CONSIDERAZIONI DEI VESCOVI SICILIANI SULL’ATTUALE CONGIUNTURA

La Conferenza Episcopale Siciliana ha concluso i lavori della sua sessione invernale il 19 febbraio e ha elaborato alcune ”CONSIDERAZIONI DEI VESCOVI SICILIANI SULL’ATTUALE CONGIUNTURA DELLA NOSTRA REGIONE”. Circa sedici mesi fa alla vigilia delle elezioni regionali nel documento “Amate la giustizia voi che governate sulla terra” i vescovi avevano avvertito: “Lo sguardo verso la realtà siciliana, l’attenzione verso i bisogni assai gravi delle fasce più deboli, l’ascolto delle voci preoccupate per la situazione della popolazione, il giudizio che come pastori siamo chiamati a dire e a dare ci hanno convinti che in questo momento non possiamo tacere”.

Evidentemente non soddisfatti dagli eventi seguenti, i Vescovi constatano oggi amaramente l’aggravamento delle condizioni dell’isola, che travolge famiglie e posti lavoro, piccole e medie imprese, e che non trovano adeguate risposte. “Il primo nodo è proprio quello della classe dirigente, non solo di quella politica … che dovrebbe caratterizzarsi sempre, e a maggior ragione in questa fase, con la cifra del rigore etico e della competenza socio-politica” e invece rischia di rimanere un fabbrica di consensi per puntare alla rielezione. E tale inadeguatezza deve preoccupare “chiunque eserciti ruoli di responsabilità verso gli altri e che, come cristiani, ci esorta a recitare il mea culpa su noi stessi, prima che sugli altri, per le tante omissioni o pavidità”.

Il mancato utilizzo delle risorse dell’Unione Europea, è reso ancora più grave dal ”bilancio interamente ingessato dalla spesa corrente, [per cui] proprio i fondi comunitari restano (o meglio resterebbero) l’unica risorsa finanziaria significativa per promuovere la crescita dei nostri territori.” Manca “programmazione e prospettiva progettuale, frutto di una logica miope fatta di localismi e frammentazione, priva di ampio respiro e perciò incapace di innescare mutamenti strutturali e di generare autentico e duraturo sviluppo.” E poi ci sono “distorsioni, corruttele ed inefficienze… una dirigenza pubblica continuamente delegittimata e resa precaria in funzione della fedeltà politica.

In altri termini bisogna cambiare passo se si vuole operare una inversione di tendenza che scongiuri il tracollo dell’Isola.”… Alle promesse e ai proclami volti a sostenere i tanti poveri della nostra Regione sono seguite scelte assolutamente parziali e insufficienti, se non contraddittorie, che mostrano una grave insensibilità verso il tema delle vecchie e nuove povertà, purtroppo in costante aumento.… Il Governo regionale ha ritenuto, ancora, di dovere contraddistinguere le proprie scelte in tema di welfare introducendo nell’ultima legge finanziaria una generica estensione dei diversi benefici previsti dalla legislazione regionale a favore della famiglia anche alle coppie di fatto purché registrate in appositi registri delle unioni civili eventualmente istituiti dai comuni. Si tratta di una strada intrapresa all’insegna di una lettura alquanto approssimativa e inconsapevole dei bisogni più diffusi e delle urgenze più avvertite dal tessuto familiare siciliano, frutto probabile di qualche venatura ideologica accompagnata da una disarmante approssimazione giuridica, peraltro rilevata dallo stesso Commissario dello Stato.…è stato del tutto trascurato l’obiettivo di rifinanziare e attuare pienamente la legge regionale sulla promozione e valorizzazione della famiglia di cui la Regione già dispone (L.r. n. 10 del 2003”

La filippica dei vescovi continua evidenziando l’attenzione agli “effetti preoccupanti del crescente fenomeno delle migrazioni interne ed esterne… un fenomeno dai connotati strutturali, destinato a segnare nei prossimi decenni la vita di interi popoli e nazioni,… l’irrisolta vicenda della tanto propagandata riforma delle Province, per la quale “il Governo regionale ha, tuttavia, privilegiato un diverso approccio, determinato essenzialmente da esigenze di protagonismo mediatico, gettando nel caos le Amministrazioni provinciali siciliane”, il dramma della disoccupazione giovanile e “La tormentata vicenda della formazione professionale” col suo”sostanziale vuoto di iniziativa.”

Infine un monito perentorio: “Ridurre i costi della politica assume, oggi, una valenza etica prima che finanziaria, specie in un frangente in cui vengono compiute scelte di natura fiscale che incidono in modo pesantemente crescente sui bilanci di tante famiglie e di tante imprese.” In sintonia a quest’ultima considerazione da tempo va in giro per Palermo, il parroco di una delle chiese più povere del capoluogo, don Giacomo Ribaudo. Sulla sua panda, bianca e consumata, è montato un tabellone che riassume il concetto: “Onorevoli, vergognatevi! L’Italia è in ginocchio. I vostri soldi grondano sangue!”

Quella dei vescovi è una reprimenda senza precedenti. Ma è anche il grido d’allarme di pastori preoccupati dell’immediato futuro del loro gregge aggredito dai lupi famelici di emergenze mai viste a memoria d’uomo: crisi economica ed occupazionale, crollo demografico, aggressione all’istituto familiare. Ciò peraltro avviene nel quadro di una generalizzata sfiducia verso la politica ed i suoi rappresentanti, spesso mossi da “protagonismo mediatico”, “venatura ideologica” o da bassi interessi personali.

Chi ci salverà da questo quadro desolante se non “la comune coscienza di popolo forgiato all’insegna di quella tradizione ideale e d’impegno civile, tanto di matrice cattolica che laica, che parte così rilevante ha avuto nella storia della Sicilia.”? Sì! Un popolo, i cui figli migliori hanno sono stati assassinati per il loro attaccamento al dovere. Il Beato P.Puglisi per tutti. Il loro esempio rimane un faro di luce nella mediocrità della palude politica siciliana.

Diego Torre