ULTIMO TRENO PER TERMINI, 420 OPERAI IN VIAGGIO VERSO ROMA

Ha lasciato la stazione di Palermo alle 22 di ieri sera il convoglio composto da sette carrozze che ha portato 420 operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell′indotto a Roma, in occasione dell′incontro di oggi a Palazzo Chigi tra governo, azienda e sindacati. Un′ora dopo, alle 23, alla stazione di Termini, ha preso posto sul treno speciale il grosso degli operai. Poi dritti verso la Capitale dove l′arrivo è previsto intorno a mezzogiorno, con l′obiettivo di scongiurare la previsione dell′a.d. Sergio Marchionne di fermare la produzione automobilistica in Sicilia dal 2011. A partire dalle 14.30 confluiranno nel piazzale antistante l′obelisco i lavoratori provenienti da tutti gli stabilimenti del gruppo e dipendenti dalle diverse imprese che lo compongono (Fiat Auto, Iveco, Cnh, Sevel); e, su iniziativa dei sindacati dei metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Fismic, inizierà un presidio a piazza Montecitorio. Particolarmente numerose saranno le delegazioni dei lavoratori provenienti dagli stabilimenti Fiat Auto di Termini Imerese (Palermo), Pomigliano d′Arco (Napoli), Arese (Milano) e dalla Fma di Pratola Serra (Avellino).
All′incontro con il governo, che avra′ inizio dalle 16, prenderanno parte sia rappresentanti delle confederazioni sindacali sia dei sindacati dei metalmeccanici. "Chiediamo di capire - dice il sindaco di Termini Salvatore Burrafato - quali sono le ragioni per cui Fiat vuole andare via. Non ci convincono quei ragionamenti che parlano di Termini come uno stabilimento in cui produrre un′auto comporta un costo aggiuntivo di mille euro. Noi vorremmo ragionare con Fiat per capire perche′ costa tanto in piu′ e come si puo′ fare per abbattere questi costi e non cancellare 30 anni di presenza dello stabilimento industriale a Termini Imerese". Ai microfoni di CNRmedia Burrafato spiega che "tra Termini e i paesi del circondario ci sono circa duemila famiglie che sbarcano il lunario con lo stipendio da operai Fiat, viviamo questa incertezza sul futuro dello stabilimento come una grande sciagura per questa terra. Riteniamo che sia un′opportunita′ che non puo′ essere chiusa frettolosamente con un piano industriale, soprattutto perche′ dovrebbe consentire l′accesso al mondo del lavoro dei tanti disoccupati che aspettano nei prossimi anni di fare auto e di prendere il posto dei loro padri e dei loro nonni".              Fonte: [agi] Immagine tratta da flickr (gccphotos)