Mons. Giovanni Silvestri scrive al Prefetto

Il parroco di Polizzi, Mons. Giovanni Silvestri (nella foto), in questi giorni costantemente a fianco dei polizzani per i disagi che stanno subendo dopo la caduta del muro che ha reso impraticabile la strada statale 643, scrive al Prefetto.

Ill.mo Signor Prefetto,
mi faccio portavoce del gravissimo disagio che, ormai da 10 giorni, sta vivendo la cittadina di Polizzi Generosa, da quando si è verificata la frana di un muro di sostegno a qualche centinaio di metri in uscita dalla cittadina sulla strada statale 643. Attualmente, la frana del grosso muro di sostegno, scivolato quasi interamente, ostacola la viabilità, assicurata solo per le emergenze.
Naturalmente, come Ella ben saprà, la popolazione è stata già costretta dal giorno della frana, con incredibili disagi, a trovare vie alternative o a trovare spericolate soluzioni alla viabilità cittadina sia verso l’esterno che verso l’interno. L’unica via per raggiungere i vicini paesi delle Madonie, luogo di lavoro di molti cittadini polizzani, rimane la Polizzi-Scillato, anch’essa ridotta in pessime condizioni che, ovviamente, allunga di molto il tragitto. Molte attività commerciali ricadenti oltre il muro, stanno - inevitabilmente -  subendo enormi perdite.
Ad aggravare oltremodo la situazione è anche la circostanza che attualmente i due rifornimenti di benzina, presenti nel paese, sono chiusi; uno per ristrutturazione, l’altro per cambio gestione. Fino alla caduta del muro i polizzani si recavano nella vicina Castellana Sicula per rifornire i loro mezzi; adesso per assicurarsi il carburante bisogna per forza andare a Scillato muniti di bidoni.
Adesso, anche la Sais Trasporti con cui molti studenti raggiungono da Polizzi le scuole delle Madonie, non potendo più arrivare all’interno del paese, ha comunicato che lascerà gli studenti a 4 Km dal centro abitato. Ma gli stessi studenti, in questi giorni, sono stati costretti, loro malgrado, ad attraversare a piedi la frana per raggiungere l’autobus al di là della frana stessa.
L’amministrazione straordinaria e le forze dell’Ordine che si sono subito attivate per alleviare il disagio di una popolazione tagliata in due, sono riuscite ad offrire soluzioni solo nominalmente alternative, individuando, quali vie alternative, delle trazzere agricole oltremodo precarie e pericolose, lasciate nel tempo abbandonate a se stesse, senza manutenzione. Queste “trazzere”, infatti, hanno un fondo stradale abbastanza accidentato, sono piene di buche, sprovviste di guard-rail, di segnaletica, di cunette, di piazzole; vie che in questo periodo invernale si sono già evidenziate del tutto intransitabili e rischiosissime per l’incolumità di mezzi e persone. Già si contano incidenti verificatisi nel tragitto e danni agli autoveicoli.
L’importanza di giungere immediatamente a una soluzione accettabile e realmente alternativa è di urgenza estrema, considerato che tutta la vita e le attività economiche, artigianali, professionali, sociali, scolastiche, sanitarie, culturali, turistiche, ecc. passano dalla agibilità di detta strada statale 643.
Tutti i tavoli tecnici che hanno visto ad un alacre lavoro periti e tecnici del Genio Civile, dell’Anas, della Protezione Civile, finora non riescono a dare soluzioni immediate al disagio estremo in cui versano pendolari, artigiani, operatori economici, professionisti, studenti in entrata e in uscita, cittadini che abitano oltre la frana, fornitori, turisti, ecc. L’apertura, poi, di una indagine da parte della Procura di Termini Imerese lascia ipotizzare che i tempi si allungano.
É la morte della nostra cittadina, già attraversata da una gravissima crisi economica e sociale e, oltretutto, già prostrata da una disoccupazione preoccupante e decimata da continui flussi di emigrazione. La popolazione, che vive da giorni in tale disagio estremo, è in fortissima agitazione e da già segni inquietanti di rabbia sociale finora, fortunatamente, contenuta nei limiti della legalità e animata da attestati di stima e di fiducia nelle istituzioni preposte alla soluzione del problema.
Si rischia tuttavia, qualora questa situazione dovesse prolungarsi oltre il limite dell’intollerabile e dell’insostenibile, una esplosione che apporterebbe un ulteriore e gravissimo danno alla collettività che avrebbe, invece, bisogno urgente di rinascere da un passato di inerzia e di rassegnazione; di tornare a respirare un clima sereno di legalità e di giustizia; di ripristinare una convivenza veramente civile e democratica; di ricreare forme di collaborazione sociale e politica finalizzate al bene comune dell’intera cittadinanza; di consentire condizioni accettabili e luoghi di confronto, di dialogo civico e di partecipazione attiva e responsabile alla cosa pubblica.
Le chiedo, Signor Prefetto, per quanto sta a Ella, e nel rispetto delle iniziative già in corso, sollecitate  e già messe in atto dalla nostra Amministrazione straordinaria, di venire incontro con interventi di ulteriore urgenza e tempestività alla situazione estremamente grave, e rischiosa anche per motivi di ordine pubblico, della cittadinanza polizzana e di una bellissima comunità che come parroco, oltreché come cittadino, ho l’onore e la responsabilità di rappresentare e di servire.

    Il parroco
 Mons. Giovanni Silvestri