nella quale ha attecchito l′industria elettronica, non si è concretizzata per diversi ordini di fattori, il più rilevante dei quali è stato la mancanza di collegamenti con il continente; un autostrada completata solo da pochi anni, una ferrovia obsoleta ed a binario unico, un porto ancora in costruzione hanno reso altamente costose le vetture che uscivano dallo stabilimento imerese. Questo fino a quando la Fiat agiva in un mercato chiuso ed in regime di monopolio è stato dalla stessa tollerato, adesso che siamo nell′era della globalizzazione dei mercati e per giunta in presenza di una grave recessione economica, il nodo è venuto al pettine ed il primo stabilimento ad essere tagliato diventa proprio Termini Imerese, al quale continuando ad applicare queste logiche potrebbero seguire a ruota gli altri opifici meridionali di Pomigliano D′Arco e Melfi.
Stando così le cose, vi è ancora più il rimpianto per quello che sarebbe potuto esserci e che, a causa degli stravolgimenti ambientali intervenuti, mai più potrà essere, solo se i nostri politici 40 anni or sono, anziché sull′industria, avessero puntato sull′investimento turistico e trasformato la costa termitana in un complesso di resort e strutture di intrattenimento da far impallidire la costiera romagnola, stante la incomparabile bellezza tra le due locations, la presenza di un mare all′epoca cristallino, la vicinanza con Cefalù con la quale intavolare sinergie per quanto riguarda le risorse artistiche e monumentali.
Adesso sono soltanto lacrime di coccodrillo, non resta che impedire l′attuazione di questo destino ineluttabile e mobilitare tutta la nostra classe politica siciliana a difesa dello stabilimento, votando compatta contro gli incentivi per l′acquisto di vetture Fiat fino a quando la stessa non ritorni sui propri passi, contemporaneamente mettere in atto tutte quelle progettualità volte a far decollare una volta per tutte l′ASI di Termini Imerese a cominciare dal miglioramento dei trasporti, incentivando le imprese che decidono di investire nella zona e che assumono personale locale, mediante sgravi fiscali o contributi per l′acquisto di macchinari. Nicola Pizzillo