LA BADIA DI GANGI: ARTE E CONVEGNI ALL’OMBRA DI UNA CHIESA BENEDETTINA
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Dall’1 all’8 agosto presso la chiesa della Badia di Gangi (ricostruita nel 1728-29 nel sito di un preesistente edificio religioso su progetto dell’arciprete La Punzina) si sono tenute una serie di iniziative culturali dal titolo : “I giorni dell’arte e della storia”. Iniziative organizzate dall’Archeoclub d’Italia (sede di Gangi) e da un gruppo di artisti locali (Giuseppe Antonio Scarpa, Santo Mocciaro e Marco La Russa) denominato per l’occasione “essere artisti a Gangi”. In particolare, l’Archeoclub ha curato l’organizzazione di due convegni e l’esibizione di quello che può essere definito l’ultimo amanuense madonita, al secolo Vincenzo Bongiorno che da anni ricrea documenti medievali con rara abilità e pazienza certosina, sulla scia delle tecniche scrittorie dei monaci medievali. I due convegni hanno avuto come tratto unificante l’analisi della società e del potere lungo il Salso, con particolare attenzione all’area latifondistica e mineraria (madonita, erea , nebrodiense). Il primo incontro (tenutosi l’1 agosto, dal titolo”Flussi migratori dalla Alta Valle del Salso al continente americano” e introdotto dal dottor Mario Siragusa con esperienza didattica e di ricerca nel campo accademico,scolastico e presidente dell’archeoclub di Gangi) ha fatto registrare la partecipazione di insigni esperti dell’argomento: tra questi il professore Marcello Saija ordinario presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Palermo, con all’attivo parecchi studi sull’emigrazione siciliana nelle Americhe e fondatore del primo Museo Regionale dell’Emigrazione Siciliana. Altro illustre relatore è stato il professore Salvatore Costantino sociologo della medesima Università. Tra il pubblico, autorità ed esponenti delle istituzioni civili e religiose locali (tra queste, don Pino Vacca arciprete della Chiesa Madre di Gangi che ha formulato un breve saluto a tutti gli intervenuti) . Marcello Saija ha illustrato le dinamiche generali e i caratteri fondamentali del fenomeno migratorio isolano negli Usa, soffermandosi, in modo più specifico, sui caratteri dell’emigrazione gangitana ai primi del Novecento in Nord-America. Egli ha riproposto la sua interpretazione storiografica di siffatto fenomeno, riconducendolo principalmente alla visione e all’immaginario indotti nelle menti dei siciliani dall’azione propagandistica in favore dell’emigrazione da parte di agenti dell’emigrazione e delle società di navigazione che gestivano i viaggi della speranza verso gli Usa. Questi soggetti interessati al bussinness dell’emigrazione erano appoggiati da periodici e fogli (locali e non) che veicolavano e diffondevano l’idea in Sicilia di una vita migliore al di là dell’Oceano, con più opportunità di successo economico e sociale (A Nicosia L’eco dei Monti, La voce di Gangi, e Giglio di Roccia a Petralia Sottana) . La scoperta di questo grande affare, da parte delle compagnie di navigazione, alla fine dell’Ottocento avrebbe sollecitato molti isolani ad emigrare. Per il docente esistono diversi tipi di emigrazione e dunque <>. L’emigrato della costa non era spinto dalle stesse motivazioni di quello della montagna. Più che di un’emigrazione espulsiva dalla terra di origine si dovrebbe parlare di partenze motivate dal fatto che <>, di nuovo, di allettante (è il cosiddetto modello attrattivo). Le condizioni sociali e storiche di alcuni centri di montagna come Gangi erano peculiari. Saija ha così parlato dell’emigrazione gangitana negli Usa, basandosi principalmente sui dati di Ellis Island (porto principale degli Usa in cui approdavano le navi cariche di emigranti), opportunamente e sapientemente elaborati e interpretati. Da una ricerca guidata dal medesimo docente sono emersi, tra l’altro, i nomi degli agenti e sub-agenti dell’emigrazione gangitana. Figure attive tra Cefalù e Gangi nei primi del Novecento. Dall’incrocio con alcuni dati documentari raccolti dal dr. Mario Siragusa, è emerso anche il nome di un istituto di credito americano (Italian American Trust) al quale si appoggiavano alcuni emigranti gangitani negli Usa al fine di inviare nel paese natìo le rimesse.
