SUL FUTURO DELLE MADONIE

In un tempo in cui, dopo la cancellazione delle province, si deve pensare ad un nuovo assetto territoriale sulla base delle omogeneità, sia sul lato geografico che socio-economico, delle zone da accorpare nelle nuove entità  locali, non mi sembra inutile riportare quanto il  Passafiume, nel suo  De origine ecclesiae cephaleditanae, dice a proposito del massiccio delle Madonie, che egli  ritiene, per la maestosa imponenza della sua struttura geologica, atto  a connotare panoramicamente nel senso estetico il territorio della Diocesi di Cefalà¹. Eppure allora (1645) questa non aggregava in  sè le Petralie, Gangi, San Mauro, Geraci e Castelbuono; le entità , cioè, di maggiore spicco, che sarebbero entrate a farne parte dopo il 1844, per determinazione del Papa Gregorio XVI, in seguito ad una ridefinizione territoriale delle sedi diocesane di Patti, Nicosia e Cefalà¹.
"Eccettuato l'Etna,- egli dice, configurando il complesso montuoso come unica entità  -  esso è pi๠alto e famoso degli altri monti sicani. Opposto al mar Tirreno, biancheggia di neve fino all'estate. Dalle sue sorgenti perenni discendono al mare parecchi fiumi. Rinomato (segnalato) anche per erbe e radici, nonchè per eccellenti pietre e minerali, abbonda di daini, cervi e altri animali venatori, oltre che di pascoli così ubertosi che gli ovini che vi pascolano ne hanno la dentatura aurata".
Questa rapida rassegna di beni naturali, che vanno dalle caratteristiche proprie dei luoghi alla fauna che vi si annida, nonchè a quella ubertosità  dei pascoli che ne definiscono soprattutto la vocazione all'allevamento del bestiame, possono suggerire ancora oggi una scaletta di priorità  per un uso economicamente produttivo del territorio nel suo insieme e in relazione alle entità  comunali che lo compongono, privilegiando " come è ovvio -  la utilizzazione delle risorse disponibili a costi inferiori e a maggiore resa.
Non sono in grado di entrare in dettaglio nel merito di una programmazione del genere. Rilevo soltanto che una descrizione come quella del Passafiume, benchè poeticamente ispirata, merita di essere tenuta presente, anche perchè non è scevra di puntualizzazioni che a confronto con la situazione attuale mostrano una qualche insipienza nella gestione del territorio, che certamente non è stato compiutamente valorizzato come fonte di benessere delle popolazioni del circondario. Soprattutto va tenuta presente perchè, a parte l'enfasi retorica con cui si attribuisce all'abbondanza e alla qualità  del pascolo la coloritura dei denti degli ovini indigeni, tale descrizione collima perfettamente con quanto si legge nell'agile quanto prezioso e documentato volumetto  Nel Parco (edito proprio dall'Ente Parco delle Madonie nel 1992), dove si sottolinea che "il Parco delle Madonie rappresenta uno spaccato della storia naturale della Sicilia, mostrando situazioni climatiche, geologiche, vegetazionali, faunistiche, ecologiche ed antropiche di enorme interesse e significato (p. 15)".
Questo lascia legittimamente supporre che l'istituzione del Parco, voluto per una utilizzazione razionale delle risorse dei territori madoniti in direzione di uno sviluppo compatibile, non ha avuto l'esito  che essa faceva sperare. Non ho titolo nè competenza per documentare questa sconsolante congettura. Posso solo avanzare l'ipotesi, forse campata in aria, che il sovrapporsi di passaggi burocratici non sempre convergenti al medesimo obiettivo abbia rallentato alquanto l'azione pubblica, ostacolata " come è probabile -  anche dalla difesa di interessi privati non perfettamente collimanti con essa. Quel che è certo, perà², è il dato di fatto di un decadimento quasi esiziale, con gravi conseguenze economiche e sociali, di quelle attività  che erano state il vanto del territorio. Mi riferisco alla pastorizia e alla fiorente attività  artigianale indotta. Rinomata, la prima,  sia per la qualificazione degli addetti, sia per la qualità  dei prodotti, conosciuti ed
apprezzati (gli uni e gli altri) ben al di là  dello stretto ambito territoriale. Fonte di benessere socio-economico non di poco conto l'altra.
L'allevamento del bestiame e la connessa trasformazione dei prodotti avrebbero probabilmente richiesto condizioni non presenti nel nostro territorio per un ammodernamento delle anzidette attività . Che avrebbe dovuto comportare un aggiornamento delle modalità  di allevamento, nonchè  la innovazione delle tecniche produttive per una organizzazione operativa di tipo industriale sul lato della commercializzazione dei prodotti. Cose che un nuovo assetto territoriale puಠforse consentire e promuovere.

GIUSEPPE TERREGINO