Operazione del Commissariato di Cefalù, evitato scempio della Rocca
- Cefalù,
- Attualità,
- Redazione
Ennesima operazione antiabusivismo del Commissariato di Cefalù diretto da Manfredi Borsellino, evitato lo "scempio" di uno dei luoghi più suggestivi della cittadina normanna, la "Rocca di Cefalù", assistita da una tutela particolareggiata in quanto Sito di Interesse Comunitario".
Tutto è iniziato con la segnalazione della redazione di un quotidiano telematico locale al Dirigente del Commissariato di lavori di sbancamento in corso alle pendici della "Rocca di Cefalù", sotto il Faro, nella Via Porta Giudecca.
I lavori erano stati commissionati dai proprietari del c.d. "Condominio del Faro" per l′accessibilità e adattabilità a monte dei fabbricati ad uso civile abitazione ivi insistenti ed erano stati preceduti da una D.I.A. (Dichiarazione di inizio attività) al Servizio Urbanistica di Cefalù ex Legge Regionale 26 marzo 2002, nr. 14, per la realizzazione di "opere di sistemazione esterna a monte di edificio, costruito in epoca antica, per l′accessibilità e adattabilità ai sensi della Legge nr. 13 del 9 gennaio 1989 (Disposizioni per favorire il superamento e l′eliminazione delle barriere architettoniche degli edifici privati)".
I committenti avevano altresì chiesto alla Soprintendenza il Nulla Osta all′esecuzione e realizzazione del progetto allegato alla DIA trattandosi di un′area soggetta a particolare tutela paesaggistico-ambientale ed immediatamente limitrofa al sic, la Rocca di Cefalù, considerato da un Dereto Assessoriale del 2005 sito di interesse comunitario ed assistito da una speciale protezione ed avevano aspettato che si formasse il silenzio assenso per dare inizio ai lavori.
Era stata anche invitata sul posto una funzionaria del servizio beni archeologici della Soprintendenza per verificare se le mura antiche presenti sull′area fossero di origine bizantina o medievale e quindi, in quanto bene archeologico, non potessero essere demolite.
Malgrado tutti questi accorgimenti dei committenti, il Commissariato di Polizia, collaborato dagli uomini della locale polizia municipale guidati dal Comandante Stefano BLASCO, effettuava due sopralluoghi e riteneva di "notiziare" la Soprintendnza, e segnatamente il Servizio Beni Pasistici, Naturali e Naturalistici, sull′andamento dei lavori fornendo al tempo stesso tutta una serie di rilievi fotografici dai quali si poteva evincere che non solo i lavori di sbancamento giungevano fino alle pendici della Rocca, il sic, ma sembravano altresì non del tutto contemplati dal progetto che ave ottenuto il silenzio assenso della stessa Soprintendenza.
Ebbene, la Soprintendenza, con un fax anticipato ieri al Dirigente del Commissariato, nel confermare che l′area interessata dai lavori di sbancamento - peraltro fatti sospendere in questi giorni in via cautelativa dallo stesso Commissariato - "è assoggettata ad un regime vincolistico articolato, per la presenza di vincoli di natura ambientale (immediata vicinanza del SIC Rocca Di Cefalù), paesaggistica, storico urbanistica e archeologica", ha ritenuto non configurabile l′istituto del silenzio-assenso in regime del quale i lavori avevano avuto inizio per la presenza del vincolo archeologico sull′intero sito.
Secondo la Soprintendenza, Servizio Beni Pasaggistici, Naturali, Naturalistici ed Urbanistici, dagli accertamenti ed i rilievi fotografici effettuati dagli uomini coordinati dai Dott. Borsellino e Blasco, "si evince la realizzazione di opere non previste nel progetto auto assentito costituite da una pista in terra che si inerpica sul fianco della scarpata, oltre alla parziale demolizione di un muro di recinzione in pietra, nonché la movimentazione del terreno in prossimità della parete facente parte integrante del SIC".
Da qui l′emissione da parte della stessa Soprintendenza di un′ordinanza di sospensione dei lavori con l′ordine rivolto al committente, il Condominio del Faro di Porta Giudecca, proprietario dell′area su cui ricadono le opere incriminate, di sospendere immediatamente i lavori abusivi e di trasmettere rilievo delle opere abusive realizzate per la verifica di compatibilità paesaggistica ed archeologica prevista dal Codice dei Beni Culturali ed Ambientali.
Nella stessa ordinanza, opportunamente trasmessa alla Procura della Repubblica per le valutazioni di competenza, la Soprintendenza ha ipotizzato "eventuali responsabilità penali". Responsabilità penali che a questo punto saranno oggetto di valutazione da parte dei magistrati che avranno sul loro tavolo anche il rapporto dettagliato e congiunto di Polizia di Stato e Polizia Municipale.
I committenti delle opere (qualificate dalla Soprintendenza come abusive), il Direttore e l′Esecutore dei lavori, potrebbero a questo punto essere chiamati a rispondere oltre che di lavori abusivi effettuati, o fatti effettuare, in area pluri-vincolata senza le prescritte autorizzazioni espresse (e non tacite) dalle Autorità competenti, anche per deturpamento di bellezze naturali per avere mediante demolizioni e sbancamenti alterato gravemente le bellezze naturali di luoghi soggetti a speciale protezione dell′Autorità ed immediatamente limitrofi ad un Sito di Interesse ed Importanza Comunitaria.
Oggetto di valutazione da parte dell′autorità giudiziaria potrà anche essere la condotta del Servizio Urbanistica del Comune di Cefalù che non avrebbe istruito alcun procedimento, né reso alcun permesso di costruire, circa una richiesta di lavori ricadenti in area limitrofa a zona in regime di particolare protezione e Sito d′Importanza Comunitaria, facendo maturare un "silenzio assenso" poi invocato quale autorizzativo dalla ditta esecutrice dei lavori. In mancanza di un parere favorevole espresso della Soprintendenza in ordine alla fattibilità e compatibilità paesaggistica ed archeologica dei lavori, l′Ufficio Urbanistica infatti avrebbe dovuto convocare una conferenza di servizi dal cui esito sarebbe dipesa l′efficacia della denunzia di inizio attività. In sostanza il Servizio Urbanistica, in assenza del parere dell′Ufficio preposto alla tutela del sito ed in assenza di una "valutazione di incidenza" dovuta anche per le aree limitrofe ai SIC quando ne alterino le caratteristiche pesaggistiche e l′ecosistema, non avrebbe indetto apposita conferenza di servizio dalle risultanze della quale sarebbe dovuto scaturire l′atto concessorio o il parere tecnico definitivo circa l′esecuzione dei lavori.