LA REINDUSTRIALIZZAZIONE DI TERMINI IMERESE NON PUO' AVVENIRE A SPESE DEI BOSCHI SICILIANI

Il 26 giugno la regione Sicilia discuterà la proposta di un'azienda per pellet che vuole attingere ai boschi siciliani privi di manutenzione. La copertura boschiva è fondamentale per la difesa del suolo

A due anni dalla chiusura dello stabilimento FIAT di Termini Imerese che ha comportato la perdita di lavoro per oltre 2mila persone, tra stabilimento e indotto, si pone il problema di come reindustrializzare quell'area per risollevarne l'economia. Diversi imprenditori, anche stranieri, hanno presentato progetti industriali che per motivi diversi non sono andati a buon fine, alimentando speranze e delusioni nella comunità Termitana. Tra le ultime proposte sul tavolo della Regione Sicilia ce n'è una che preoccupa molto Italia Nostra per le ripercussioni pesanti e negative che avrebbe sull'ambiente, sui boschi, sulla stabilità dei pendii ora protetti dal manto vegetale e sul paesaggio dell'intera isola. Si tratta della proposta di un'azienda che intende produrre pellet per stufe. Il tutto operando non solo da residui di lavorazione del legno, "ma anche attingendo ai boschi siciliani privi di manutenzione".

Per discutere di tali proposte il viceministro dello Sviluppo economico Claudio De Vincenti ha convocato per il 26 giugno prossimo il Presidente della Regione Crocetta, l'Assessore alle Attività Produttive, ma non - e ciò inspiegabilmente desta molta preoccupazione - quello al Territorio e Ambiente.
Questa notizia ci preoccupa moltissimo perché la Sicilia non ha mai avuto un'industria del legno degna di tale denominazione (quindi scarti insignificanti; forse quelli della lavorazione delle cassette per frutta e verdura!). Il "ma anche attingendo" va pertanto realisticamente letto: "attingendo principalmente, se non esclusivamente".

La Sicilia, in termini ambientali, ha già dato molto più di quanto abbia ricevuto in lavoro e benessere per i Siciliani: prima gli stabilimenti petrolchimici, poi lo stoccaggio di rifiuti pericolosi nelle dismesse miniere di Pasquasia, ora l'eolico industriale selvaggio, prossimamente il taglio dei boschi. La Sicilia non può più essere considerata terra di rapina. L'orografia e la fragilità delle aree montuose e collinari non permettono la rinuncia ad un solo ettaro della residua copertura boschiva, con o senza manutenzione. Il mantenimento della copertura boschiva è fondamentale per la difesa del suolo.

Ma il bosco è anche il contesto dove la biodiversità si manifesta in tutta la sua potenza, specialmente in Sicilia dove i boschi presentano peculiarità proprie e specialissime nelle diverse aree geografiche. I boschi "lasciati a sé stessi" hanno un alto tasso di naturalità e di biodiversità in quanto non disturbati dall'intervento antropico. Piante e animali, in competizione o in simbiosi tra loro, possono essere osservati in condizioni biologicamente ottimali. La "non manutenzione" non può essere il lasciapassare per le motoseghe che, in men che non si dica, decimerebbero cime e pendii ora verdissimi lasciando spazio a terre brulle e desolate, soggette al dilavamento delle acque meteoriche e a franamenti in caso di piogge intense.

Ulteriore motivo di preoccupazione per Italia Nostra è l'irreparabile danno che si arrecherebbe al paesaggio collinare e montano ancora connotato da coperture boschive.
Senza tralasciare che la nuova strategia forestale europea, riconoscendo il plurale valore delle foreste, ha per obiettivo che entro il 2020 sia assicurata alle foreste dell'Unione Europea una gestione rispettosa dei principi di sostenibilità ambientale e sia contrastata la deforestazione per il mantenimento della vitalità e della biodiversità degli ecosistemi.


LILIANA GISSARA - Consigliere Nazionale ITALIA NOSTRA
LEANDRO JANNI - Presidente Consiglio Regionale Sicilia di Italia Nostra