L’italia che non vogliamo!
- Termini Imerese,
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- Redazione
L′immagine pubblicata è terribile ma reale.
Rientra nella storia delle centrali nucleari.
Non la pubblichiamo per far sterile scalpore ma perché non ci si dimentichi mai di cosa significhi CENTRALE NUCLEARE. I rischi sarebbero altissimi.
Il governo avrebbe individuato dieci aree per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia. L′elenco comprende: Monfalcone [Gorizia], Scanzano Jonico [Matera], Palma [Agrigento], Oristano, Chioggia [Venezia], Caorso [Piacenza], Trino Vercellese [Vercelli], Montalto di Castro [Roma], Termini Imerese, Termoli [Campobasso].
Il documento riservato del ministero delle sviluppo economico, alla fonte della notizia, indicherebbe anche come principali criteri di scelta dei siti la vicinanza al mare e a una centrale elettrica.
In questi dieci siti verranno localizzate le quattro centrali di cui parla da tempo il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola.
Le quattro centrali annunciate sono già state appaltate al raggruppamento Enel — Edf [Electricité de France], con tecnologia francese. Inoltre il ministro agli inizi di ottobre è volato a Washington per firmare l′intesa di cooperazione sull′energia nucleare con l′amministrazione Obama. In particolare, il patto siglato prevede la nascita di una cordata italo-americana che costruirà le centrali nucleari di quarta generazione in Italia.
Nella cordata compare anche Ansaldo -Finmeccanica che dovrebbe consolidare la collaborazione con Westinghouse e portare in Italia il reattore di terza generazione Ap100, cioè quella tecnologia vecchia, pericolosa e costosa, che continua a produrre scorie che nessun paese è in grado di trattare né di stoccare definitivamente in sicurezza. Gli ultimi impianti di terza generazione realizzati in occidente risalgono agli anni ′80, mentre nei successivi anni ′90 li hanno costruiti solo in Giappone e in Corea. Poi basta, perché nessuno li vuole più. Salvo qualche paese del sud del mondo. Per i reattori di quarta generazione, potenzialmente sicuri, c′è da aspettare almeno altri venti anni.
E c′è già fermento sui territori, a partire da Scansano Jonico [Matera], dove il precedente governo Berlusconi aveva annunciato la costruzione del sito unico di stoccaggio delle scorie radioattive italiane provocando la rivolta popolare e la completa marcia indietro dell′allora ministro dell′ambiente Altero Matteoli. Lì i comitati "noscorie" non hanno mai smesso di lavorare. Non staranno certo a guardare le popolazioni e gli enti locali di Caorso e di Trino Vercellese, che non ne possono più di convivere con le centrali vecchie, centrali nucleari chiuse, ma non spente né smantellate, diventate depositi di stoccaggio delle scorie prodotte nel corso della loro breve attività.
Né sarà semplice convincere Monfalcone, fresca di battaglia contro il rigassificatore e dove contro la «candidatura» atomica si sono espressi ambientalisti, politici e cittadini.
Fonte: [quadernisocialisti.wordpress.com]