Crisi Fiat. Dario Turturici chiede seduta straordinaria ad hoc

Circa 180 lavoratori dell’indotto Fiat di Termini Imerese hanno trovato sotto l’albero di Natale il peggior regalo che potessero ricevere: IL LICENZIAMENTO.
La cosa che angoscia di più in questa tragedia è l’assordante silenzio delle istituzioni preposte a trovare la giusta soluzione al problema.
Dobbiamo prendere atto che le timide o inesistenti reazioni di esponenti della politica nazionale e regionale all’indomani dei licenziamenti dimostrano l’incapacità dello Stato di dare una risposta incisiva alla questione, in aggiunta alla già nota incoerenza del Governo regionale sul punto.
Prima con la presidenza Lombardo e ora con la Giunta Crocetta si è assistiti soltanto a una serie di parole “campate in aria”.
Anche l’advisor pubblico, qual’è Invitalia, si è svelato del tutto inadeguato a trovare soluzioni per il rilancio industriale.
Il filo di speranza al quale restano ancorati i circa 1200 lavoratori ancora a carico della Fiat e delle aziende di essa satelliti si sta ormai spezzando. Appare, infatti, troppo esiguo il tempo che rimane fino alla fine della cassa integrazione. Il conseguente licenziamento farà naufragare la speranza di trovare utili e serie risposte atte a far ripartire il sogno industriale, condannando così alla distruzione un territorio che avrebbe potuto, invece, prosperare su altre diverse forme di economia.
La politica locale per quanto non abbia i mezzi per risolvere il problema deve, comunque, far sentire la propria voce anche attraverso prese di posizione decise che accompagnino la protesta dei lavoratori, vittime dei potenti di turno devoti solo alle logiche affaristiche.  
Al di là della mia appartenenza politica, chiedo a tutti i colleghi consiglieri comunali di associarsi al mio appello finalizzato alla calendarizzazione di una seduta straordinaria ad hoc del consiglio comunale - aperta alla partecipazione dei rappresentanti degli operai - affinché da noi parta un segnale di sensibilità e vicinanza trasversale a questi lavoratori nostri concittadini, perché il tempo è scaduto e non possiamo renderci complici di questo scempio, tanto più a fronte del nostro dovere istituzionale di amministratori, di difendere i nostri concittadini soprattutto davanti alle ingiustizie.