La leggenda del principe Leskis e della sirenetta Nay (Parte III)
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I cavallucci marini corsero allora più che poterono dagli abissi alla superficie dell’acqua, seguendo le correnti ascensionali del mare, sbattendo le loro testoline contro pesci, piante acquatiche, alghe, fino ad infrangersi contro le onde in superficie.
I destrieri del mare erano in cerca del delfino Slum, il capo condomino di quell’argenteo specchio mediterraneo, una specie di grande avvocato che risolveva sempre egregiamente le controversie dei pesci. “Slum, Slum! Intervieni presto! Laggiù nessuno vuol far più niente! Sono tutti amareggiati per quello che è successo nella baia della vita! L’amore sbocciato tra la sirenetta Nay e il principe Leskis è osteggiato dai terribili mostri Scjuans.Vogliono imprigionare la sirenetta per sempre giù negli abissi affinché il loro amore muoia! Tutti noi vorremmo aiutare i due innamorati ad essere felici, ma abbiamo tanta paura di quelle creature orribili…”
“Cosa? Vuoi dire che la vita laggiù si sta fermando e che il mare sta morendo?” rispose incredulo il delfino Slum.
“ Sì, Slum. Proprio così. Dobbiamo assolutamente porre fine ad una simile sventura!”
Slum guardò il sole, poi tutta l’immensità azzurra dell’acqua.
Rimirò il sole, come per riflettere sul da farsi… e, un attimo dopo, spiccò un salto acrobatico con triplo avvitamento in aria, lanciandosi talmente in alto, da sfiorare quasi il volo dei gabbiani, per scendere poi in picchiata giù, giù, sempre più giù, come un siluro nelle profondità degli abissi marini. Era incredibile: ivi l’acqua sembrava ferma e stagnante ed il silenzio che vi regnava era davvero lacerante. Se non fosse stato per le bollicine d’ossigeno degli inquilini di quella laguna azzurra si sarebbe giurato che la vita laggiù si fosse spenta.
“No, non può essere vero! Non è possibile! Riporterò la voglia di vivere quaggiù, costi quel che costi!” continuava a ripetersi l’avvocato dei pesci.
Grazie ai messaggeri del mare, Slum radunò in assemblea tutti gli abitanti di quel sito acquatico. “Allora, cari amici, capisco e condivido la vostra amarezza per la cattiva sorte toccata ai due giovanissimi innamorati, ma non servirà a niente deprimervi e chiudervi in voi stessi: non sarà certo così che li aiuteremo realmente. Uniamo invece le nostre forze per vincere il tiranno del mare ed i suoi seguaci: l’azione è sempre meglio dell’indolenza”.
Chiamò dunque a rapporto i pescicani, i pesci leopardo, le murene, i tritoni.
Poi comandò ai platelminti di attaccarsi uno dietro l’altro per formare un cordone atto a legare i mostri.
Le conchiglie “pinna nobilis” secernerono una sostanza che creò una specie di grande rete per incastrare le creature malefiche. Le meduse lucidarono la loro fitta armatura e riempirono i loro tentacoli di un liquido che erano solite utilizzare per paralizzare le loro prede. I pesci tritoni controllarono se le loro ghiandole velenifere fossero abbastanza piene e, guidati dal pesce pilota, dietro l’incitamento del pesce trombetta, partirono all’attacco.
I mostri non si aspettavano una simile organizzazione bellica ed all’inizio reagirono con una roboante risata ironica. Per lo spostamento d’acqua da essa provocata tremò tutta la distesa d’acqua sovrastante che potenziò l’altezza dei cavalloni marini in superficie. Poi, però, le creature malvagie dovettero ricredersi allorché furono immobilizzate, acciuffate ed incatenate senza ormai nessuna possibilità di fuga.
Per riottenere la loro libertà dovettero promettere solennemente che mai e poi mai, avrebbero più ostacolato quel germoglio d’amore innocente, anche se sbocciato dal cuore di esseri tanto diversi.
Così fu.
La baia di Cefalù si animò di nuovo splendore.
Le spugne marine riemersero in superficie e riacquistarono i loro vivacissimi colori. Gli etenofori, con i loro tutù trasparenti, affiorarono sul pelo dell’acqua e danzarono, danzarono, danzarono ancora, inneggiando all’amore vittorioso.
I pesci trombetta suonarono per annunciare al creato l’amore difeso e riconquistato: era davvero un giubilare della natura, un’esultanza che faceva ormai da sfondo ai due innamorati stagliati contro il sole ridente, abbracciati, stretti uno contro l’altro nella dolcezza del loro bacio appassionato d’amore, grati al delfino Slum ed a tutti i pesci per quel dolce momento di dolcezza .
Nulla ormai li avrebbe più separati né in mare, né in terra.
Gli indigeni del luogo raccontano che, da allora, molti teneri adolescenti, dall’amore contrastato, perché divisi dalla diversità di razza, ceto sociale e religione, giungano in lacrime da ogni dove della terra in Sicilia, presso la baia di Cefalù nella speranza di scorgere, tra il fluttuare delle onde, le sagome azzurre dei due innamorati, vibranti d’amore in una melodia dolcissima e esclusiva e, quando e se si manifesterà il miracolo di quella visione paradisiaca, il loro amore sarà coronato dalla felicità.
LA PROSSIMA SETTIMANA PUBBLICHEREMO UNA NUOVA FAVOLA
Marina Maria Iosè Riotto