Assedio nella steppa
- Termini Imerese,
- Attualità,
- Redazione
Termini Imerese è un fulcro intorno al quale si muovono tante leve ma come ogni fulcro rimane immobile ed indifferente. In equilibrio tra le diverse forze. Allo stesso modo, la questione di Termini appare enorme se vista alla distanza, con leve che sembrano muoversi da un continente all′altro. Ma quando poi ci si avvicina, ci si accorge che non c′è assolutamente niente e che alla fin fine il futuro della fabbrica FIAT per la Sicilia conta poco. Anzi, nulla.
Conta nulla perchè quella di Termini Imerese è una fabbrichetta marginale di un "business" in forte crisi che può essere sostituita in ogni momento. Basta la volontà politica. Conta nulla perchè nei fatti la questione della SicilFIAT non ha alcun risvolto economico o sociale. Essa è solo ed esclusivamente una questione politica.
I caroselli dei sindacati, le vuote e mai decisive "veline" diramate dall′azienda torinese, le ardite difese del Governo Siciliano e le repentine prese di posizione di uno Scajola qualunque, sono solo voti e baratto politico nella triangolazione Sicilia, Arcore, Europa.
Con i lavoratori dello stabilimento e dell′indotto a fare da ostaggio nelle mani di Berlusconi e dei suoi nemici globali. Palermo deve solo fare argine, perchè il tempo gioca a suo favore.
La questione ha preso quota all′interno delle trattative per l′acquisto di Opel da parte di una cordata russo-canadese appoggiata dal Primo Ministro russo Vladimir Putin.
In quel frangente Marchionne, anche lui interessato all′affare, nell′imminenza delle elezioni europee ebbe buon gioco nel ricattare Silvio Berlusconi, al tempo più vicino a Raffaele Lombardo, minacciando la chiusura di Termini con relativa perdita di voti.
L′affare Magna (dal nome dell′azienda canadese decisa a rilevare la Opel dalla General Motors) andò avanti grazie al gradimento del governo tedesco e il Presidente del Consiglio italiano fu costretto a capitolare ed a discutere con Putin possibili compensazioni per FIAT in Russia.
In altre parole, da questo momento Marchionne (e tutto quello che gli sta dietro) sono alleati di Berlusconi che nel frattempo, dopo le scorse europee, si è riposizionato ad una certa distanza dall′MPA.
Il 7 ottobre 2009 Marchionne si incontra a Mosca con Putin, seguito pochi giorni dopo dal pecoraio, per dare corso agli accordi già presi da qualche tempo.
Malgrado questo il calvario dei lavoratori siciliani non è terminato in quanto ora la chiusura è minacciata non come schiaffo a Berlusconi ma su suo mandato. Un modo come un altro per tenere sulle spine Raffaele Lombardo e per non fargli alzare troppo le ali.
La posizione economica generale della Regione Siciliana non è poi tanto malvagia se si pensa ai rating delle varie agenzie di valutazione. Recentemente Moody′s ha confermato un A1 mentre Standard and Poor′s ha fatto lo stesso con il suo A+ : "secondo S&P, la forza dello statuto autonomo della Sicilia è un fattore chiave per il rating."
Tanto per fare un confronto, la Grecia, la cui situazione è una delle più precarie dell′intera Europa, secondo la Standard and Poor′s ha oggi un rating BBB+.
I greci però di farsi sbranare dai lupi delle banche occidentali non ne vogliono sapere e quindi, come aveva già fatto l′Islanda qualche mese fa, si sono giocati la carta orientale ed hanno sventolato in pubblico la predisposizione dei cinesi a coprire il debito ellenico tramite l′acquisto di 47 miliardi di bond che Atene emetterà il prossimo anno ("La sindrome cinese", La Repubblica 10 dicembre 2009). In questo modo i levantini sperano di arginare il tentativo dei mercati finanziari di portare sempre più stati europei al fallimento in modo da farli cadere nelle mani dei burattini di Bruxelles.
Marchionne e Berlusconi a Termini stanno tentando una manovra simile, cercando di affamare di voti l′esecutivo siciliano per portarlo al collasso ed alla resa. Una manovra velleitaria con pochissime se non nessuna possibilità di successo, ma capace di causare comunque danni consistenti.
A Palermo, dicevamo, non devono fare altro che temporeggiare nell′attesa della fine di quel cavaliere solitario e solo. Certo l′attesa può diventare noiosa, per cui qualche diversivo di tanto in tanto gli assaliti se lo concedono per tentare di arginare l′irruenza degli assalitori.
Ecco allora spuntare l′ipotesi cinese, secondo cui sarebbe la Chery a rilevare la fabbrica siciliana, a pochi giorni dalle rivelazioni ateniesi. E poi anche quella indiana.
Ma il messaggio principale non è destinato nè al lingotto né ad Arcore. E′ tra le fredde steppe russe, a Mosca e tra i corridoi del Cremlino che il messaggio deve arrivare.
Fonte: [ilconsiglio.blogspot.com]