Mostra Antologica di Giuseppe Forte

Mercoledì 18 Giugno alle ore 18,00 presso la sala delle Capriate la presentazione della mostra che subito dopo verrà inaugurata all'Ottagono Santa Caterina. interverranno il Sindaco di Cefalù Rosario Lapunzina, l'assessore alla cultura antonella Marinaro, il Prof. Antonio Franco e la Pro.ssa Rosalba Gallà. Modera A. Macaluso consulente del turismo.

DI SEGUITO LE RECENZIONI DI ANGELA DI FRANCESCA e ANTONIELLA MARINARO

Lo “spazio” di Giuseppe Forte.  Nella storia della civiltà umana sempre alla attività del “negotium”, che  presiede alle occupazioni pratiche, si intreccia per vie sotterranee il percorso affascinante dell’ “otium”, l’esigenza di perseguire ciò che non attiene all’utilità immediata ma risponde a una domanda di ricerca intellettuale, alle esigenze psicologiche più profonde dell’individuo, collocandosi nel suo spazio interiore.

E’ questo lo “spazio” dell’artista.

Da 50 anni Giuseppe Forte traccia con sicurezza e passione un suo percorso personale  e poliedrico, ricco di stimoli e suggestioni, che marca con la sua specificità una presenza forte nel nostro contesto artistico.

La cifra estetica di Giuseppe Forte è un moderno figurativo quasi onirico, che parte dalla realtà trasfigurandola, impregnando le immagini di segni, una ricerca artistica che spazia dalla pittura fiammeggiante di un acceso cromatismo mediterraneo alla tentazione del polo opposto, il tratto rigoroso e severo della “china”.

Certamente la sicilianità domina nell’opera di Forte, che la propone e la rivendica, come ci mostrano i suoi codici espressivi, i colori, i frutti, i vicoli, i paesaggi, la scelta di soggetti della tradizione e del mito, il richiamo al carretto siciliano, l’uso in chiave etnografica di materiali particolari  legati al mondo della tradizione e del lavoro come base per la sua pittura (v. i fondi delle botti).

Ma è, la sua, una sicilianità che non si pone come punto d’arrivo, ma piuttosto come chiave che apre molteplici porte, facendosi segno di una speciale visione della vita, del duplice disvelamento di una realtà che contiene l’energia vitale e il destino dei vinti, la gioia e il male di vivere.

Archetipi della rappresentazione sono lo spazio geografico, il paesaggio, e  le persone, le azioni, i sentimenti.

L’apparente semplicità della dimensione paesaggistica ci accoglie e ci sfida  con vicoli e stradine e cortili, luoghi  di ieri e di sempre percorsi da un’eco di solitudine, campagne edeniche dove regnano il vento e il colore.

Rappresentazione della natura senza interferenze: gli esseri umani non violano il segreto di questi luoghi, presenti solo tramite le tracce del loro passaggio, della loro esistenza- i panni stesi ad asciugare, le piante nei cortili e sui balconi.

Il paese - Cefalù soprattutto è il territorio privilegiato dell’artista - si svela e si nega nel gioco dei rimandi temporali e psicologici, è memoria dell’ieri, o ri-creazione nell’immaginario di emozioni perdute nella lunga avanzata del progresso e della storia, ma che l’arte riesce ancora a captare e a salvare.

La  figura umana negata nel paesaggio campeggia incontrastata nei ritratti, nei soggetti religiosi, nelle scene di lavoro, dove solo qualche dettaglio paesaggistico è presente, ma protagonisti sono i visi, gli sguardi.

Serenità e angoscia, dolcezza e dolore, questi gli estremi tra i quali si sviluppa la fine introspezione psicologica dell’artista nei confronti dei soggetti.

Così nei soggetti sacri, intrisi di tenera dolcezza nelle Madonne col Bambino, di pietas e sofferenza nelle scene della Passione, nelle rappresentazioni del Cristo.

E nei quadri sulla “condizione umana” le figure, plasticamente immerse in un “altrove” fisico e mentale, oppresse da una sofferenza quasi tangibile, raccontano fin nella postura la loro condizione drammatica, come nella rappresentazione poetica di T. S. Eliot in “Assassinio nella Cattedrale”: “Anche con la schiena piegata sotto la fatica/ il ginocchio piegato sotto il peccato /la testa piegata sotto il timore /le mani sul volto sotto il dolore.”.

Un aspetto interessante e originale della pittura di Giuseppe Forte è quello delle “nature morte”, termine italiano inadeguato rispetto all’inglese  “still life”, che appare ancora più inadeguato se accostato alle figure di questo artista.

