Questa è leggenda del mare: la leggenda del principe Leskis e della sirenetta Nay (Parte I)

CON QUESTA FAVOLA INIZIA LA COLLABORAZIONE CON IL NOSTRO GIORNALE E LA SCRITTRICE MARINA MARIA IOSE’ RIOTTO. OGNI SETTIMANA PUBBLICHERA' UNA SUA FAVOLA E QUESTA VOLTA INIZIAMO CON LA PRIMA PARTE  della leggenda del principe Leskis e della sirenetta Nay.

La loro storia è diventata poesia per gli indigeni del luogo. Si racconta che il giovanissimo principe, specchiandosi nel mare, desse forma a tutti i suoi sogni. Come? Aveva allacciato amicizia con le sirene, creature incantevoli dallo straordinario aspetto di bellissime adolescenti il cui corpo, per metà umano e per metà pesce, aveva da sempre incuriosito i marinai e gli studiosi dei fenomeni più inconsueti del mare.
I contorni della loro immagine azzurra e luminosissima davano alla Baia di Cefalù la caratteristica di un sogno ad occhi aperti: l’odore ed il colore delle piante acquatiche donavano infatti pace e serenità a chi vi si trovasse di fronte.
Leskis aveva imparato il linguaggio delle sirene, un linguaggio che era in sintonia col colore del mare. Esse ravvivavano o intorpidivano la gradazione del loro splendore blu a seconda dei loro messaggi. Si coloravano di celeste chiaro allorché rassicuravano il giovanissimo principe sugli accadimenti del suo immediato futuro; azzurro acceso quando lo mettevano in guardia su imminenti pericoli.
Un giorno Nay, la più bella sirena della baia di Cefalù, lesse negli occhi del giovane principe Leskis un sentimento nuovo che comprese e subito condivise. La piccola sirena quel giorno brillava più che mai ed uno sprazzo di vento aveva fatto arrotolare una ciocca dei suoi lunghissimi capelli d’oro al collo del principe. Questi ne assaporò la loro sofficità ed il loro profumo. Emergendo dall’acqua, Nay si era scrollata le gocce d’acqua con fare sinuoso ed elegante. Alcune di esse indorate dal sole le scivolarono dalle ciglia mettendone in risalto la magia. Il suo profilo era sublime, un capolavoro della natura nella sua totalità e, quando un raggio di sole s’incuneo fra di loro, tutto brillò in un incanto d’amore. Il fulgore della luce sigillò poi dentro di sé le labbra tremanti dei due amanti. Nay si colorò d’oro e d’argento, brillando al sole come un diamante. Immagine e la musica del mare si unirono allora al mistero più profondo della vita e, per un istante, il mondo trattenne il respiro. L’attimo d’amore fu donato al sole per irradiare di maggior luce il creato.
Era sbocciato il grande amore fra due esseri tanto diversi, ma tanto simili nell’intensità del loro sentimento.
Il gioco dell’amore condusse i due esseri nelle profondità degli abissi dove i due corpi volteggiarono sorretti dalla leggerezza dell’acqua, riaffiorando in superficie per ripiombare ancora giù giù, danzando in un turbinio di trasparenti bollicine e nell’escandescenza della felicità, pesci fra i pesci, liberi fra i liberi.
Il codice della vita del mare, però, non prevedeva un simile simbiosi d’amore: come poteva, infatti, una sirena amare un umano?
“Atto sacrilego!” gridarono giù, negli abissi, gli Scjuans, detentori del potere di quella grande distesa d’acqua.
Le onde, in un pauroso vortice che partiva dal profondo dell’oceano, s’incresparono in superficie, trasformandosi in cavalloni altissimi e minacciosi. I guerrieri sottomarini, i draghi dalle otto teste, emersero fin sugli strati più alti del mare, spalancando le loro fauci mostruose per gridare al giorno l’ira di Toledè, il più tenebroso e malvagio tiranno di quel sito marino.
Esso non sopportava che una sirena, vanto e decoro del mare, donasse le sue grazie ad un umano, anche se di stirpe reale.
Tutti gli abitanti dell’oceano erano intimoriti da quel mostro spietato così cattivo…
Ben presto, nelle profondità degli abissi, i cavallucci marini, messaggeri del mare, diffusero, in lungo e in largo, dal profondo, fin su, in superficie, la notizia dell’amore sbocciato tra il principe Leskis e la bellissima Nay…

Continua…la prossima settimana


VINCITRICE CON MEDAGLIA D’ORO AL CONCORSO
“UN MONDO DI FAVOLE E…”
CAVA DEI TIRRENI (SA)
IL PREMIO È STATO CONSEGNATO ALL’AUTRICE DALLO SCRITTORE FEDERICO MOCCIA.


Marina Riotto