Incentivi all’auto ma solo se non chiudono le fabbriche
- Termini Imerese,
- Attualità,
- Redazione
Il problema degli incentivi fiscali al settore dell′auto non può e non deve essere sintetizzato nell′affermazione dell′amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, affermazione che in realtà è una minaccia, che senza incentivi l′azienda sarà obbligata a chiudere alcuni impianti produttivi in Italia. Tanto per non fare nomi Termini Imerese e Pomigliano D′Arco.
La questione è esattamente opposta.
Il governo, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, prorogherà gli incentivi alla rottamazione solamente a fronte di precisi impegni e di garanzie che tali impianti non verranno chiusi con i conseguenti e prevedibili devastanti effetti sul tessuto sociale della Campania e della Sicilia.
Le due posizioni, Fiat e governo, sembrano identiche ma in realtà non lo sono affatto.
C′è da temere peraltro che il Lingotto, come ha sempre fatto nella sua lunga vicenda aziendale resa possibile da oltre un secolo di vergognosi aiuti statali, alla fine riesca a fare i propri comodi e i propri interessi, ossia vendere più auto con il sostegno pubblico, salvo chiudere successivamente le due fabbriche e mandare a casa migliaia di dipendenti.
Del resto il gruppo di controllo della Fiat ha scelto di puntare la maggior parte delle risorse sull′estero. Non solo sullo stabilimento polacco in una fase di raddoppio delle sue potenzialità produttive e sugli stabilimenti sudamericani. Ma soprattutto sugli Stati Uniti dove è stato assunto il controllo della Chrysler grazie agli aiuti pubblici (tutto il mondo è paese) gentilmente offerti dal cosiddetto amico del popolo, Barack Obama, e portando in cambio in dote la propria tecnologia "pulita" ed "ecologica". Il Lingotto spera di riuscire a produrre in Nord America auto di dimensioni più contenute, più economiche e a bassi consumi, con la speranza, o forse l′illusione, di cambiare la radicata preferenza dell′americano medio per vetture di grandi dimemsioni e nelle quali il livello dei consumi rappresentava l′ultimo dei problemi.
Scajola ha spiegato che in ogni caso "il tema degli incentivi per l′acquisto delle auto non può essere disgiunto da un aumento della produzione in Italia". Un′affermazione che può essere letta anche politicamente come un monito al Lingotto a non unirsi alle manovre in corso per fare cadere Berlusconi e il governo e e al suo uomo immagine, Luca di Montezemolo, a smetterla di coltivare ambizioni politiche utilizzando il suo pensatoio ItaliaFutura. Il governo non si tirerà indietro ma una decisione in merito potrà nascere solo ad un accordo preso da tutti gli Stati dell′Unione europea. In caso di una decisione positiva, gli incentivi dovranno favorire l′acquisto di auto che inquinano meno e più sicure. L′obiettivo da perseguire è quello di rinnovare il parco auto italiano che è tra i più vecchi d′Europa.
Fonte: [rinascita.info]