Comella (Uilm): Appello per Fiat Termini
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Vincenzo Comella Segr. Prov. Uilm
La Uilm di Palermo pur continuando a condividere e sostenere tutte le iniziative sindacali messe in campo ritiene che è il momento di PERCORRERE ALTRE VIE, rendendo operativa una petizione on-line con il seguente titolo “ Letta DEVE far cambiare idea a Fiat su Termini Imerese” LINK UFFICIALE DELLA PETIZIONE, CLICCA, FIRMA E CONDIVIDI
http://bit.do/petizionefiat - Lo rende noto il segretario provinciale del sindacato UILM Vincenzo Comella.
TESTO DELLA PETIZIONE
Nel dicembre 2009 il Governo Italiano prese atto a Palazzo Chigi del piano industriale di Fiat presentato da Sergio Marchionne, nonostante prevedesse la cessazione dell’attività produttiva dello stabilimento di Termini Imerese. La chiusura sarebbe stata affrontata e risolta al tavolo di crisi istituito presso il Ministero dello Sviluppo economico.
Ad oggi, quattro anni dopo quel drammatico annuncio, la soluzione non c’è. E certo non per colpa dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.
A poche settimane dalla scadenza degli ammortizzatori sociali non si è trovata purtroppo una soluzione credibile che garantisca il reimpiego di tutti i 1200 lavoratori della Fiat e dell' indotto diretto e indiretto (di cui fanno parte i 174 addetti licenziati il 31.12.2013 da Lear Corporation e da Clerprem).
La nostra proposta: il Governo Italiano, guidato dal premier Enrico Letta, con autorevolezza e determinazione, deve chiedere a FIAT - non essendoci ad oggi una soluzione certa per il reimpiego dei lavoratori di Termini Imerese - di trovare una missione produttiva per lo stabilimento di Termini Imerese in seno al comparto dell'automotive.
Il grande processo di fusione con Chrysler può e deve riservare questa opportunità. Tale apertura sarebbe corrisposta dalla disponibilità dei lavoratori, dalla Uilm e dalle altre organizzazioni sindacali aziendali e territoriali pronte a concordare nuovi profili organizzativi ed istituti contrattuali sperimentali per favorire livelli occupazionali compatibili con quella competitività che il mercato richiede. Non solo rivendicazioni, dunque, ma dialogo a tutto campo, nell’ottica di non
disperdere capitale umano e industriale importante per l’azienda e per il Paese.