OPERAZIONE 'TRIADE' DEI CARABINIERI ARRESTATE 67 PERSONE
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Oltre 400 carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, insieme a unità cinofile, militari del 12° Battaglione "Sicilia" e un velivolo del 9° Nucleo Elicotteri, conducono dalle prime ore del mattino una vasta operazione antidroga per l′esecuzione di 67 provvedimenti cautelari emessi dall′Ufficio del G.I.P. del Tribunale di Palermo a carico di altrettanti soggetti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
L′operazione — denominata "TRIADE" — è l′epilogo di una complessa attività investigativa sviluppata tra il 2008 e il 2009 dai carabinieri della Compagnia di Bagheria sotto la direzione del Procuratore Aggiunto Teresa PRINCIPATO e dei Sostituti Procuratori Marcello VIOLA e Amelia LUISE.
Le indagini hanno interessato una vasta area della provincia di Palermo — dalla periferia est di Palermo, all′hinterland orientale (Villabate, Ficarazzi e Bagheria), sino a giungere alle località dell′immediato entroterra (Misilmeri e Belmonte Mezzagno), a quelle costiere (Termini Imerese e Cefalù) — registrandone i contatti con gli ambienti della camorra napoletana e delle organizzazioni di narcotrafficanti della Spagna.
Le attività investigative hanno preso le mosse dall′arresto in flagranza, nel 2008 a Bagheria, di un pregiudicato del luogo, SANCILLES Vittorio trovato in possesso di 400 grammi di cocaina purissima.
La modesta caratura criminale del pusher a fronte della purezza della droga in suo possesso (oltre l′87%) destò l′attenzione dei carabinieri, che avviarono una serrata ricerca sul territorio per individuare i contatti e i movimenti del soggetto, tessendo a poco a poco le fila di ben tre gruppi criminali dediti al traffico e allo spaccio di cocaina e hashish, risalenti tuttavia ad un unico canale di rifornimento.
I servizi di osservazione a distanza e le telecamere occultate dai carabinieri hanno ricostruito la mappa dello spaccio minuto, documentando tra l′altro i passaggi e il consumo della droga nelle strade della città di Bagheria, sotto gli occhi di tutti, con riprese che nulla hanno a che vedere con le immagini di storia e speranza della "Baarìa" di Tornatore.
Nel contempo le intercettazioni hanno permesso di ripercorrere il sentiero dei narco-trafficanti. A partire da Napoli, nell′area di Marano, feudo dei clan camorristici dei Nuvoletta e dei Polverino. La droga giunge dalla Spagna stipata nei container. Poi viene caricata sui TIR che, a loro volta imbarcati, giungono al porto di Palermo. In città sono stati individuati almeno due depositi per lo stoccaggio temporaneo, entrambi nella zona di Brancaccio. Si tratta del retro di un negozio di parrucchiera il cui proprietario, QUARTARO Francesco, è stato denunciato a piede libero, e di un magazzino, in un condominio, di proprietà di ESPOSTO BERTINO Salvatore e della moglie, CAVIGLIA Francesco, entrambi tratti in arresto. In questi locali lo stupefacente veniva spacchettato, ripartito e talvolta anche "tagliato", prima di arrivare nelle piazze di spaccio. Il flusso è notevole con guadagni registrati per i tre gruppi diffusi sul territorio — la "triade" appunto — dai 50.000 ai 70.000 euro in una sola sera.
D′altra parte, i riscontri ottenuti durante le precedenti fasi delle investigazioni hanno portato all′arresto in flagranza di reato di 13 persone, alla segnalazione alla Prefettura di oltre 500 assuntori abituali e al sequestro complessivo di 5 kg di cocaina, con un grado di purezza elevatissimo (pari a circa il 90%) e di 35 kg. di hashish.
I servizi di osservazione e le prolungate intercettazioni hanno permesso anche di studiare il comportamento degli spacciatori, delineando un profilo singolare descritto in sintesi dal Comandante provinciale dei carabinieri di Palermo — Colonnello Teo Luzi — "si tratta di giovani con basso o inesistente grado di scolarizzazione, provenienti da famiglie difficili, che vivono nei quartieri più degradati della città e nei sobborghi maggiormente delinquenziali della provincia. Il consumo di droga rappresenta una fuga da realtà difficili. Il suo commercio un trampolino per ottenere in poco tempo facile ricchezza.