Gli still life di Forte sono costruiti secondo un gioco prospettico tridimensionale, con un avvicendarsi di volumi dove oggetti e figure irrompono in primo piano nell’ottica di chi guarda, per digradare col piano successivo concludendo con uno sfondo che si dilata nel paesaggio, nella natura, nel mare.

Forme e figure che spesso non sono quelle classiche della “natura morta”, ma un enigmatico accostamento di vasi, frutti, sculture, a volte con richiami a Magritte, accostamento che dà l’idea del rebus, una soluzione da scoprire, da indovinare.

Eugene Delacroix afferma che l’arte “è un ponte tra l’animo dell’artista e quello dello spettatore”. Attraversando il ponte del vasto caleidoscopio costituito dall’opera di Giuseppe Forte, diventiamo partecipi di avventure spirituali, di armoniose nostalgie, di miti ancestrali, mistiche contemplazioni, suggestioni cromatiche, visioni di sogno e di memoria, dello splendore e della solitudine del Sud.

I meravigliosi 50 anni d’arte di Giuseppe Forte sono un cammino insieme umile e ardito verso la più intensa delle forme di comunicazione, verso l’incontro con la creatività, con la bellezza.

Nell’arte, ogni tela è una tela di Penelope che non necessita di essere distrutta per permanere infinita.

Come dice l’artista stesso, “c’è sempre qualcosa da sperimentare, da imparare. E’ come salire una scala che non ha mai termine, un’ascesa che non si conclude mai”.

  Angela D. Di Francesca

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“Ogni uomo vive la sua realtà nella dimensione del tempo e costruisce la sua vita giorno per giorno; l’artista invece a qualunque disciplina appartenga, nel fermare questa realtà vince il tempo. Per l’artista, infatti, tutto nasce e si sviluppa nel piacere della creazione ed assegna all’arte la funzione di suscitare i contenuti riposti nell’essenza dell’essere (Goethe )”.

Questa premessa è necessaria quando si deve parlare di un artista d’oggi Giuseppe Forte che nei suoi 50 anni di attività ha impresso nelle sue opere l’essenza dell’essere: le emozioni e i sentimenti dell’anima, l’amore, l’eros, la continua ricerca della perfezione delle forme, la contemplazione della natura e l’anelito ad un sentimento mistico e religioso, fissando e conservando oltre il tempo la memoria evocativa di luoghi e volti.

Il catalogo ripercorre e riproduce attraverso le sue opere un percorso  pervaso da intensa carica emotiva e sensoriale.

I paesaggi e gli scorci del borgo sono quelle che meglio raccontano lo speciale rapporto creatosi tra il pittore e la sua amata Cefalù  raffigurata nei suoi angoli più belli e caratteristici, l’artista utilizza una cromia ricercata che serve ad esaltare la bellezza dei luoghi, a contestualizzare gli  eventi raffigurati e a proiettare lo spettatore in calde atmosfere mediterranee.

Le immagini sacre raccontano un profondo e radicato sentimento religioso, un rapporto con il Divino vissuto con intensità e schiettezza.  

Le chine, invece, rappresentano i terreni inesplorati dell’anima, i volti carichi di tensione, le figure che emergono plastiche in un gioco di raffinati chiaroscuri.

Ogni sguardo alle opere del Maestro apre ad una riflessione, suscita un ricordo, suggerisce esperienze da approfondire.

Quella di Forte non è una mostra qualsiasi o una semplice esposizione di opere , ma un evento di rilievo che aiuta il visitatore ad avvicinarsi ai segreti dell’Arte.

Artista generoso, senza mai risparmiarsi ha collaborato fattivamente con artisti ed Istituzioni per divulgare instancabilmente la cultura del bello e l’importanza delle espressioni artistiche, donando all’intera comunità una piccola seppur significativa parte della sua copiosa produzione: la Via Crucis che impreziosisce la sala convegni della complesso Parrocchiale dello Spirito Santo di Cefalù realizzata su tondi di “botti” recuperati e divenuti preziosi capolavori.

Quella di Forte è una vita dedicata all’Arte come docente e come artista.

E’, pertanto, un grande piacere e una vera emozione accompagnare con un mio breve pensiero la mostra “ Giuseppe Forte 50 anni di pittura”.

Un atto dovuto nei confronti dell’artista che incarna la diligenza e la passione che contraddistingue chi ama l'Arte e dell’uomo dal tratto umano e gentile a cui va il mio cordiale e sentito ringraziamento.

   L’assessore alla Cultura  Antoniella Marinaro