Nucleare, via libera all’individuazione dei siti
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A ridosso delle festività, con gli italiani in vacanza e distratti, il governo ha fatto il suo regalo di Natale approvando lo schema di decreto sui criteri per l′individuazione dei siti per le centrali nucleari. E mentre gli altri Paesi europei e i più avanzati nel mondo puntano su energie verdi, sicure e non costose, l′Italia resta ancorata al petrolio, al gas e ora anche all′atomo, non certo in nome degli interessi della collettività.
Ufficialmente non viene fatto ancora nessun nome per le località destinate ad ospitare gli impianti — anche se da settimane circola un testo dei Verdi, smentito dall′Enel — ma il governo ha stabilito "parametri tecnico-ambientali" per individuare le macroaree che hanno requisiti necessari. Il governo ha pensato anche come sedurre le amministrazioni locali. Ovviamente con il denaro, in politically correct si dice "benefici economici", per le province e i comuni che ospiteranno gli impianti e per quelli limitrofi.
Le centrali nucleari dovrebbero sorgere in zone di scarsa sismicità, vicine al mare o a grandi corsi d′acqua, con bassa densità di popolazione presente, in posizione strategica per il sistema energetico e la rete elettrica nazionale.
LE LOCALITA′ IN LIZZA: fra le possibili candidate ad ospitare una centrale si fanno i nomi di Chioggia (Venezia), Montalto di Castro nel Viterbese ("non vogliamo il nucleare", ha subito dichiarato il sindaco Salvatore Carai), Caorso (Piacenza), oltre a Termini Imerese, che potrebbe venire abbandonata dalla Fiat. "Il Governo ha in mano l′elenco dei siti, ma non li rende noti per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni", dichiara il presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che fa anche i nomi di Borgo Sabotino (Lt), Garigliano (Caserta), Trino (Vercelli), Oristano, Palma (Agrigento), Monfalcone (Gorizia). Le località dovrebbero essere rese note ufficialmente solo dopo le elezioni regionali del 21-22 marzo.
La Regione Siciliana ha rinunciato quest′estate al ricorso e non ha impugnato la norma: secondo l′articolo 127 della Costituzione aveva 60 giorni di tempo per farlo. E il 29 settembre era l′ultimo di questi.
PER GLI ENTI LOCALI: il testo approvato dal governo, che dovrà passare attraverso la conferenza Stato-Regioni e le commissioni parlamentari prima di tornare al Cdm, prevede anche una serie di benefici economici per gli enti locali: si parte con un contributo di 3.000 euro a Mwh per il periodo della costruzione. Per un impianto Epr da 1.600 Mw (quello scelto al momento dall′unico operatore presente, il consorzio Enel-Edf) si tratta di un bonus da 4,8 milioni di euro l′anno, che verrà diviso per il 40% agli enti locali e per il 60% alle persone residenti ed alle imprese operanti, "mediante riduzione della spesa energetica, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell′Ici". Accanto a questo, un ulteriore beneficio da 0,4 euro per ogni MWh di elettricità prodotta e immessa in rete. Per lo stesso impianto a pieno regime, si tratta di una cifra superiore a 5,1 milioni di euro l′anno. I benefici sono attribuiti per il 10% alle Province in cui è ubicato l′impianto; per il 55% ai Comuni e per il 35% ai Comuni limitrofi, fino ad un massimo di 20 km dall′impianto.
LE REAZIONI POLITICHE: il centrodestra applaude ad un "importante passaggio" verso il ritorno all′atomo. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani afferma invece: "Non vedo la fattibilità, l′utilità e il senso di avventurarsi in un piano con queste tecnologie, che dobbiamo importare dall′estero". Convinceremo i pessimisti, replica il ministro Claudio Scajola perché "è per atteggiamenti come questi che l′Italia ha accumulato negli anni un preoccupante deficit di competitività". Per l′Idv è il "regalo di Natale" alle località che da mesi vengono indicate come quelle destinate a ospitare gli impianti.
Mentre per l′unico gruppo italiano al momento attivo nel ritorno all′atomo, l′Enel, le misure approvate "sono una pietra miliare nel percorso per il ritorno dell′Italia al nucleare", afferma Fulvio Conti, amministratore delegato. Per Legambiente è in arrivo invece "una maxistangata" per gli italiani.
Noi invece pensiamo che centrale nucleare sia sinonimo di disfacimento e morte. Morte del nostro territorio, rovina degli abitanti che vi abitano, da Palermo a Cefalù se vogliamo circoscriverlo e sempre che non ci siano incidenti seri, ma tutta la Sicilia è coinvolta direttamente e indirettamente.
Ogni siciliano qui è chiamato in causa. Lasceremo affondare ulteriormente questa terra perché mafiosi e lobbies possano arricchirsi senza alcuna misura?
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Fonte: [politicambiente.it]