Stupisce la contraddizione delle esistenze di questi giovani: incapaci di compiere attività elementari, come aprire un conto in banca, ma capaci di allestire e gestire traffici proibiti per un volume di affari di milioni di euro: una ricchezza del tutto effimera, che fiorisce su un vuoto di valori impressionante".
Le indagini hanno evidenziato anche i tratti tipicamente organizzati dell′associazione: il sostegno economico per le famiglie dei soggetti di volta in volta arrestati in flagranza durante le indagini, l′esecuzione di rapine ai danni di commercianti locali e istituti di credito per procurare le somme necessarie all′acquisto dello stupefacente, nonché l′attività di reclutamento dei pusher tra gli adolescenti assuntori, alcuni dei quali minorenni.
L′assistenza riservata a ciascun membro detenuto comprendeva la copertura per le spese legali e il sostegno del nucleo familiare: un importante segnale dell′esistenza non già di un labile e casuale collegamento tra gli indagati, ma di un vero e proprio vincolo associativo per la realizzazione di un articolato programma criminoso sul territorio.
Il quadro probatorio ha evidenziato anche i reati per così dire "collaterali", furti e soprattutto rapine, effettuati per procurarsi liquidità e aumentare il giro d′affari.
L′azione più eclatante è stata messa a segno da due degli arrestati, MILITELLO Vincenzo e BUSALACCHI Rosaria, marito e moglie, nel maggio del 2008 in Toscana. I novelli "Bonnie e Clyde" hanno raggiunto con una nave Livorno, proseguendo per Viareggio, ove perpetravano una rapina a mano armata in danno di un istituto di credito (la locale filiale del Monte dei Paschi di Siena), riportando un bottino di € 60.000.
La nave — come emerge dalle intercettazioni — era considerata il mezzo di trasporto più sicuro per spostarsi senza dover esibire i propri documenti come in aereo ed evitando i possibili controlli sulla rete autostradale.
Nell′occasione, tuttavia, i rapinatori "in trasferta", vennero arrestati in flagranza dai militari di Viareggio, su indicazione dei carabinieri di Bagheria, così come i loro basisti locali, due cugini di origine palermitana emigrati da tempo nella cittadina toscana.
Il capitolo delle rapine, peraltro, è un filone ancora aperto, con la possibilità di individuare gli autori di altri colpi in provincia e sul territorio nazionale.
Altra considerazione merita il serrato reclutamento dei "pusher" sul territorio. I gruppi criminali dediti allo spaccio svolgevano un′azione di vero e proprio proselitismo, pescando nel bacino di utenza della stessa clientela: talvolta adolescenti minorenni (dai 16 ai 17 anni), attratti dal facile guadagno o posti in condizioni di ripianare debiti fatti per gli acquisti diventavano spacciatori. Il sistema, chiaramente, garantiva i criminali di maggiore spessore, che grazie a questa catena si allontanavano dai rischi connessi con le attività di spaccio sulle strade.
I "clienti" assuntori di droghe venivano comunque spesso minacciati e per i debiti maggiori era imposta loro anche una particolare forma di "cauzione". Dovevano consegnare autoveicoli, moto e scooter, di proprietà o nella disponibilità, agli spacciatori, che li utilizzavano liberamente, per poi renderli solo in caso di saldo del dovuto. In alcune circostanze i mezzi sono stati venduti a terzi dagli spacciatori, come se fossero propri. Inoltre, è stato documentato che alcuni debitori, sia semplici consumatori che spacciatori a loro volta, di livello più basso ma, per vari problemi, non in grado di realizzare profitto dal traffico, venivano indotti, in virtù della lavoro onesto svolto, quali operai, muratori o manovali, per il quale avevano una busta paga, ad accendere mutui o prestiti con finanziarie, al fine di assicurare ai creditori, ai vertici del sodalizio criminale, ingenti somme pulite, oltre che il ripianamento del debito.