Altro intervento interessante è stato quello del professore Costantino. Quest’ultimo ha posto l’accento sulla terra di origine degli emigrati e sulle motivazioni dell’abbandono della stessa. In altri termini ha posto principalmente l’ attenzione sulle condizioni di partenza dei nostri migranti. Ha ricordato, in sintonia con Saija, le difficili condizioni di vita nelle Madonie tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Ha sottolineato che ci si trovava nel cuore della Sicilia del latifondo. Il potere dei conti Ventimiglia vi aveva fortemente impresso diversi secoli prima delle tare ereditarie difficili da estirpare. Un potere ed una società <> che spingevano i gangitani verso l’emigrazione. Una realtà in cui gabelloti, campieri e baroni mafiosi la facevano cinicamente e spietatamente da padrone. Un diffuso clientelismo e la subordinazione di massa ai signori feudali e postfeudali, dunque, fecero si che molti madoniti e gangitani conoscessero la via dell’emigrazione. Costantino, condividendo e riconoscendo la tesi del suo collega Saija, ha ricordato che anche la povertà era un fattore importante nel determinare la migrazione transoceanica . Inoltre , ha cercato di tessere, riuscendovi, un filo tra passato e presente. Un filo costituito dal legame tra l’emigrazione dei nostri padri con quella che attualmente vede la Sicilia come terra promessa ( promise land) per molti nord africani. Il docente si è soffermato da sociologo, sugli altri aspetti tipici del fenomeno.
Mario Siragusa, ha contestualizzato alcuni dati emersi dal convegno riferendoli alla storia del bacino dell’Alto Salso e dintorni (Petralia Sottana, Gangi, Nicosia). Ha ricordato il ruolo dei fogli locali nel tenere vivo il rapporto tra realtà paesana e America. Ha sottolineato il ruolo delle società operaie e delle confraternite fondate da gangitani e petraliesi in America e ricordato qualche madonita di successo come Pecora originario di Isnello ed eletto sindaco di New York. Ha messo in evidenza anche il particolare rapporto esistente tra un notabile gangitano dalle origini familiari contadine (un burgisi) ed un soliciting agent (agente migratorio) e poi membro del consolato italiano a Charleston (Usa), grazie a delle lettere inedite: si trattava di tal Giovanni Sottile (il cui nominativo risultava dalla ricerca guidata da Saja).
Dal convegno è emersa una proposta, formulata da Marcello Saija, circa lo studio sistematico dell’emigrazione madonita, articolata in varie fasi e che potrebbe portare alla futura istituzione di un museo dell’emigrazione madonita. Il medesimo professore ha proposto Gangi come sede dello stesso. Si è auspicato il coinvolgimento corale di istituti d’istruzione, enti di governo locale, associazioni e famiglie dei vari paesi madoniti. L’Archeoclub di Gangi ha raccolto l’invito, riproponendosi di sensibilizzare società e istituzioni e di promuovere un tale progetto nel territorio, in quanto pagina importante (ma che rischia di essere dimenticata) della storia della gente madonita (in tale contesto foto, lettere, storie familiari inerenti l’emigrazione nelle Americhe possono essere segnalati all’Archeoclub di Gangi anche inizialmente tramite i giornali ). La giovane Gloria Nasello ha letto alcuni brani tratti da lettere inedite e da articoli di “Giglio di Roccia” (messi a disposizione, e per gentile concessione, della biblioteca comunale di Petralia Sottana) sull’argomento dell’emigrazione negli Usa. Inoltre è stato reso fruibile al pubblico un album dell’emigrazione madonita con documentazione inedita .
