Zingales: L’iniqua tassa di soggiorno
- Cefalù, Madonie, Provincia, Sicilia,
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L’imposta o tassa di soggiorno, partorita dal governo precedente, viene giudicata da più parti quanto mai iniqua e male digerita da coloro che la devono applicare – albergatori e quant’altri – che sono costretti a lievitare il prezzo della stanza o del vitto e alloggio in quanto incide sul costo del lavoro. E’ condivisibile - al di là delle disquisizioni giuridiche e delle sentenze dei vari T.A.R - il pensiero di coloro che affermano che l’imposta è “sbagliata nel principio, oltre che nei fatti, perché alimenta l’inflazione ed allontana i turisti”. Lo dice Gaetano Zingales, Coordinamento regionale del Partito Socialista dei Siciliani
Incide, appunto, sull’esborso del denaro che i turisti devono sganciare laddove essa è stata deliberata dai Comuni, deputati discrezionalmente ad applicare il Dlg che la disciplina. Invero, se si considera il turista straniero o italiano, di medio o comunque di reddito contenuto, che vuole trascorre un periodo di vacanze in uno di questi soggiorni “tassati”, questi potrebbe essere distolto dal considerare una siffatta scelta. E’, quindi, - osserva Zingales - il turismo sociale che viene colpito; non certamente quello di èlite che frequenta hotel dal 4 stelle in su. Il benestante non viene “traumatizzato” da una maggiorazione del prezzo, rispetto a quello per il solo soggiorno, per alcune decine di euro pur moltiplicate per i familiari o per le persone che l’accompagnano.
La fuga del turismo sociale dalla tassa di soggiorno ha le sue ripercussioni sull’economia e sul lavoro della Sicilia, terra ad alta vocazione turistica. Poiché la Regione Sicilia non ha competenza legislativa in materia fiscale, nella discrezionalità, che i Comuni hanno nell’applicazione della legge in argomento, deve essere vagliata attentamente se la vantata entrata nelle casse dell’ente riesce a coprire il taglio dei contributi statali non tenendo conto del danno economico che quel centro subisce, attraverso il calo del flusso turistico.
La mannaia della tassa - dice Zingales - colpisce, infatti, la molteplicità delle ricadute sull’occupazione e dei prodotti vendibili– alimentari, souvenir, gadget, bigiotteria, abbigliamento vacanziero e tutto ciò che fa parte degli appetiti dell’ospite in vacanza -, nonché l’immagine (vessatoria) di quel polo turistico.
Un’ulteriore considerazione va fatta e riguarda quei comuni che incamerano il balzello”destinandolo alle spese correnti e non, invece, imputandolo ad un capitolo specifico per gli interventi relativi alla manutenzione ed alla tutela dei beni culturali locali.
Se - conclude Zingales - si vuole lasciare la tassa di soggiorno serve una normativa chiara sul fatto che il gettito vada a salvaguardia dei beni artistici e dell’ambiente e non a coprire buchi di bilancio”. Almeno questo dovrebbe essere fatto!