SEQUESTRATO IL PRINCIPE DEGLI ECOMOSTRI DI CEFALU', MINACCIA ROVINA, INDAGATO IL COSTRUTTORE

IL COMMISSARIATO DI POLIZIA DI CEFALU′ E LA LOCALE POLIZIA MUNICIPALE SEQUESTRANO UN PALAZZO DI SETTE PIANI MAI ULTIMATO ED IN COMPLETO STATO DI ABBANDONO DA DIVERSI ANNI, CONSIDERATO L′ECOMOSTRO PRINCIPE DELLA CITTADINA NORMANNA, CHE SORGE PROPRIO A FIANCO DELL′INGRESSO AL CENTRO STORICO. Nella odierna mattinata gli uomini del Commissariato di Polizia di Cefalù, insieme a personale della locale polizia municipale, sotto la guida dei loro rispettivi dirigenti Manfredi Borsellino e Stefano Blasco, stanno dando esecuzione al sequestro preventivo disposto dal GIP presso il Tribunale di Termini Imerese di un fabbricato a sette elevazioni mai ultimato ed in quasi trentennale stato di abbandono. Anche l′area circostante, in forte degrado e conosciuta come area "Miccichè" dal nome del costruttore, compreso il relativo cantiere ubicato a Cefalù tra la via Roma e la Via Cavour, a pochi passi dal centro storico della cittadina di re Ruggero, sono oggetto del sequestro disposto dalla Autorità Giudiziaria. Si tratta probabilmente del più visibile e sfrontato degli scempi urbanistici che da anni fa mostra di sé nel bel mezzo della nota cittadina turistica, occupando un′area talmente vasta da potere ospitare un vero e proprio parco cittadino. Ma come si è giunto al sequestro? Come scrive il P.M. nella sua richiesta di emissione di decreto di sequestro preventivo al GIP, poi esitata positivamente dal giudice terzo, "dalle analitiche indagini svolte dal Commissariato di P.S. di Cefalù e dalla Polizia Municipale di Cefalù, è emerso come il proprietario e committente dei lavori avesse ottenuto dal Comune di Cefalù nel lontano 1982 la concessione edilizia n.5 per la realizzazione di un immobile composto di sette elevazioni(cinque fuori terra e due interrate), con destinazione ad uso residenziale.
Attraverso alterne vicende amministrative e giudiziarie, descritte cronologicamente nel rapporto di polizia a firma del Vice Questore Aggiunto Manfredi Borsellino e dal Comandante Stefano Blasco, consegnato alla Procura alla fine dello scorso mese di ottobre con la richiesta del sequestro, il proprietario dell′area e committente dei lavori procedeva alla realizzazione dell′immobile fino a quando, il 26 giugno del 2001, il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia sanciva la decadenza del Miccichè dalla concessione edilizia, con conseguente obbligo di rimessione in pristino dello stato dei luoghi. Da quel giorno la realizzazione di quell′immobile (che, all′epoca era allo stato rustico) si interrompeva ed il cantiere veniva sostanzialmente abbandonato. Nel tempo le condizioni dell′imponente edificio, per l′incuria del proprietario e per l′azione degli agenti atmosferici, si sono progressivamente degradate sino a determinare — scrive il P.M. — "un incipiente pericolo di rovina". Illuminanti a tal proposito sono alcuni "passi" della relazione del personale dell′UTC di Cefalù che ha collaborato gli inquirenti, in cui osserva tra l′altro: "lo stato di degrado igienico-sanitario, ambientale e di sicurezza sia dell′area che del fabbricato"…"lo stato di abbandono dell′area intorno al fabbricato con la presentazione di vegetazione incolta, materiale di risulta (proveniente probabilmente dalla demolizione di preesistenti fabbricati) e di rifiuti di ogni genere)"…… "la sussistenza negli ultimi due piani di evidenti infiltrazioni d′acqua provenienti dai solai soprastanti e le strutture"….. , "il deterioramento del solaio di copertura e dei pilastri realizzati sullo stesso da parte degli agenti atmosferici con evidenti distacchi di porzioni di calcestruzzo".
Anche la Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali, coinvolta in sede del primo sopralluogo, esprime un severo parere, affermando che l′ Area "Miccichè" "…ha innescato i tipici fenomeni di degrado urbano dovuti a forme incontrollate di discarica (lattine e bottiglie) vegetazione spontanea, deperimento delle opere di cantiere…"
Concludono i geometri ed i periti ausiliari di p.g. che "l′esecuzione dello scavo di fondazione, con alterazione della morfologia preesistente del terreno, non seguita dalla realizzazione di idonea protezione sui confini di proprietà, può provocare dei danni alle limitrofe proprietà nell′eventualità di fenomeni di cedimento dei soprastanti terreni". Da qui le conclusioni degli inquirenti, fatte proprie dal GIP: il proprietario dell′immobile (e committente dei lavori), sebbene il fabbricato e l′intera area in cui insiste versasse da tempo in evidente stato di abbandono e minacciasse rovina con pericolo per le persone e per la pubblica incolumità, avrebbe omesso di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo, rendendosi responsabile del reato previsto dall′art. 677 del codice penale. Oggi la decisione del Gip di sequestrare l′immobile, il cantiere e tutta l′area trasformatasi intanto in una discarica a cielo aperto, sequestro che stanno in queste ore eseguendo congiuntamente gli agenti del Commissariato di Polizia e del Comando della Polizia Municipale di Cefalù.
Il GIP ha inoltre nominato custode di tutta l′area il Comandante della Polizia Municipale di Cefalù. Le indagini, nonostante il sequestro, proseguono sul fronte dei danni ambientali cagionati a tutta l′area circostante, come noto considerata di particolare pregio paesaggistico-ambientale. Nella foto l′ "ecomostro" così come si presenta oggi tra la Via Roma e la Via Cavour a Cefalù.
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