A tale attività delinquenziale non è estranea la criminalità organizzata. Le indagini, infatti, registrano l′avallo del mandamento palermitano di Brancaccio, area di origine dei tre gruppi individuati, confermando la piena influenza dei reggenti — Ludovico SANSONE e il nipote Antonio LO NIGRO — anche sulla città di Bagheria, nonché i contatti tra la mafia palermitana e i clan camorristici campani.
In particolare uno dei tre capi della "Triade", CUCINA Fabio, vanta un collegamento diretto con la criminalità mafiosa, risultando una sorta di ambasciatore degli stupefacenti, con una particolare predilezione per l′hashish, della famiglia mafiosa di Corso dei Mille, motivo per il quale è già stato tratto in arresto per 416 bis.
Durante le indagini si è proceduto anche all′acquisizione delle dichiarazioni di due pentiti di mafia (BUONACCORSO Andrea e CASANO Angelo), inseriti nel mondo del narco-traffico internazionale, che hanno fornito ulteriori riscontri al quadro probatorio già accertato.
In particolare, il BUONACCORSO, ammettendo il proprio coinvolgimento ("…Perché dato che ero uscito con i domiciliari, volevo, volevo ricominciare a lavorare o con l′hascisc o con la cocaina… lavoravano assieme con l′hascisc o con la cocaina.."), forniva utili elementi di riscontro in merito al canale di rifornimento degli stupefacenti: dalla Spagna (BUONACCORSO: "siccome quel lavoro, se non mi sbaglio, erano ottocento o mille chili di hascisc, allora...hanno fatto il lavoro, questo lavoro l′hanno fatto Fabio Lo Nigro, Tonino Lo Nigro, il fratello e Piero Tagliavia…L′hanno acquistata, l′hanno scesa dalla Spagna"), a Napoli (BUONACCORSO: "…gli ho consegnato sedicimila euro…si doveva andare a prendere dell′hascisc a Napoli…." "…Allora scendeva questa hascisc ché lui aveva delle amicizie a Napoli, nella zona di Marano… Sì, sì, a Marano, a Marano, nella zona di Marano, sì…."). Un vero e proprio "patto mediterraneo" tra CAMORRA e COSA NOSTRA siciliana, per movimentare grosse partite di stupefacenti (BUONACCORSO: "…erano ottocento o mille chili di hascisc…").
La regia occulta risale a LO NIGRO Antonino (BUONACCORSO: "…allora Tonino Lo Nigro che dopo l′arresto di Piero Tagliavia era il reggente della famiglia di Corso dei Mille… mi disse: "vacci e ci dici che al più presto mi fa avere questi soldi se no ci levo il motore o ci levo la macchina…") elemento di spicco di Cosa Nostra indicato come "una macchina per fare soldi", in virtù del talento dimostrato nel reggere le fila del narco-traffico (BUONACCORSO: "... Dopo trecento chili di questo hascisc, è stato dato a Stefano e Michele Marino che allora erano, erano affiliati uno alla famiglia di Roccella ed uno alla famiglia di Brancaccio. Allora hanno dato questo hascisc e i fratelli Marino, una buona parte di questo hascisc l′hanno data ai gemelli……Complessivamente siamo arrivati a cinquecento…. perché questa di trecento chili me l′ha confermata sia Lo Nigro che …. e dopo me l′ha confermata pure Adamo, perché dietro queste cose c′era pure Adamo che però non figurava con nessuno…").
E sono sempre i Carabinieri di Bagheria ad arrestare LO NIGRO, divenuto intanto uno dei 100 latitanti più pericolosi, la sera del 12 marzo del 2009.
L′indagine dei carabinieri oltre a decapitare in un solo colpo tre organizzazioni pericolosissime, attesta come l′idea di criminalità trans-nazionale appaia tutt′altro che teorica e lontana ed abbia dei precisi riferimenti sul territorio palermitano.
Le investigazioni infatti procedono anche sul canale estero in diretto collegamento con la Direzione Centrale dei Servizi Antidroga e la Guardia Civile spagnola.