Nuove dichiarazioni dei boss storici di Palermo sull'epoca delle stragi
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Il successore dei Graviano a capo del mandamento di Brancaccio tra il 2005 ed il 2006, Fabrizio Iannolino, ha deciso di vuotare il sacco.
Una storia interessante quella dell′odontotecnico di Termini, che da gestore di un bar vittima del racket si trasformò in carnefice.
L′ascesa al potere di Fabrizio Iannolino e dei picciotti palermitani.
L′arresto nel 2002 del capo mandamento di Caccamo, Antonino Giuffrè, creò molti problemi alla gestione di Cosa Nostra termitana tanto che il primo effetto fu l′assunzione della leadership da parte dell′allora latitante Salvatore Rinella che spostò la sede del mandamento da Caccamo a Trabia. Tuttavia, l′arresto di quest′ultimo nel 2003 sempre da parte dei carabinieri di Termini Imerese creò le premesse per l′ingerenza nelle vicende mafiose locali da parte di alcuni soggetti di Palermo, capeggiati da Fabrizio Iannolino (arrestato il 23 giugno 2007).
Quest′ultimo, palermitano di residenza ma termitano di origine, in virtù di una sorta di autorizzazione avuta grazie alla sua amicizia con Benedetto Graviano, il più piccolo dei fratelli che gestivano Brancaccio, assunse il controllo del mandamento di Trabia, momentaneamente privo di un leader.
In tale ottica si avvalse di alcuni "picciotti palermitani", così definiti nelle conversazioni intercettate dai rivali di Termini e Trabia, poi tratti in arresto (Alfonso Riccio, Domenico La Rocca) e assoldò in loco vari pregiudicati di adeguato spessore criminale, i cosiddetti "picciotti termitani", tratti in arresto con l′operazione del 17 marzo scorso (Paolo Piazza Palotto, Agostino Scarcipino Pattarello, Agostino Mantia, Monastero Leonardo, Serio Cosimo).
Con questo "schieramento" di forze iniziò una sistematica e pesante attività estorsiva, sottoponendo il territorio tra Termini Imerese, Trabia e Caccamo a una pressione fiscale mafiosa mai vista in precedenza. La nuova reggenza considerava l′intera area come una miniera d′oro a cui attingere a piene mani con ricavi che, nelle loro intenzioni, avrebbero certamente superato il milione di euro in pochissimo tempo. Moltissime attività commerciali e tutte le imprese edili che effettuavano lavori in zona furono assoggettate al pizzo.
Durò poco la parentesi Iannolino, perché il vento cambiò nell′estate del 2005. L′eccessiva ferocia estorsiva di Iannolino e i palermitani, che erano giunti a chiedere il pizzo anche a titolari di attività imprenditoriali da sempre controllate da mafiosi locali, fece molto indignare gli uomini d′onore di Termini Imerese che, al fine di riassumere il potere mafioso nel loro territorio, decisero di rivolgersi all′allora superlatitante Bernardo Provenzano attraverso Giuseppe Bisesi.
Bisesi (arrestato il 23 giugno 2007) inviò diverse lettere, poi ritrovate nel covo di Montagna dei Cavalli (pizzini inviati da Gius ′76), allo storico latitante, fornendo le sue referenze mafiose e chiedendo l′autorizzazione a scalzare Iannolino per il controllo della famiglia. Dopo uno scambio epistolare tra Lo Piccolo e Provenzano, quest′ultimo, qualche mese prima della cattura, concesse il suo benestare a Bisesi. A Termini Imerese i mafiosi locali ripresero il comando, rimuovendo definitivamente i picciotti palermitani: Fabrizio Iannolino fu affiancato per un periodo dal boss storico, uomo d′onore della famiglia di Termini Imerese, Liborio Pirrone, ma la sua fortuna finì con l′arresto anche dell′ultimo dei fratelli Graviano; a suggello dell′ordine ricevuto da Bisesi, restituì anche il denaro provento dell′attività estorsiva a Liborio Pirrone durante un incontro avvenuto all′interno del cimitero di Termini Imerese.
Adesso oltre Fabrizio Iannolino anche Salvatore Grigoli, noto esponente del braccio armato di Brancaccio durante gli anni delle stragi, racconta la sua versione dei fatti. Grigoli conferma la volontà di farla pagare ai rappresentanti del PSI che li avevano traditi. Nei verbali di Grigoli non vengono citati i nomi dei referenti politici esterni, ma si parla dei suoi rapporti con Nino Mangano, braccio destro di Giuseppe Graviano, anello di collegamento con Bagarella. Grigoli racconta come anche lui conoscesse da anni un referente politico di cui però al momento preferisce non fare il nome.
Grigoli parla anche di Matteo Messina Denaro, latitante nel trapanese come Spatuzza. Del superlatitante di Cosa Nostra, Salvatore Grigoli racconta di avergli fatto da autista nel 94 durante gli appuntamenti con Bagarella e di come sfuggì alla cattura a Milano, dove si sarebbe dovuto incontrare con Mangano e suo zio, decidendo di partire dalla stazione di Termini Imerese per poi sposarsi nel continente ed andare all′estero. Grigoli riferisce anche di uno sgarbo che Spatuzza fece nei suoi confronti, fregandosi dei soldi che Mangano aveva destinato a lui e di come Spatuzza iniziasse ad essere malvisto dagli altri a causa di una serie di sgarbi nella gestione degli affari.
Nel frattempo è attesa per oggi una deposizione di Gianfranco Miccichè sul dichiarante Spatuzza.
Fonte: [frakua86.blogspot.com, comunicalo.it]