La FIAT è italiana?
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E′ brava la FIAT, fa la spaccona acquistando altri marchi automobilistici in tutto il mondo, usa i finanziamenti anticrisi dello Stato e poi non è in grado, o più semplicemente non vuole, mantenere operativi gli stabilimenti italiani come quello di Termini Imerese.
In Francia, marchi come Peugeot, Citroen e Renault, hanno ricevuto i finanziamenti dello Stato, ma gli è stato imposto di mantenere attivi gli stabilimenti interni a discapito di quelli presenti in altri Paesi.
Capisco che ci sia la globalizzazione e che quindi le aziende, sfruttatrici, tendano a spostarsi nei paesi in cui la manodopera costa meno, n′è un esempio l′Europa dell′Est, ma non devono farlo con i soldi dei cittadini italiani e soprattutto, chi produce all′estero non deve poter usare il marchio Made in Italy.
Nel frattempo in televisione, pseudo analisti economici sparano soluzioni sull′argomento, come quella che ho sentito da parte di un docente di economia, che guarda caso aveva scritto un libro anticrisi, avete presente quei libracci che non sono buoni neanche per essere usati per stabilizzare la gamba di un tavolo , figuriamoci poi, a risolvere i problemi reali; che affermava che i lavoratori di Termini Imerese non dovevano attaccarsi al lavoro FIAT e che sostanzialmente avrebbero dovuto fare le valigie e in stile fine Seconda Guerra Mondiale, avrebbero dovuto emigrare.
Adesso vorrei esprimere due concetti su tale affermazione:
Primo, se a puntare i piedi sono gli operai di altri Paesi che minacciano di buttarsi da gru meccaniche a 150m di altezza o di darsi fuoco, si comprende la situazione, se invece a scioperare sono operai del Sud Italia, da sempre abbandonati a loro stessi, si considerano come dei bambini viziati che fanno i capricci.
Secondo, come si permette uno che nella vita non ha mai fatto niente, di giudicare persone che svolgono un lavoro ripetitivo, fatto di turni di notte e festivi, e dirgli di fare le valigie e partire? Sono persone che sono inserite nel tessuto sociale in cui vivono con le relative famiglie; poi, mi meraviglia che un docente di economia non conosca la realtà siciliana, in cui le alternative lavorative sono quasi inesistenti.
Personalmente appoggio i lavoratori di Termini Imerese, perché capisco che la chiusura della FIAT non sarà accompagnata d′alcuna riconversione degli impianti.
In uno Stato in cui esistono politiche sociali ed economiche funzionali, i lavoratori avrebbero valide alternative, ma in Italia, per lo meno nella parte B, mi riferisco al Sud, questo non accade.
Cara FIAT, chiudi gli stabilimenti che vuoi, ma non ti lamentare se quando acquisterò un′auto, questa sarà straniera, perché comprare FIAT non servirà a far crescere l′economia del mio Paese.
Boicottiamo il falso Made in Italy!
Ovviamente, il discorso vale anche per tutte quelle aziende che seguono lo stesso repertorio.
Fonte: [alterpensiero.altervista.org]