L'influenza innocua che fa vittime. L’informazione è stupida

L′informazione è riuscita a contagiare la paura, l′influenza non ha ammazzato nessuno. Non più di quanto accada ogni volta che arriva una epidemia.
L′informazione, talvolta, rasenta l′idiozia. Anzi è letteralmente stupida, nel senso che riferisce il contrario di ciò che vorrebbe senza rendersene conto, oppure comunica qualcosa e il suo contrario inconsapevomente, o ancora mostra limiti paurosi di comprensione.
Non stiamo sostenendo che "loro" sono stupidi e noi capiamo tutto. Affermiamo che tutti quanti, per il fatto di stare dentro un mondo, quello dell′informazione, con le sue regole, strumenti, consuetudini, linguaggi collaudati, commette errori imperdonabili.
Stupidità, insomma.
Vi meravigliate?
No, non dovreste. Non stiamo confessando un bel nulla, stiamo cercando di giustificare noi stessi e quelli che fanno il nostro mestiere , per i guai che combiniamo al fine di suscitare la vostra comprensione ed evitare di essere giudicati male, come meriteremmo.
Per quale ragione siamo arrivati a questa opinione?
Intanto non ci siamo arrivati oggi, ma è stata una lenta inesorabile incubazione. Abbiamo monitorato, analizzato, osservato ciò che scriviamo e ciò che viene scritto da piccole testate e grandi testate e abbiamo nutrito il nostro dubbio, sempre più pressante, fino a sospettare prima ed a convincerci dopo che qualcosa non va. Non abbiamo compiuto ricerche, né fatto studi particolari. Ciò che asseriamo è frutto di sensazioni, segnali, indicazioni, constatazioni estemporanee. Quindi andiamo presi con il beneficio dell′inventario e sottoposti a verifica.
Ci aspettiamo che i nostri lettori lo facciano diligentemente. Qualunque sia la loro opinione o i risultati che la loro riflessione avrà, servirà a tutti per fare scendere dal pulpito informatori ed informazione. Considerando questo lavoro alla stessa stregua di altri, e coloro che lo fanno persone che ne sanno esattamente quanto gli altri, potremo costruire un filtro fra noi e ciò che leggiamo, vediamo ed ascoltiamo. Spazzando via il carisma e il pregiudizio di verità che attribuiamo a coloro che ci informano, insediamo un automatismo dentro di noi che ci spinge, anche inconsapevolmente, a controllare tutto ciò che ci viene riferito.
Se facciamo oggi questi ragionamenti così difficili per chi fa il mestiere di giornalista e comunicatore, è dovuto a ciò che abbiamo letto e sentito a proposito dell′influenza A, prima chiamata influenza suina (impropriamente) ed oggi conosciuta come una tremenda calamità ed insieme una influenza come le altre. Ed è proprio questo il punto. I giornali, i radiogiornali e i telegiornali sono risuciti a non fare capire più niente a nessuno. Se chiedete a qualcuno se deve preoccuparsi per l′arrivo dell′epidemia anche in Italia, qualcuno sorrioderà, asicurandovi che non è affatto preoccupato, e qualche altro vi dirà esattamente il contrario, che teme l′arrivo del virus.
Questi risultati sono il frutto di una informazione stupida. Non irresponsabile, state attenti, ma stupida. Non è al servizio delle grandi multinazionali del farmaco che si fanno i bagni con i vaccini e stanno dietro, generalmente, alla diffusione di notizie allarmistiche che costringono i governanti a spendere un sacco di soldi nel dubbio che si possa trattare di qualcosa di grave, l′informazione non sa informare in queste circostanze perché deve raggiungere due risultati antitetici: da una parte rassicurare la gente perché non c′è niente che faccia temere la catastrofe, epidemie con milioni di morti, ma insieme tenere desta l′attenzione sulla notizia.
Perché l′attenzione sia alta, i titoli devono essere adeguati e instillare qualche dubbio, se non addirittura allarme. Così sui giornali di sabato abbiamo letto, per edempio, un titolo del seguente tenore, naturalmente in prima pagina: "Influenza A, prima vittima. Ma il virus non c′entra". Che cosa credete che suggerisca un titolo siffatto?
L′influenza ha fatto morire una persona. L′influenza, non la fatalità. Il fatto che si aggiunga che "il virus non c′entra", non sposta di una virgola la notizia, che l′influenza abbia fatto una vittima.
In un′altra testata si legge: Altri casi a Napoli dopo il decesso". Gli altri casi riguardano il contagio e l′influenza. Dopo il decesso, ne arguisce la gente, il numero dei casi è aumentato, e se qualcuno ci ha lasciato la pelle, vuol dire che può accadere ancora. Terzo quotidiano, il più venduto in Italia: "Fuga dal bacio nell′era del virus A". In qualche posto nel mondo ci si bacia di meno per paura di essere contagiati dal Virus A. Se ciò avviene, vuol dire che la gente è preoccupata. Molto preoccupata. E se lo è, ci sarà una ragione. Anche in questi frangente, l′informazione ha dato sfogo all′alllarmismo.
Gli stessi giornali danno spazio a medici che molto diligentemente affermano che non è affatto il caso di essere allarmati, che quel poveretto a Napoli ha perso la vita perché stava male, malissimo per conto suo e l′influenza è stata fatale. Ogni influenza stagionale provoca un tasso di mortalità fisiologica, perché le condizioni di salute di alcuni di noi sono pessime e basta niente per lasciarci la pelle. I giornalisti sanno bene che non bisogna impressionarsi e fanno in modo di non suscitare allarmismo, ma di fatto lo fanno crescere. Stupidamente. Fonte: [siciliainformazioni]