Il 2 novembre in Sicilia, la festa dei morti

Se non ci fosse la morte, non ci sarebbe la vita. Triviale ipotetica che racconta una verità inconfutabile, collocata tra la bellezza della nascita e la drammaticità della scomparsa, periodo entro cui ognuno pone in atto la propria filosofia e la propria concezione del tempo.
E noi siciliani abbiamo un rapporto particolare con la morte, la rispettiamo fino a commemorarla a contatto con l′individuazione concreta della gioia della vita, cioé il sorriso di un bambino.
Il 2 novembre, infatti, c′è l′usanza di regalare un dono, raccontando che proviene da un caro estinto: il nonno o la nonna che non ci sono più, che da lassù ti guardano ed una volta all′anno ti portano un regalo con cui giocare appassionatamente. Ma attenzione, bimbo! Non svegliarti di notte, non fare il furbetto: non puoi fare l′avventuriero per scoprire il momento in cui il dono viene fisicamente elargito. Si rischia il solletico ai piedi.
Ecco la morte che diventa tradizione, entrando in contatto con la vita. Altro che Halloween, che non ci appartiene. Lì la morte fa paura, si traveste di forme mostruose. In Sicilia, invece, essa ha un rapporto continuo con l′esistenza, che continua nel nero delle vedove dopo il suo compimento, perché il ricordo addolorato non può scomparire, perché il solo pensiero rende viva la stessa morte, perché abbiamo più paura dell′oblio.
E, quindi, il 2 novembre diventa non tanto la commemorazione dei defunti quanto la celebrazione del ricordo della vita di chi non abbiamo più fisicamente accanto, a cui vogliamo che i nostri bambini partecipino col sorriso.
Questa è Sicilia, signori miei. Valeria Badalamenti
Da Palermo blog Sicilia fan Foto di Ferdinando Scianna