Ospedale: madoniti preoccupati
- Petralia Sottana,
- Attualità,
- Valeria Prisinzano
Il primo settembre la riforma sanitaria, approvata a marzo 2009, è diventata operativa. La legge, i cui fini sono di riqualificare l′offerta assistenziale per garantire un uniforme e adeguato servizio per tutta la regione Sicilia, punta su una rete di aziende sanitarie e ospedaliere ottenuta riordinando la vecchia rete ospedaliera pubblica e privata, e accorpando o eliminando quelle strutture considerate superflue o poco utilizzate.
Secondo la legge, la Sicilia viene divisa in due bacini: uno occidentale, comprendente le aziende sanitarie provinciali (ASP), le aziende ospedaliere, e le aziende ospedaliere universitarie delle province di Palermo, Enna, Caltanissetta, Trapani e Agrigento; ed uno orientale per le restanti province. Quindi per ogni provincia c′è un′azienda sanitaria provinciale, che assicura l′assistenza tramite i distretti sanitari costituiti dall′aggregazione di uno o più presidi ospedalieri appartenenti alle soppresse ASL e ai soppressi ospedali.
La preoccupazione della popolazione madonita nasce proprio da qui.
La legge ha infatti rimodulato la rete ospedaliera dell′ASL 6 di Palermo trasformando gli ospedali di Termini Imprese e di Petralia Sottana in distretti sanitari. La paura è che i nuovi manager alla guida della ASP non tengano in massima considerazione le condizioni dei numerosi distretti, arrivando via via ad una possibile chiusura di quelli più scomodi.
Giorno otto settembre, presso la sala consiliare del comune di Petralia Soprana, si è tenuta un′assemblea pubblica durante la quale si è affrontata la nuova situazione e alla fine si è deciso di fare una manifestazione contro questo provvedimento giorno 10 settembre alle diciassette presso l′ospedale "Madonna dell′Alto" di Petralia Sottana. La partecipazione è stata massiccia dal momento che è una problematica che sta molto a cuore della popolazione: la chiusura del suddetto ospedale comporterebbe per i cittadini un viaggio di almeno un′ora per avere un minimo di assistenza. E′ veramente impensabile una realtà del genere che oltretutto va a scontrarsi con uno dei fini della riforma, ossia quello di garantire uniformità di cura a tutti i cittadini.
Viene da chiedersi: quante possibilità ha un malato di cuore che vive sulle Madonie di salvarsi rispetto a chi vive a Palermo, se l′ospedale petralese venisse chiuso?
Scontata la risposta.
La legge in realtà non profila uno scenario così tetro, se i manager che saranno alla guida delle ASP e dei distretti svolgeranno il loro lavoro in modo efficiente ed efficace; la norma dice che il loro compito è anche quello di eliminare gli sprechi e non interi ospedali, se così sarà il presidio di Petralia Sottana può solo beneficiarne.
Oltretutto la definizione degli ambiti territoriali è stata fatta tenendo in considerazione l′estensione e le caratteristiche orografiche della regione Sicilia, tutti conoscono bene la sua scarsa e pessima rete viaria e il suo alto numero di comuni montani; solo chi non conosce le Madonie potrebbe pensare alla inutilità di un presidio ospedaliero che raccoglie un bacino di circa dieci comuni montani con un alto indice di vecchiaia.