Altro convegno organizzato dall’Archeoclub presso la Badia di Gangi , tenutosi giorno 6 agosto e dal titolo “Politica e società in età liberale nell’area del latifondo e dello zolfo”, ha visto la partecipazione di Gero Di Francesco ( studioso ed ex sindaco di Sutera ed ex Consigliere provinciale di Caltanissetta), Filippo Falcone ( storico locale, membro della Società di Storia Patria di Caltanissetta ed ex assessore e consigliere provinciale di Caltanissetta) ed il prima citato Mario Siragusa (archeoclub di Gangi). Tutti e tre hanno all’attivo numerose pubblicazioni sulla storia territoriale dell’area feudale e mineraria. Tra gli attenti spettatori del convegno il vicesindaco e già sindaco di una cittadina umbra. Lo scopo del convegno consisteva nel fare il punto su alcune esperienza di ricerca pluridecennale sul potere politico e sulla società madonita e nissena in età liberale (la provincia di Caltanissetta allora includeva amministrativamente anche l’ennese). Il dottor Di Francesco ha improntato il suo intervento sulla illustrazione ed enucleazione della lotta politica tra centro e periferia . Ha ricordato il sistema elettorale di marca censitaria (e cioè fruibile da pochi) e gli aspetti giuridici e normativi su cui era fondato il potere amministrativo, comunale di sindaci e consiglieri. Ha analizzato le principali figure della lotta elettorale del nisseno , illustrandone luci ed ombre. Ha pure dato una lettura diversa del ruolo di Crispi, sulla scorta di parte della storiografia, al cospetto di gruppi clientelari e camarille locali. Ne ha pure ricordato il ruolo nella drammatica fase dei fasci siciliani nell’area mineraria.
Filippo Falcone, ha illustrato le peculiarità e gli aspetti della lotta politica nel nisseno.In modo particolare ha messo l’accento sulle contraddizioni e sui limiti storici delle èlites locali, stabilendo un acuto rapporto tra l’età liberale e quella repubblicana. Ha messo il dito nella piaga dei molteplici limiti ed atteggiamenti discutibili dei gruppi dirigenti locali e nazionali. Infine Mario Siragusa, ha parlato degli aspetti essenziali della lotta politica sulle Madonie, partendo dalla seconda metà del settecento . Ha sottolineato come dalla lotta tradizionale di fazione si sia passati gradualmente a forme di lotta politica più moderne. Ha rilevato come in Sicilia si siano formati almeno due poli e modelli economici , culturali e politici. L’uno capitalistico, che faceva capo storicamente al gruppo imprenditoriale dei Florio e l’altro, invece, abbarbicato sulle posizioni e sugli atteggiamenti tipici della Sicilia del latifondo. Ha pure rilevato come elementi capitalistici e modernizzatori avessero dei contatti e dei collegamenti con il mondo dei ceti medi delle Madonie. Degli agganci di quest’ultimo si ebbero anche con il mondo minerario dove emersero la ricordata figura dei Florio e quella del grande esponente democratico-repubblicano Napoleone Colajanni (sull’argomento vedi :M.Siragusa: Napoleone Colajanni, I Florio e i notabili della profonda Sicilia, Sciascia ed. 2008) che della lotta alla corruzione politica ed al perverso intreccio mafia – Stato fece uno dei suoi cavalli di battaglia prediletti. Il dottor Siragusa ha posto l’accento anche sulla lotta per la terra che ha costituito uno dei principali motivi del conflitto politico locale sulle Madonie borboniche e liberali. Si è così delineato un motivo, un fattore decisivo dello scontro tra liberali, democratici e socialisti fino alle soglie del fascismo.. Ha fatto da cornice a questi eventi la mostra pittorica del maestro Giuseppe Scarpa (con i suoi deliziosi soggetti femminili e bucolici) ed i quadri e le sculture del duo Mocciaro-Scarpa che vanno dalla creazione di figure presepiali a quella di soggetti mitologici (segnaliamo una particolare reinterpretazione artistica di Poseidon ad es., una cui possibile ipotetica antica traccia, costituita da un tridente scolpito a rilievo, è stata individuata localmente , documentata fotograficamente dall’archeoclub di Gangi e regolarmente segnalata nel 2013 alla Soprintendenza al ramo di Palermo insieme ad un sito di interesse archeologico esistente nel territorio di Gangi ). Buona e positiva è stata la risposta del pubblico alle iniziative culturali descritte,nonostante le manifestazioni in questione si siano svolte in un mese in cui molteplici e svariate sono state le occasioni di intrattenimento a Gangi e dintorni. Momenti e fasi della rassegna culturale presto saranno disponibili e visualizzabili on line sul sito: www.comitatoenginomadonita.altervista.org/CREM/ . Presto gli atti del due convegni, sotto il titolo unificante “Lotta politica, società ed emigrazione nel bacino del Salso tra Ottocento e Novecento”, saranno pubblicati in un libro a edizione limitata a cura dell’Archeoclub di Gangi./---
Il presidente dell’Archeoclub di Gangi Mario Siragusa