Le cause della tragedia

Chi ha casa punta il dito sui piromani, chi non ne ha o arriva nei luoghi della catastrofe per salvare il salvabile punta il dito sulle case abusive e l′assenza di interventi di prevenzione. La verità è che a causare la tragedia nel Messinese è stato tutto questo insieme: crimine, illegalità, omissioni, sottovalutazione. Si sono chiusi tutti e due gli occhi, si è lasciato fare, non si è vigilato, ognuno ha fatto quello che ha voluto e dopo che si è lasciato fare, non si è intervenuti per evitare il disastro.
Per la magistratura non sarà facile venire a capo delle responsabilità, perché sono tante e di varia natura. E ci sono responsabilità politiche, causa prima della tragedia, che non sono condannabili, nel senso che non possono tradursi in reati e essere ascritti ad una norma del codice penale. Lo so, vorremmo vederli appesi ad un albero quelli che se ne sono fottuti. Dobbiamo abituarci a ragionare, a non fidarci, a capire com′è andata, a colpire quelli che l′hanno combinata più grossa degli altri, a punire, al momento giusto, con il voto oltre che con le sanzioni, coloro che non hanno fatto il loro dovere ed hanno privilegiato altro per farsi belli con la gente.
Insomma, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e non limitarci a sfogare il pur legittimo diritto alla "vendetta" civile, che non ha niente a che vedere con la violenza o con l′istinto brutale di farla pagare ai capintesta disonesti. Ora occorre sapere com′è andata, capire quelli che hanno sbagliato. Non è facile, perché fra quelli che hanno sbagliato potrebbero esserci anche alcune vittime del disastro. Ed è bene guardare in faccia le cose come stanno, altrimenti dovremo subire altri disastri. Guido Bertolaso l′ha detto chiaro e tondo: la tragedia è stata causata dall′abusivismo edilizio. Ed ha detto la verità seppure parziale. Ha omesso che alla tragedia hanno contribuito i piromani, che gli incendi hanno privato la montagna dei ciò che la immobilizzava. Le fiamme hanno distrutto gli alberi e denudato la montagna. Ad appiccarle sono stati delinquenti prezzolati o interessati essi stessi. Hanno potuto distruggere tutto perché gli è stato lasciato fare. Piromani che finiscono in galera ce ne sono pochi, pochissimi. Appiccare il fuoco ai boschi non è stato considerato un delitto grave, e la sorveglianza non è stata mai costante e sicura. Anzi, lo Stato per molti anni non si è curato del problema, non c′è stato, semplicemente. Ma anche se ci fosse stato, i delinquenti avrebbero fatto la loro parte perché non bastano i guardaboschi, ci vogliono presidi di sicurezza affidati a chi ha interesse che le fiamme non incendino i boschi. Bisogna coinvolgere i privati nella sorveglianza dei boschi, permettendo che i boschi ospitino attività turistiche. Gli ambientalisti devono farsene una ragione. Pretendono il massimo e non si trovano fra le mani niente.
Le case abusive? Ci sono, e tante. Ce ne sono aggrappate alla montagne ed altre a pochi metri dal mare. Sono nate dal bisogno di avere un tetto? Non solo. L′indulgenza è stata finora l′alleato migliore della speculazione fondiaria ed edilizia, che non sono la stessa cosa. La prima regala un falso affare a chi compera, un fazzoletto di terreno per quattro soldi, e poi vengono i guai. Non ci sono fognature, strade, acqua, luce né studi di "fattibilità" (frane, alluvioni). Così ci si può trovare sul letto di un fiume, un ruscello, una striscia di terreno che porta a valle l′acqua piovana.
Chi vende fa la figura del benefattore, invece si è mangiato anche l′anima dell′acquirente. Una volta che ha acquistato il terreno, scava le fondamenta senza avere la concessione edilizia. Non succede niente, nel peggiore dei casi viene denunciata alle autorità comunali l′illegalità edilizia. Arriva l′ordine di fermo, e si continua a costruire. Nascono così le case, non solo una casa. E quando sono tante, quelli che le abitano fanno nascere un comitato ed ottengono dalla politica comprensione prima e sanatoria poi. Perché ogni città, villaggio, quartiere ha il suo comitato di abusivi che chiedono la sanatoria. Voti, tanti voti.
Questa filiera è uguale ovunque, nel messinese e nel nisseno, nel trapanese ed altrove. Ha distrutto le coste siciliane, devastato la montagna, reso brutta e pericolosa una fetta della Sicilia. Ed ha provocato, come nel caso più recente, la morte di uomini, donne e bambini.
Il capo della protezione civile, Bertolaso, e il Presidente del Consiglio, ignorano tutto questo?
Il primo ha fatto una diagnosi stringata e sbrigativa: colpa degli abusivi. Non basta, naturalmente. La Protezione civile non può arrivare quando le tragedie si compiono, deve disporre di poteri che permettano di intervenire sulla prevenzione. Questi poteri devono essere concessi dai governi, che invece se li tengono per sé, perché vogliono essere loro a distribuire le risorse.
Il Presidente del Consiglio, Berlusconi, ha riferito di sapere che stava per abbattersi un nubifragio. Siccome parla in prima persona plurale, le sue parole vano intese come "informazione nota alla protezione civile".
Quanto è servito il fatto che sapesse? Niente. La quantità d′acqua è stata enorme, spiega Berlusconi. Significa che è imprevedibile questa quantità d′acqua. Sembra ripetersi quanto è successo all′Aquila. Qualche giorno prima della catastrofe si riunirono e stabilirono che niente avrebbe potuto giustificare un intervento di emergenza, perché i terremoti non sono prevedibili e allarmare la popolazione potrebbe provocare seri svantaggi.
Sappiamo com′è andata e perché sono morti quei poveri ragazzi dell′università che avevano una gran paura, esternata ai responsabili del "college". Il punto è, dunque, uno: la prevenzione deve scattare allorché ci sono segnali che una calamità "naturale" possa provocare una tragedia? Il governo "sapeva" del nubifragio ma non sapeva del dissesto idrogeologico dell′area in cui esso si sarebbe abbattuto? O pur sapendolo non l′aveva considerato una priorità? E siamo al dunque: quali regole, quali motivazioni, quali fatti, quali strumenti di conoscenza vengono presi in considerazione allorché si effettuano interventi, si redige un inventario delle cose da fare, si distribuiscono le risorse?
Perché ci si meraviglia che dopo la tragedia messinese nessuno abbia voglia di sentire parlare del Ponte. Quando a casa nostra il frigorifero è vuoto e qualcuno arriva con un televisore nuovo che cosa fate, applaudite?
La questione è un′altra, le scelte dei governi. Bertolaso ha detto che ci vogliono 25 miliardi di euro per mettere in sicurezza il Paese ed evitare tragedie provocate dal dissesto idrogeologico. Berlusconi ha trasformato questa verità in una "provocazione". Ha riferito che il sottosegretari voleva solo farci sapere quanti soldi ci vogliono per fare tutto, ma — ha aggiunto - non possiamo fare tutto.
E che cosa potete fare? Dove, quando?
Fateci sapere come spendete i soldi, per tempo naturalmente. Fonte: [siciliainformazioni]