Lentini(Mpa): Sicilfiat ed i 'piemontesi' - uccello che ha mangiato vola via...
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Dichiarazione dell′on.TOTO′ LENTINI (MPA, Vicepresidente della Commissione Lavoro ARS)
′La storia, si dice, è maestra di vita e, spesso, finisce col far ripetere, in epoche diverse, vicende già accadute. Sulla vicenda dello stabilimento automobilistico di Termini Imerese sembra riproporsi una certa mentalità "piemontese", proprio come quella che ispirò i governi successivi all′Unità d′Italia. Lungi dal coronare le speranze suscitate dall′impresa garibaldina, il governo nazionale trattò la Sicilia alla stregua di una colonia da sfruttare: tasse sul macinato, servizio militare, dura repressione delle proteste popolari e un′amministrazione proterva, rapace ed ottusa che garantiva gli interessi dell′economia settentrionale a scapito del Sud. E, tanto per completare l′opera, la rapina delle ricco tesoro pubblico siciliano per coprire l′ingente debito dello stato sabaudo.
La stessa mentalità traspare dal comportamento di Fiat: col ricatto occupazionale il gruppo torinese ha sfruttato la Sicilia, pretendendo immense risorse pubbliche per fare sopravvivere lo stabilimento termitano. La fabbrica, allocata su terreni ceduti gratuitamente dalla parte pubblica, fu costruita col contributo pubblico. E sempre la parte pubblica ha praticamente regalato a Fiat le propria quota dello stabilimento (49%). Per non dire dell′immensa massa di denaro, sotto forma di contributi, agevolazioni, cassa integrazione e via discorrendo di cui Fiat ha beneficiato nel tempo. Sempre denaro pubblico, sempre frutto delle tasche dei siciliani. E come dimenticare, similmente a quanto accade nella chimica, la devastazione del territorio siciliano, delle sue meravigliose coste, operata dalle grandi industrie del nord che qui hanno localizzato le produzioni più "sgradevoli"?
Del resto il gruppo Fiat è sempre stato maestro nel privatizzare i profitti e scaricare sulla collettività le perdite.
Adesso Fiat fa sapere, senza troppi complimenti, di non avere più bisogno di Termini, abbandonando gli operai dell′azienda e dell′indotto e loro famiglie ad un destino di incertezza se non, peggio, di disperazione. Per la serie: ′uccello che ha mangiato vola via′...
E quali sarebbero le ragioni di Fiat? Può darsi che voglia delocalizzare le produzioni in qualche paese in via di sviluppo, tanto per fare profitti sui bassi salari? Oppure che, rispetto agli stessi stabilimenti italiani, a Termini non riescono ad implementare standard produttivi che sfruttino meglio gli operai e, magari, li paghino pure meno (vedi quanto accade nella fabbrica di Melfi, in Basilicata)? O, infine, più semplicemente, vogliono ancora denaro pubblico?
A VOLERE, SPASSIONATAMENTE, TRACCIARE UN BILANCIO LA SICILIA HA DATO A FIAT MOLTO PIU′ DI QUELLO CHE HA RICEVUTO. IN CAMBIO DI QUALCHE CENTINAIO DI POSTI DI LAVORO HANNO ASSORBITO CENTINAIA DI MILIONI DI EURO DI SOLDI PUBBLICI!
Ma la Sicilia ed i siciliani non sono più disposti a subire queste angherie. Nell′esprimere la mia totale solidarietà ai lavoratori credo sia venuto il tempo di prendere coscienza, da parte di tutti, e di agire concretamente. Se Fiat vuole lasciare che vada pure via, ma restituisca lo stabilimento ai siciliani che, magari con un partner diverso, sapranno produrre automobili, e con esse occupazione e sviluppo, senza più essere la colonia di certi "piemontesi".